Un pezzetto del capitolo tre... o forse due.. ma non importa

.....
Come ogni mattina il caffè era al Viale, aveva preso l’abitudine, o il vizio vedete voi, di andare all’apertura, ore 6.00, aveva scelto quel posto quando ancora lavorava a Bologna, il treno era alle 6.59 (che ci tengo a sottolinearlo non sono le 7.00, perché se arrivi alle 7.00 il treno è già partito), lui se ne andava lì con un’ora di anticipo solo per leggere i quotidiani seduto nel tavolino d’angolo di fianco all’ingresso, spalle al muro e sguardo sull’entrata, come fanno di solito i Carabinieri. 
Ora poteva andare pure più tardi, entrava in ufficio normalmente alle 8.00 ed era a due passi da lì, ma considerando che non dormiva e non aveva sostanzialmente nulla da fare a quell’ora, anche quando non andava a correre continuava ad alzarsi all’alba e scappava via, alla volta del bar o di qualsiasi cosa che lo tenesse fuori casa.

E’ la fortuna/sfortuna dei single, potersi alzare quando cazzo vogliono, senza preoccuparsi di fare rumore, poter tirare lo sciacquone con la porta del bagno aperta, far partire la TV a tutto volume, fare i gargarismi, rifare o non rifare il letto, scoreggiare, scrollare storie su Instagram indugiando sulle tette di qualche sciroccata che passa metà della vita a farsi dei selfie idioti e a cui scrivere in DM: “Ciao, sari che il tuo sorriso è davvero incredibile? Complimenti…”. 
Oppure andare al Viale all’alba, prendere il caffè e leggere i giornali per l’appunto (e questo non esclude una sbirciata alle tette di cui dicevo prima, sia chiaro).

Al bancone c’era Luisa, una delle migliori amiche di Agata, non la vedeva da tempo, stava facendo colazione pure lei, di solito non passava da quelle parti, il trolley e lo zaino lasciavano intuire una partenza per un qualche giorno da qualche parte, Luisa non faceva trasferte, almeno che lui sapesse, quindi probabilmente si trattava di vacanza.

Si guardò immediatamente attorno preso da un semi-panico sudato freddo, voleva controllare capire se poteva esserci pure l’altra nei paraggi, per fortuna non era così, per fortuna sì, ma fu immediatamente delusione.

“Buongiorno, per me un caffè, una girella salata e ti pago pure il cappuccino ed il cannolo della signorina seria con la faccia da furba che sta fissando le bottiglie di gin sulle scansie di fronte, e occhio eh… che se ti distrai un attimo te le fotte!”

“Hei ma… Luì, scemo dai che fai! Ma da quanto tempo? Vieni qua…”

Si abbracciarono, stretti sì, lei lo accarezzò sulle spalle, come faceva sempre, lui la guardò sorridente, gli faceva davvero piacere averla incontrata.

“Dai ma davvero, che bello, come stai? Che ci fai qui a quest’ora? Io sto partendo per tre giorni a Barcellona, raggiungo mio figlio che se ne sta là diciamo per lavoro da un paio di mesi. Dai sediamoci un attimo, hai fretta?”

“Volentieri, ho una fretta compatibile con i tuoi tempi tranquilla. Quindi tuo figlio è a Barcellona ora?”
“Sì, sai quella borsa di studio di cui vi raccontavo l’ultima volta? Ha partecipato ed è riuscito a vincerla, ora si farà un anno nella sede locale di HP bella esperienza, è gasatissimo! Il problema mio è che non lo vedo mai, i tempi per lui sono stretti e se non vado io lui non viene, poi c’è pure Sandra che un week sì ed uno no va a trovarlo, insomma una vita ad incastro! Ma tu? Dimmi come stai, davvero”
“Sto bene dai, quasi tutto sotto controllo”
“Vero?”
“Vero sì, perché non dovrebbe?”
“Mmmm… va bene, facciamo che ti credo anche se non così tanto (ride) ma va bene. Ho incontrato gli altri recentemente, una sera da Davide, ma tu non c’eri”
“Sai ci vediamo meno ultimamente, poi io sono stato un po’ fuori uso ed un po’ fuori per lavoro. Ma tu stai benissimo! Ti vedo davvero in forma”
“Mah, dovrei perdere qualche chilo, me lo dice anche quello stronzo di Fabio”
“Nooo, sei perfetta così, due botte te le darei, tranquilla…”
“Scemo”
“Fa caldo per essere aprile vero?”
“Sì, davvero, poi a Barcellona mi aspetto ancora peggio…”
“…”
“…”

