Elogio dell'improvvisato

"Ma come si fa a essere così?"
A chi non è mai capitato di sentirselo dire?! A tutti direi.
E un "Ma come fai??" aggiunto subito dopo per ribadire il concetto?! A quasi tutti penso.
Se poi si chiude con "...io ci do su!", allora siamo proprio nel qualunquismo spinto, rasenti rasenti lo scontato.
E pensare che tutto questo è solo per una pizza, sì una pizza, che tu magari arrivi a casa, hai fame, il frigorifero è "non totalmente fornito", senti un bisogno di carboidrati piuttosto intenso, il gatto del vicino ti è entrato in giardino, fuori il sole sta tramontando, e quindi la risposta viene da se: è la pizza, non altro.
E allora cosa rispondi al "Ma come fai?" di prima? Semplice, rispondi che a volte la soluzione è una sola: improvvisare. 
Rispondi che tu sei un improvvisatore, perché è nell'inaspettato che sta il bello, è nel pensato di fretta che si nascondono le emozioni più forti, è nell'istinto che si scatena la passione, è un profumo che prepotentemente ti occupa il cuscino che si fa ricordare, è su di un bacio rubato a morsi con il dubbio che sia troppo presto ma te ne freghi, che nascono le storie d'amore.
È l'improvvisazione che combatte la noia, sono gli appuntamenti puzzle scritti a matita sul Quo Vadis che costruiscono la settimana, è il guizzo che ti fa chiudere il contratto a sorpresa ed ecco che arrivano le sborantamila tonnellate che fanno l'Mbo.
Sono gli amplessi di corsa che fanno perdere la testa. È svenire al Posada senza avvisare che movimenta la serata, è impazzire sul divano appena rientrati a casa che la risolve.

"Ma come fai?"... Organizzo l'inaspettato, ecco cosa faccio. 

Pizza oggi, pomini e mela su letto d'insalata al sapore di tonno domani, riunioni, l'auto che ti abbandona al primo appuntamento, la linea che cade, la telefonata in attesa che si trasforma in teleconferenza di lavoro a tre tipo tu-lei-l'altra, il perizoma che non si trova, lei che nella foga di una trattativa ti dice che si "riposiziona sul mercato" e tu invece pensi "fantastico, proprio in questa riposizione la volevo".

Ecco questo organizzo, così faccio, non altro.

Improvvisare fa diventare grandi senza diventare seri, ti fa abbandonare il certo per il fantastico, ti fa scegliere, ti fa pure sciogliere come mi suggerisce il correttore, ti fa sorridere, fa sorridere pure lei a volte, ti lascia senza cena se improvvisi troppo tardi, fa incontrare amori e amici alle giostre, ti fa la vita, te la costruisce ogni giorno un po', di corsa, con la tosse e anche senza.

Improvvisare non è il contrario di pensare, è solo un pensare senza riflettere, un pensare che quando arriva arriva, non c'è rimedio, c'è solo da rassegnarsi!

Dilf, l'evoluzione dell'uomo.

Ci siamo, la letteratura più chic e il giornalismo d’inchiesta si sono buttati sull’argomento, Vanity Fair all’ultimo momento ha bruciato il reportage “Clitorideo o vaginale, quale futuro per l’orgasmo femminile??” per dedicare sette pagine centrali al tema davvero caldo del momento: “il Dilf, storie di uomini che forse ce la fanno”.

Viviamo in un’epoca utero-centrica, Milf e Cougar spadroneggiano, quote rosa ovunque,  l’uomo sentimentale è tale solo “in funzione di”. Pensate: è toy boy in quanto oggetto di piacere per donne alla ricerca di testosterone; è spesso marito per un desiderio di maternità; è amante per un desiderio di lei di fuggire dalla noia di un rapporto acido ma rassicurante;  è muratore perché lei c’ha la casa da ristrutturare; è imbianchino perché ha bisogno del doppio lavoro per pagare gli alimenti a lei; c’è perfino un Renzi qualunque che è Presidente del Consiglio perché Maria Elena voleva fare la ministra.

Lo so che ora almeno tre donne sono partite alla ricerca della mia auto, e tutte e tre con un solo obiettivo: essere la prima a bruciarmi la macchina! Ma perdonatemi, il gusto del paradosso mi stuzzica e diventa necessità quando si vuole porre l’attenzione sul problema.

