E' tutta una quesione di tempi.... breve racconto triste ma non troppo

Io me li ricordo quei due, erano innamorati, almeno un po’… almeno lei… ma anche lui… non fosse stato per quel  tempo e per quella situazione si sarebbero pure fidanzati, ne sono  quasi certo, almeno un po’… almeno credo.

Lei viveva al terzo piano, o forse pure al quarto, non lo so più, sono andato poche volte e spesso era buio, non accendevo quasi mai le luci salendo, anzi lui non accendeva quasi mai la luce, sì lui, non io, io sono il narratore, non c’entro nulla, almeno stavolta, almeno stavolta non ero io ad andare, era lui, almeno credo.

L’appartamento non era bello, era un tipo, un tipo molto affascinante stile fine anni ottanta con venature post duemila, l’aveva ristrutturato quasi tutto da sola e a tratti con l’aiuto del padre, lei pensava cosa fare e lui concretizzava, lei incipit e lui corpo.
Il padre era molto innamorato di lei, di quell’amore che sa di caramelle e cioccolato, quaderni a quadretti grandi, notti insonni, sorrisi dolci, baci al latte, Babbo Natale e pure un po’ di Befana.
Il risultato finale fatto da due camere da letto, cucina semi abitabile, soggiorno con terrazza, divano e poltrone country sexy, bagno con vasca, cantina al piano terra, senza posto auto ma con parcheggio ad uso molto pubblico, era tutt’altro che banale, un’abitazione così poteva tranquillamente far perdere la testa a chi si fosse trovato a passare di lì.
Preciso che se la situazione fosse ambientata a Milano, zona periferia riqualificata, capannone monospaziale, progetto archistar, avrei scritto Loft, e Dio solo sa quanto mi sarebbe piaciuto scrivere Loft, ma siamo in Romagna...
Lei era bella, non travolgente stile puttanone rifatto e nemmeno ricercata modello figa di legno griffato, ma semplicemente bella.

Lui invece era soprattutto simpatico, con un fisico asciutto e longilineo,  ma con il colesterolo che sforava di poco i duecentocinque ed un principio di varicocele destro.
La loro storia è la storia di tanti: lui che non aveva il coraggio di chiederle il numero di telefono al quale arrivò grazie ad un amico, lei che si chiedeva “ma questo cosa aspetta a limonarmi?”; lui che parlava e parlava e parlava, lei che lo ascoltava e ascoltava e ascoltava, sinceramente interessata, a tratti rapita, incredula circa il fatto che un uomo potesse usare i congiuntivi in maniera perlomeno accettabile.
Lui che la guardava, lei che si lasciava guardare.
Lui che aveva voglia di fare  l’amore con lei, lei che aveva voglia di fare l’amore con lui.
Ma per arrivare a lì si doveva prima passare dal caffè, poi dall’aperitivo, quindi dalla cena, poi dal divano al letto senza soluzione di continuità.
Alcuni teorici del pensiero fluido sostengono che l’ordine possa non essere necessariamente questo, raccontano infatti di relazioni nate direttamente a letto, con un caffè a metà rapporto per tenere alto il livello di attenzione, un aperitivo per recuperare liquidi, cena e divano per chiudere la serata.
Son cose che succedono, ma a me non piacciono, credo si perda l’atmosfera, i percorsi vanno seguiti, prima ci vuole il caffè.

E fecero l’amore, sì sì che lo fecero, "osta" se lo fecero.
Lo fecero un po’ dappertutto, e più d’una volta, e fu anche intenso, e caldo, a tratti travolgente, con e senza cravatta, fuori e dentro la vasca da bagno, fuori e dentro l’automobile, a volte con i preliminari che iniziavano sulle scale tra il secondo e il terzo piano oppure subito dopo aver chiuso la porta d’ingresso, in estate e pure in inverno, e io lo so perché lei lo raccontò ad un amica che era pure amica mia e sapendomi narratore  lo ri-raccontò a me perché io un giorno ne potessi scrivere.

Era amore, non era solo sesso, questo non me l’ha detto nessuno, ma un narratore queste cose le capisce da solo, come fa dite?
Lui andò persino a comprare le pizze d’asporto e le mangiarono insieme a casa di lei, che aveva già preparato la birra, a tarda ora, al rientro dal lavoro.
Se non è amore questo allora ditemi: cos’è?