Avete presente i giri di parole? Quelle conversazioni che non aggiungono quasi niente al banale, che non arrivano a nulla se non a scontati resoconti routinari, che evitano la sostanza concentrandosi sugli orpelli, e spesso orpelli del tutto inutili? Ecco, quello che stava  succedendo lì in quel momento era proprio questo.

“Dai dimmi come stai davvero, lo so che della borsa di studio di mio figlio non ti frega una minchia”
“Sto bene, veramente, sono solo un po’ stanco, poi un problema di un amico mi sta preoccupando, ma tutto sotto controllo come ti dicevo...”
“Mi ha detto che vi siete incontrati per caso qualche settimana fa… fuori dal supermercato…dove tu non vai mai peraltro!!”
“Lei come sta?”
“Le è dispiaciuto per come ti ha sentito”
“Lei come sta?”
“Davvero, non voleva… lo sai”
“Perché non mi rispondi?”
“Perché so perfettamente che non vuoi una risposta. Sei stato duro”
“Sono stato duro?!”
“Sì, duro e troppo sincero”
“Che dovevo fare? Baciarla ed abbracciarla e chiederle se aveva bisogno per la spesa?”
“Ti pensa spesso”
“Sì, mentre cucina la cena per Denny o come cazzo si chiama? O mentre lo aspetta per l’aperitivo in terrazza? O mentre trombano?”
“Dai, perché fai così?”
“Sì, scusa, ma è più forte di me”
“Le vuoi bene, non trattarla male”
“Non la tratto male, lo sai, non l’ho mai trattata male, non c’è persona al mondo che vorrei vedere felice più di lei, darei qualsiasi cosa ancora oggi… ma posso essere incazzato? Posso essere incazzato come una bestia? Posso essere ancora incazzato e rimanerlo per uno, cinque, dieci, cento anni? Non credi ne abbia diritto?”
“Puoi… ma dimenticavo una cosa… tra dieci minuti sarà qui, viene a Barcellona con me”

Le persone vivono momenti di tensione acuta poche volte davvero nella vita, quando inizi l’asilo e la mamma ti abbandona tra le grinfie di una suora con gli occhiali, il velo nero d’ordinanza e una leggera peluria sul viso; quando stai per baciare per la prima volta la ragazza dei tuoi sogni dopo aver mangiato una confezione di Fonzies dieci minuti prima e non sei riuscito a passare da casa per lavarti i denti; quando entri per l’orale alla maturità e vedi schierata la commissione esterna e il membro interno suda; quando perdi qualcuno di caro e ti rendi conto che “mai più” esiste davvero.
Quando scopri che Agata sta per entrare al Caffè del Viale alle 6.20 di mattina, e temi di non riuscire a scappare in tempo dalla porta a vetri laterale perché non è ancora aperta.

“Vado via”
“No, aspetta, salutala, le farebbe piacere”
“Vado via”
“Troppo tardi…”
“Hei… ciao… ma voi? Anzi ma tu?”