Sì perché un problema c’è, ed è il baratro in cui sta cadendo l’uomo medio, soprattutto il “brav’uomo”, scritto così, con l’apostrofo.

Il “brav’uomo” è l’evoluzione del bravo ragazzo, non aggiungo altro, si capisce già.

Ma come in tutte le catastrofi, perché di questo si tratta, giusto un attimo prima che la categoria imploda definitivamente,  ecco che arriva lui: il Dilf.

Il Dilf non è l’equivalente maschile della Milf attenzione, troppo riduttivo, il Dilf è uno stile di vita, uno stile nato dalla necessità di sopravvivenza, è l’evoluzione della specie, ecco questo è, l’evoluzione della specie, sono sicuro.

Il Dilf da piccolo era un bravo bambino, quello con i capelli a caschetto, le mani pulite e le scarpe lucide; poi è diventato un bravo ragazzo, quello che non faceva mai buco, che “permesso e scusatemi”, che ha dato il primo bacio a 23 anni non per “portare rispetto” ma perché non sapeva esattamente dove mettere la lingua e si vergognava.
Poi eccolo diventare un “brav’uomo”, quello con un lavoro impegnativo, i capelli neri, la macchina nera, le corna e le scarpe lucide, poi quarant’anni compiuti.
Sì le corna, poi sì.. quarant’anni compiuti.

E qui però il confine diventa labile,  non tutti i “brav’uomini” diventano Dilf, alcuni diventano semplicemente rassegnati.  
Rassegnati tipo bicicletta e beccaccino, carne alla griglia e Gazzetta dello Sport, Tv, divano di stoffa, pay-Tv, pigiama, Tv satellitare, espressione triste, la forfora, il lavoro, il pettegolezzo acido, la nostalgia, la Gazzetta dello Sport, la forfora, il capello che non diventa brizzolato... assume contorni di beige.
Il “brav’uomo” è un bravo papà, ma è spento.

Il brav’uomo che diventa Dilf invece perde l’apostrofo e cambia l’ordine, diventa un uomo bravo. Provate a leggerlo di corsa, sì così… velocemente, “un uomo bravo”, sentirete che fa tutto un altro effetto.
Un uomo bravo nell’intorno dei quaranta. Spettacolo puro.

L’uomo bravo che evolve due sono le cose che fa per iniziare, anzi tre, quasi una testimonianza di cambiamento: compra un piumone all’Ikea, una camicia di jeans e impara a limonare.

La prima perché il piumone fa! Fa caldo, fa moderno, fa pure un po’ modernariato, è l’evoluzione della coperta imbottita e fa sembrare il capello un po’ più brizzolato e un po’ meno beige. Il piumone Ikea è simbolo di libertà, libertà di dormire senza pigiama e pure senza maglietta, e dormire senza pigiama fa pandan con il jeans stretto senza scarpa e senza ciabatta, piede nudo su parquet. Che un attimo dopo sei due paia di piedi nudi su parquet, e due attimi dopo è un po’ di tutto su parquet.
La seconda non lo so perché, ma io un Dilf me lo immagino con la camicia di jeans.
La terza è perchè deve riscattare tutti gli under 23 che sono ancora lì a capire dove devono mettere la lingua.

Il Dilf è un bravo papà, ma è vivo.

Il Dilf nei primi anni di attività ha una vita sentimentale disastrata, un insoddisfatto, un non accontentabile, un cacciatore di emozioni a prescindere. Spesso il lavoro prende il sopravvento sul sociale, e il sociale diventa fatto di pochi amici, tanti conoscenti, amiche, solitudine, calici di media ampiezza, vino rosso e spremute d’arancio, acqua naturale, libri e giornali, cartoni animati, un-due-tre per le vie di Roma, nascondino, l’affare del secolo, la noia, tutto assolutamente fatto solo perché lo vuol fare.

Il “brav’uomo” invece  lo fa perché “altrimenti cosa faccio alla mia età…”.

Il Dilf tiene le aspettative basse, che “beh pensavo peggio…” è molto meglio di “e io che credevo…”, e poi è rassicurante, caldo, uno che ti puoi fidare, c’ha pure la pancia ed è passionale che non te lo immagini.

