Come si chiama? Non lo so, ma ha la faccia seria, dignitosa, fiera e a me piace chiamarlo Mario, come Mario Merola, però magro, senza capelli e con l’accento marchigiano, di poco fuori Ancona, Agugliano direi. Anzi sono certo.
Ma avrà freddo? Forse sì, forse no, si protegge, sacco a pelo, un piumone a fiori azzurro panama, una valenzana anni settanta ( che oggi nessuno la chiama più così), un giubbotto verde, una berretta blu, un pantalone marrone e un sacco di cartoni.
No cartone, cartoni. Cartoni da imballo, cartoni che hanno protetto lavatrici, forni a microonde, una Tv 62000 pollici Samsung Panamera, un tostapane, una lavastoviglie (credo abbia fatto amicizia con il Direttore del negozio di elettrodomestici di via vattelapesca, poco distante da lì), un armadietto dell’Ikea Kleppstad (lo so che guarderete se esiste, ve lo assicuro esiste!), un toner per stampanti Hp multifunzione, sopra una scritta nero pennarello: “ESAUSTO”. Ah il toner è esausto? Chiediamo a Mario che dice…
Se fossimo a Parigi lo chiameremmo clochard, ma siamo qui, a due passi da San Petronio, va bene pure barbone in fondo, anche se la barba è ben rasata.
Qualcuno lo chiamerebbe invisibile, e ci farebbe su un pippone buon buonista che la metà avanza, ma invisibile non è. Passa un sacco di gente di fronte a lui, passo io, passa la signora con gli occhiali neri i capelli neri, il trolley Mandarina nero, le scarpe nere i pantaloni neri e qualche volta la gonna nera con le calze a pois, bianchi i pois, nere le calze. Passa Gisto il fattorino della GLS; passano sei muratori marocchini fastidiosi come il fango che fumano come i turchi e urlano come Olga, la cugina di Orlando, ‘na rompicoglioni di Boncellino che lavora alla Coop.
Passano tutti, passano tutte. Tutti di fretta, tutte di fretta. Pure io. Tutti vediamo, tutti guardiamo, anche Gisto, perciò non è invisibile, questo è certo, è lì.
Ecco appunto, perché? Perché è lì?
Mario è salito da Agugliano provincia di Ancona per lavoro, per amore e per fare fortuna, era il 2004, pioveva ma lui era felice. Oddio felice, se non altro sereno, che è qualcosa che comunque assomiglia a felice. Sono passati 21 anni e ha perso l’amore, ha perso il lavoro, ha perso la fortuna ma non ha perso la serenità.
Lo si vede da come dorme, e da come risistema i cartoni, anche quello esausto del toner, pare quasi voglia consolarlo: “suvvia esausto, la vita non è poi così male, fa schifo sì, ma non tanto, un pochino, le mattine di novembre soprattutto, poi a giugno migliora, fidati”.
Questa mattina Mario puliva le colonne del colonnato con l’acqua minerale, toglieva il guano dei piccioni, si capisce che ci tiene a lasciare in ordine, in fondo lui li ci vive, almeno un po’, “che cosa caghi cosa piccione maledetto?”
Mario non appende cartelli tipo “ho sei figli, tre mogli, un cane e due Mercedes bianche a cui fare il pieno, per favore aiutatemi”, almeno non li, lui è dignitoso, l’ho già detto, tanto che perfino io che sono scettico-cinico-distratto, e qualcuno direbbe “fascista carogna ritorna nella fogna” anche se non è vero, sono tentato di fermarmi e: “Hei Mario, andiamo a prendere un caffè?”.
Sono tentato ma non lo faccio, perché? Non lo so, ci penso da settimane, ma non lo faccio. Mi giustifico pure passando oltre, mi giustifico con me stesso e con la signora con gli occhiali neri: “ma se poi il caffè non gli piace? E se è russo? E se ha ancora sonno? E se puzza? E se poi s’incazza? Eh ma se non chiede niente, chi sono io per dargli qualcosa? Ma poi qualcosa cosa? Un caffè? E se è un serial killer di Ostuni che ha ucciso ventiquattro vergini tra il 1999 e il 2002, altro che Mario di Agugliano?
Non lo faccio e passo oltre.
Passiamo tutti oltre, passano oltre anche quelli che fingono di rallentare e gettano due monete, perché in fondo noi siamo qui e Mario è lì, pure con due monete in più che servono a pulire la coscienza del lanciatore più che a beneficiare il tapino, e forse è pure giusto così, o forse no, che ne so io chi è Mario e perché è lì?! Le mie sono fantasie, fantasie di un osservatore solitario, di uno che passa, guarda e va oltre, perché è tardi, perché ho fretta e da Gamberini c’è sempre la fila a quell’ora, ma ne vale la pena… andare da Gamberini dico, lo dico da sempre io, sì proprio io: “se mai un giorno dovessi lavorare a Bologna io il caffè lo prenderei da Gamberini… che i baristi con la cravatta e le maniche di camicia fanno atmosfera”.
Non sono invisibili, sono solo pezzetti di un mondo buffo che non serve spiegare, perché è fatto così anche senza di loro e anche senza di noi.
Fossimo a Parigi li chiameremmo clochard…. siamo a Bologna… va bene pure barboni.
Buonanotte Mario.

Bello leggerti, anche alle 2.45 di notte quando persino Mario mi auguro stia dormendo🍓
RispondiEliminaScommetto che se Mario fosse davanti al tuo portone saresti meno romantico
RispondiEliminaVedi ho pensato se risponderti o no, perché in fondo sei un coglione, o una cogliona che cambia poco, e rispondere ai coglioni non porta a nulla.
EliminaLa pietà umana, il fermarsi a pensare perché, vedere il disagio, condannarlo se è utile farlo - perché è chiaro che non tutti i Mario meritano comprensione - dovrebbero essere semplicemente parte dell’uomo.
A casa mia Mario non lo terrei, ti fa stare meglio così? Un paese che invece non si preoccupa dei Mario che hanno voglia di salvarsi è colpevole.
“Non porta a nulla”, ma l’hai fatto. Contraddittorio, ma piacevole, magari cambi idea anche sul coglione
RispondiEliminaSono una contraddizione vivente!
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