Era bella cazzo, incredibilmente bella, di un bello che più bello davvero è difficile. 
Un bello imbarazzante, che per riconoscerlo e gestirlo serve molta esperienza e savoir-faire.
La voce le tremava, non per l’emozione, nemmeno per la sorpresa, che comunque c’era ed era forte, nell’ultimo anno non si erano visti nemmeno per sbaglio e nell’ultimo mese si erano ritrovati faccia a faccia per ben due volte, la voce le tremava che nemmeno lei sapeva perché.
La gonna era corta, lo stivale nero arrogante, la maglietta bianca le dava luce, i capelli sempre arrabbiati erano perfettamente spettinati, l’espressione inconfondibile, il bagaglio minimale.

“Stavo andando via”
“Non mi offri nemmeno un caffè?”
“No, perché il caffè ti fa male”
“E da quando?”

Luisa rideva. “Scusa, ci porteresti un altro caffè? Paga lui anche questo”

“Questa mattina ti salta la rassegna stampa, mi spiace”
“Lo so che mi salta, e so che non ti dispiace, infatti sono nervoso per questo, e comunque state facendo tardi, perderete il treno se non andate subito”
“Abbiamo ancora venti minuti…”
“E’ in anticipo, mi è arrivata ora la notifica sull’App di Trenitalia”
“Scemo”
“Pure tu mi dai dello scemo?”
“Lo sei”

E sole, sole che sale, rosso che brilla, in mezzo a un desiderio cade, cade una stella

Nei divanetti di fianco stava seduta una ragazza bionda, gli occhi azzurrissimi e la camicia di lino dello stesso colore a fare pendant, inizialmente si era seduta all’esterno del locale, poi per qualche ragione si era fiondata dentro. All’anulare sinistro una fede in oro giallo, inviava insistentemente messaggi dallo smart phone, un Apple di ultima generazione, oltre ai messaggi pareva inviasse pure qualche foto, forse per immortalare l’attimo e condividere con qualcuno, una borsa da palestra scura, anonima, dentro un telo mare e creme solari. Luì, che si era alzato per andare a prendere il vassoietto con il caffè dell’Agata (sì, lo stava facendo davvero…) l’aveva notata passandole di fianco, nonostante un inevitabile calo di lucidità. Era decontestualizzata rispetto alla situazione, troppo turista per essere vera, una mise e un armamentario del tutto fuori stagione, li osservava insistentemente fingendo di non farlo, e la sensazione era che i selfie fossero un modo nemmeno troppo furbo per scattare foto pure a loro. 
Per un attimo ripensò a Romolo Resta appeso a una trave, se lo figurò pur non avendolo mai visto. 
Ebbe un brivido.

“Ecco il tuo caffè”
“Grazie”
“Ora però vado davvero”
“Aspetta almeno che lo beva”
“Dai facci compagnia, tra cinque minuti andiamo pure noi”
“Pronte per Barcellona?”
“Ci facciamo tre giorni sulle Ramblas, e non vedo l’ora di abbracciarmi quello scioccato di mio figlio"
 “Io non vedo l’ora di visitare Casa Batlò”
“Vi consiglio la paella di riso al nero di seppia, la migliore lo fanno alla Botega Olivia, proprio di fianco a Las Ramblas”
“Da quando frequenti i ristoranti di Barcellona?”
“Da sempre”
“Non lo sapevo”
“Non sai un sacco di cose”
“Allora domani sera andiamo, se non ci piace ti mandiamo il conto”
“Vi piacerà”

Si alzarono ed uscirono insieme, Agata e Luisa si avviarono verso la stazione, Luì verso l’auto. 
Continuò ad osservarla mentre si allontanava, l’andatura era la stessa di quando la vide la prima volta attraversare le strisce pedonali, irresistibile, lei si voltò un attimo verso di lui, lo saluto con la mano, non sorrideva, pure lui la saluto con la mano, non sorrideva.

La “turista” bionda uscì subito dopo, andò nella direzione opposta, salì su un’auto nera, l’Audi A4 SW che lo aveva superato il giorno prima, al volante il ragazzo con gli occhiali da sole.

Romolo Resta, la corda, il cappio e la trave. Di nuovo brividi.

... continua...



Nessun commento:

Posta un commento