E la donna del Dilf? Quella vera intendo?
Il Dilf cerca la donna sicura, impegnata, impegnativa, con un bel culo, imprevedibile  nella sua maniacale organizzazione, e assolutamente un po’ paracula, proprio come lui.
Quella insomma che: “Certo che sarebbe certamente più saggio aspettare, ma se lo voglio, lo voglio subito”.
La vuole anche in carriera, non importa quale, l’importante è che abbia aspettative, proprio come lui.
Se poi usa pure lei jeans stretti senza scarpe basta solo un parquet e l’acronimo è servito.
E poi vuole quella che legge “Vanity Fair” e “Così parlò Zarathustra”, che usa la mail, l’I-pad, l’I-phone, che registra Grey’s AnatomY, ma se deve scrivere una cosa importante usa un post-it giallo, e lo appiccica in bagno.
Perché è libera, libera di scegliere, tanto libera da scrivere persino le cose importanti in bagno mentre fa la pipì.

Tutti questi sono dettagli che a mio avviso confermano la tesi, l’uomo se vuole evolve, e il Dilf ne è la dimostrazione. Non mi è ancora chiaro che cosa serve esattamente per fare lo scatto, certamente la pancia, leggermente accennata magari  e il saperla portare soprattutto, anche sotto al piumone dell’Ikea, sì perché il resto, tutto il resto, bhe…  è fuffa.

Le cose succedono, chi ci pensa è perduto

Poi dice che le cose succedono in fretta... 

"Ma no, non va affatto bene... tu sei troppo istintivo, sei così, fai paura, sei l'irrazionale... e io, io invece ragiono, penso, rifletto, organizzo, i ristoranti li prenoto e le 8.20 sono le 8.20, e un bacio non è una roba che si dà così a lingua leggera, va pensato, gustato, ragionato, serve il suo tempo.".

Che io invece penso che non è mica vero, le cose succedono, succedono e basta, la fretta è relativa, aspetta chi ha tempo di aspettare oppure chi ha per le mani qualcosa di poco interessante.
Aspettano gli stanchi, i noiosi, i persi e i perdenti, aspettano gli spenti, i pessimisti e i paurosi. 
Aspetta chi "non ne vale la pena", aspettano quelli che si fanno condizionare dal futuro (un futuro troppo bello per essere vero), aspettano i pallidi e i debosciati.
Io invece non sono tipo da aspettare, io sono della categoria che: "ci devo pensare", mi fa una pippa.
Soprattutto quando si fa la guerra con i sentimenti.
I sentimenti non si aspettano.
Aspetti l'autobus, l'inizio del film, l'Agenzia delle Entrate allo scoccare del quarto anno post dichiarazione dei redditi, ma non i sentimenti.

"Ma com'è che mi sembra di conoscerti da una vita e sono passati solo cinque minuti?!".

È che sono stati cinque minuti intensi, di quelli dove ti racconti tutto in tre parole e due abbracci e ti svegli al mattino con indosso una maglietta tutta sgualcita e la scritta Panamà che ti sta larga.

"Mi sono addormentata qua, ero stanca, faceva caldo, io... veramente... non volevo, cercavo la botola ma non l'ho trovata... sei stato scorretto con tutto quell'istinto..."

Non sono scorretto, le cose succedono. 
Capita a volte di non accorgersi di un particolare e l'occasione sfugge e non torna più, ma può pure capitare che "questa volta non mi scappi", e ti lasci guidare dall'inquietudine. 
L'inquietudine tiene l'uomo vivo e le donne innamorate, o viceversa, che tanto è la stessa cosa.

"Tu sei un po' paraculo, dici quello che le donne vogliono sentirsi raccontare, fai quello che le donne vogliono farsi fare"

Io questo non è affatto vero... ma pure tu invece sei solo te stessa, racconti quello che vuoi raccontare e fai semplicemente quello che vuoi fare.
Ed è stato questo che ci ha fatto incontrare, è stato questo che "abbiamo fatto così in fretta".
Ti spiego una cosa: non cercare di capire, studiare, budgettizzare, pianificare ogni cosa, non c'è un Mbo dell'innamoramento, non c'è un piano b a prescindere, non c'è sempre una via di fuga, c'è un bancone al mercato del pesce, c'è un filo giallo, una bottiglia di vino, la voglia di esserci, il rischio di esserci, il caldo di un piumino dell'Ikea, un buffone serio, una sera di quasi primavera...


Ho quasi cambiato idea, io "per esempio" continuo a non esserne capace, sarà l'inquietudine, però....

Giornata di lavoro difficile, come tante ultimamente, iniziato presto, finito tardi, rientro al telefono, la Zanzara “on the air”, Cruciani-Parenzo, sarebbe bene andare immediatamente a casa e bersi una mezza bottiglia di Bombardino riserva, guardare Bones sul canale 38 e poi andare a dormire… sbronzi.

Ma è lunedì, ed un salto alle Cicogne il lunedì è da fare, a comprare niente, due cose giusto così, ricordate no?? Il lunedì è la giornata single e si può andare per intortare, o semplicemente per osservare, oppure per acquistare "ad esempio" le bacche di Goji Berries.

Io questo ho fatto, le bacche intendo, e lì… tra uno scaffale e l’altro, tra un carrello e l’altro, cercando di evitare una coppia che limonava al reparto latticini nascosta dietro la pubblicità della mozzarella di bufala d.o.p., non riuscivo a non pensare a quello che giusto ieri, un’amica così per caso, mi ha scritto: “..l’amore, quello vero, talmente intenso da dare inquietudine…. è il solo che merita di essere cercato, trovato e raccontato…”.

Che guardate non è una roba banale, ma proprio per niente.
Io avevo appena pubblicato su questo mio blog una storia datata che raccontava di uomini che si stavano abituando alla negazione del romanticismo, e questo per senso pratico e soprattutto per colpa di donne ciniche-pretenziose-fredde-utilitaristiche-con la fissa della misure over performance, che questa giovine tutto ad un tratto se ne esce con una cosa così.
Un’apologia “dell’amore vero che da inquietudine”!! Mah?!

Ok, ancora qui sono a parare, lo so che qualche mio amico poi domani dirà: “hai rotto le balle con queste storie”, ma cosa volete, questo concetto merita di essere approfondito, ne sento giusto il bisogno e mi diverte.
Sì perché mi sono detto: “Vuoi vedere che esistono donne romantiche per davvero?!”, donne romantiche che cercano uomini romantici? Donne inquiete che cercano uomini inquieti per relazioni inquiete? Va a finire che esistono donne che cercano l’esagerazione e fuggono, ma fuggono sul serio, il caldo noioso ed accogliente di una storia termosifone, che scalda i piedi ma non il cuore e la testa??
Pensate, forse esistono donne che cercano uomini che al ristorante, sempre "ad esempio", seduti l'uno di fronte all’altra, riescono perfino a parlare! Sì parlare, e non solo a controllare se il risvoltino del pantalone fa pendant con il coprimacchia!

Ecco io credo che se queste esistono davvero allora l’uomo ha ancora una piccola speranza di riuscire a salvarsi dal suo inarrestabile e autoindotto processo sentimental-disgregativo! (Quest’ultima considerazione tutta senza punteggiatura mi sembra proprio forbita!!).

Immaginate che cosa può succedere se due così si incontrano, non è importante lo stato di partenza, non conta se single, fidanzati, sposati, separati, divorziati, disinteressati (categoria quest’ultima che va per la maggiore over-40), si incontrano e basta.

Beh signori, potrebbero essere scintille… io immagino un po' di segnali di base e se questo fosse un tema direi: ed ora lo “svolgimento” dei fatti a partire da quella volta che quei due si incontrarono magari per un caffè.

Di base, sempre "per esempio", potrebbe esserci che lui, nonostante si tratti di primo appuntamento, non senta necessariamente il bisogno di compiacere lei, anzi potrebbe sentire proprio il bisogno di essere se stesso; e lei potrebbe non sentire il bisogno di ridere ad ogni insensata battuta di lui, solo per educazione o semplicemente per rassicurarlo.

Di base, ed è il momento di togliere il dubitativo, lui sente all’improvviso il bisogno di ascoltare quello che lei ha da raccontargli guardandola itensamente negli occhi, certo sentendo anche il bisogno di guardarle spesso le gambe, e magari anche il culo mentre lei si alza per andare in bagno, ma soprattutto gli occhi; e lei, mentre lui parla, si fissa sul tono della voce, gli guarda le mani e pensa,  anche se non lo ammetterà mai quella sera stessa: “incredibile, è proprio quello che volevo dire io!”.

Di base due romantici inquieti che si incontrano la prima volta il caffè lo bevono amaro, e lui racconterà della propria vita come se ne parlasse a se stesso, così, senza filtri, senza chiedersi: “oddio che cosa penserà se non le dico subito che Bulzaga prima di Natale è paragonabile ad un orgasmo multiplo??” (ma poi esisterà davvero mi chiedo?? L’orgasmo multiplo intendo, non Bulzaga!!); e lei, sempre un po’ con i pensieri di corsa, sempre un po’ col telefono in silenzioso se non è completamente sola, gli dirà che tutto sommato lo trova pure un po’ interessante nonostante sia un uomo.

Di base due romantici inquieti dopo il primo caffè si salutano con sofferenza, sì la sofferenza di chi ne ha voglia zero di salutarsi ed andarsene, si accorgono così "per esempio" di avere ancora un sacco di cose da dirsi, che mica se le ricordano che cosa di che cose sono, ma sanno che devono dirsele.
Ma si salutano ugualmente, perché sono tipi interessanti e impegnati e hanno anche un sacco di cose da fare oltre che da dirsi, e se ne vanno, ma appena saliti in auto poi succede che sentano il bisogno di scriversi un attimo, perché c’era giusto quel concetto che era rimasto in sospeso, ed era una roba che riguardava la “guerra dei trent’anni”, sì lui è certo di averle raccontato di quella volta che la maestra lo interrogò su questo, ma poi il discorso era rimasto a metà,  e lui deve assolutamente sapere e allora: “…ciao, scusa, ma volevo chiederti, sai prima…, quando si diceva del il Sacro Romano Impero Germanico…. ecco una curiosità, che cosa fai domani mattina a colazione???”; e lei: “domani mattina a colazione ci vediamo alle 7.45 nel bar di fronte la stazione”.

Di base due romantici inquieti si cercano, ma si cercano un casino, senza motivo apparente, come il ferro con la calamita, come gli stickers di mia figlia con lo sportello della mia automobile, come il cacio e i maccheroni, come la tagliata al sangue e il Sangiovese superiore, come Stanlio e Olio, come Bud Spencer e Terence Hill, come la sabbia e il mare, come le stelle e il cielo, come gli album da disegno delle elementari e il Vinavil, come la fiamma e la candela,  come due che all’improvviso si sono incontranti e non sono più capaci di smetterla. Di incontrarsi intendo, perchè mi piace precisare.

Ho cambiato idea, a guardare attentamente, in fondo in fondo, cacchio cacchio, lemme lemme, l’uomo romantico forse esiste, la donna romantica forse esiste,  ma se ne stanno nascosti ben bene che a far del casino c’è sempre tempo. Sempre?! Sì, insomma, un po’ di tempo, non troppo però, che poi la vita passa.

La "legenda" dell'amore vero

Ma come si distingue l'amore vero dall'amore comodo?
Con gli aggettivi! Son sempre loro che fanno le differenze.

L'amore vero è totalizzante, luccicante, inebriante (questa parola ora che l'ho studiata la scrivo con una nuova consapevolezza), sudato, appiccicato, simbiotico, sintonico (questa non so se esiste ma buttata qui fa colto e voglio che significhi "fatto di sintonie", con la "e" plurale!), malinconico, emozionante, spigoloso, ruvido, dolce, appassionato e appassionante, prezioso, geloso, goloso, impaziente, caldo.

L'amore comodo è noioso, rassicurante, risparmioso, inacidente, calcolato, inconsciamente calcolato, consciamente calcolato, è squallido, ana-emotivo, sonnolento, ripetitivo, asciutto, spento, silenzioso, asettico, lavato, ostentato, sostituibile (con uno più comodo).

Gli innamorati veri inseguono i sogni, quelli comodi vogliono la tessera di socio coop.

Gli innamorati veri sono dei precari dello status ma degli eterni del sentimento.
Gli innamorati comodi sono dei massimizzatori della relazione ordinaria.

I veri sono travolti dal troppo esagerato che non finisce mai, pur essendo sempre sul punto di precipitare, capaci comunque di aggrapparsi un attimo prima, semplicemente guardandosi.
I comodi sono affogati nel riscaldamento a palla di una domenica pomeriggio al centro commerciale, con un selfie d'ordinanza che ritrae un sorriso figlio di una pseudo-paresi facciale.

L'amore vero ti capita tra capo e collo e pancia, così, all'improvviso.
L'amore comodo lo studi a scuola, conosco chi l'ha portato come prima materia orale alla maturità.

L'amore vero non finisce mai, nemmeno quando finisce la coppia.
L'amore comodo fa finta di iniziare.

Gli innamorati veri al ristorante vanno tardi e parlano molto, ridono, mangiano, brindano guardandosi negli occhi, a volte si ubriacano insieme, lui guarda il culo delle altre e lei gli dice: "sei uno stronzo, brindiamo".
Gli innamorati comodi al ristorante vanno presto, mangiano tanto, bevono poco, parlano niente e soprattutto parlano di altri, fanno il punto sui punti coop, lui guarda il culo delle altre senza ricordarsi perché è lei dice: "è basso, andiamo a casa che sono le otto".

Gli innamorati veri sono uno, gli innamorati comodi resteranno sempre due.

L'amore vero è a puntate, l'amore comodo è un documentario sui pesci.

L'amore vero prescinde dal come e se ne frega di quanti sono quando arriva.
L'amore comodo cerca la convenzione, per poi nascondere la vita vera fuori dalla porta blindata della villetta a schiera.

L'amore vero se ne frega, l'amore comodo calcola.

Il primo è prezioso, il secondo è qualunque.

Il primo lo devi conquistare ogni giorno, il secondo è così perché "siamo grandi e la testa deve stare a posto".

Gli innamorati veri si baciano con la lingua anche al mattino, i comodi si sfiorano le labbra pure la sera.

L'amore vero piuttosto sta da solo, l'amore comodo piuttosto fa finta di niente.

La notte non porta consiglio

La notte sarebbe bene dormire, a meno che tu non sia fornaio, perché la notte amplifica ogni pensiero, ogni rumore, ogni problema, ogni preoccupazione, e non c'è affatto bisogno di ingigantire sta roba.
La notte sveglia i ricordi, che arrivano quasi sempre nel momento sbagliato tra l'altro, come le cartelle di Equitalia.
La notte stimola i sogni, che dopo una certa età e certi fatti somigliano più ad una raccolta di occasioni perse, piuttosto che al libro dei vorrei... e quando si dice la prospettiva.
La notte è lunga senza il conforto di TopCrime e Giallo se il digitale terrestre ti abbandona.
La notte è la patria dei "se avessi" e non porta nessun consiglio sensato.
La notte non andrebbe affrontata da soli, ma nemmeno in compagnia di uno "scalda sonno", non serve, soprattutto se dormi poco e sei un tipo caloroso di tuo.
La notte è fatta per l'amore, sudato, agitato oppure solo abbracciato non importa, anche se personalmente, potendo scegliere, preferirei il primo pomeriggio che fa meno scontato e mezza giornata di ferie in camuffa.
La notte è troppo lunga per gli svegli, troppo corta per gli stanchi, troppo buia per i paurosi, troppo luminosa per chi non vuol vedere e troppo notte per tutti gli altri.
La notte secondo me l'ha inventata l'Enel, prima era solo un giorno un po' meno impegnativo.

Riflessioni in attesa che arrivino i giornali

Pensavo, ma perché è così radicata la convinzione che diventare grandi debba accompagnarsi con il diventare noiosi? Sì ripetitivi, forzatamente calmi, spenti, rassegnati al reumatismo, ma non quello artrosico (che non so se scientificamente si dice così ma a me rende l'idea) ma mentale.
Una vita a tappe: l'innocenza, la spensieratezza, l'eccesso tollerato, la forza e poi la noia.
Quasi la noia fosse un punto d'arrivo, diventi grande e devi essere noioso, nell'accezione stanca del termine, sei grande e devi avere la testa a posto, e mai nessuno che dica qual'è il posto giusto.
Nel luogo comune degli spenti si confonde la noia con la saggezza, quasi fossero sinonimi.
Voglio sfatare il mito, si può diventare grandi senza essere noiosi, si può esser saggi senza essere omologati, può calare la vista ma non la voglia di fare, si può essere seri quando serve senza rinunciare ad essere scemi quando non serve essere seri.
I grandi possono sostituire l'ormone calante con la voglia di fare, una faccia seria non è il volto che si dà al senso del dovere.
Conosco uno che da una vita fa tutto quello che deve fare, senza sosta, senza nessuna sosta, ora è grande, ma non è noioso, qualche volta è un po' scemo, ma continua a fare tutto quello che deve fare, inseguendo ugualmente  le proprie passioni che possono essere pure quelle di un adolescente. Non è vietato, giuro!