Ma non si fidanzarono mai, la loro fu una storia in incognito, non lo dissero quasi a nessuno, credo che pure fra di loro a volte si parlassero in terza persona singolare per fare anonimato:

“Sai che credo si sia innamorato di lei?”
“Chi?”
“Lui”
“Dici?”
“Sì dico”
“Ecco perché!”
“Perché cosa?”
“Perché quando lei lo bacia lui sorride”

E qui consentitemi una digressione ma neanche troppo per dare uno spunto di riflessione generale che trae origine da questo breve dialogo: gli innamorati quando si baciano nel durante sorridono, quando si baciano lasciandosi piangono, quando smettono di baciarsi lui inizia a giocare a calcetto e lei a correre.
Son cose così.

E non si fidanzarono mai, già, e perché? Ci penso da quando ho iniziato ad immaginarmi questa storia, perché non si fidanzarono mai?
Mah, forse erano troppo giovani? O forse erano troppo vecchi? Qualcuno direbbe troppo egoisti, e altri son certo sentenzierebbero “lui è uno stronzo” (che chissà poi perché la stronza non può essere lei??).
Io perché non si fidanzarono mai in realtà non lo so, non me l’ha raccontato nessuno, né loro, né l’amica del mio amico che poi è anche amica mia, ma credo che sia dipeso dal tempo, quello non era per loro il tempo di fidanzarsi.
Sì perché c’è un tempo per ogni cosa, che come concetto banale della filosofia si colloca tra il primo ed il secondo posto assoluto, ma non so esprimerlo diversamente.
Siamo fatti di tempi, tempi di corsa che si scontrano con tempi lenti, tempi semplici che si sovrappongono a tempi difficili, tempi sconsiderati che fanno a botte con tempi razionali, tempo di andare che si confonde col tempo di restare, un solo tempo che lascia il posto ai troppi tempi, il tempo di amare e il tempo di ricordare, il tempo di impegnarsi contro il tempo di fottersene.

“Aspettiamo! No andiamo!”
“Andiamo! No aspettiamo!”
“Dopo! No ora!”
“Quando? Domani! E perché? Non lo so! Ahhh….”.

Eh sì, fu così che non si fidanzarono mai, ed è per questo che la loro storia ed il mio racconto finiscono qui, tra il tempo di dormire e quello di sognare.

Pensando

Quando una struttura inizia ad alimentarsi esclusivamente di regole, prescindendo dalle persone che la compongono, prescindendo dai territori in cui opera, massificando non le procedure ma le specificità, favorendo la conoscenza formale ed organica e limitando gli spunti particolari d’innovazione, la struttura apre la porta al proprio declino.
La regola diventa la scusa dietro cui nascondersi.
Quando Luca, Mario e Giuseppe non sono più ciò che sono diventati grazie a ciò che hanno dimostrato di saper fare, ma diventano punti di raccolta di direttive col paraocchi, la struttura perde il contatto con la realtà.
L’eccellenza nasce dalla valorizzazione delle individualità, che non significa individualismo come troppi credono, ma competenza ad personam.
Vedo organizzazioni perdere posizioni per mancanza di visione, vedo persone confondere il fare con il delegare a prescindere, sempre verso il basso, in modo acritico e senza leve d’azione.
Quando i compiti sono dati a compartimenti stagni senza perché, l’uomo non esce dalla propria area di confort e non produce surplus ma consuma status, e cerca il modo più rapido e indolore per uscire dalla mischia, annientato nel quotidiano.

Le battaglie si vincono con cuore e con ragione, è per questo che servono uomini e non masse compiacenti.

Hai mai provato a fotografare l'amore?


Caldo, faceva caldo, per la prima volta dopo settimane di pioggia fuori stagione il sole di nuovo a riscaldare pezzetti di mondo e pezzetti di vita.

Poi si potrebbe proseguire raccontando di lei e di lui abbracciati su quel lettino, appiccicati e appiccicaticci, adolescenzialmente intrecciati, carichi di sentimenti e beltà (cazzarola beltà, fa davvero poesia).
Lì vicini a raccontarsi e a limonare, a selfarsi e a toccarsi, a progettare e a bastarsi.
Che poi osservandoli te lo chiedi: "ma sono in ferie o non hanno un cazzo da fare nella vita?"

Oppure si potrebbe scrivere di lei, sola, bikini e camicia di lino abbondante, con lo sguardo carico di “ahimè”, perso nelle onde leggere di quel mare che borbotta, evidentemente consapevole (il mare) dello strazio che sta vivendo la poverina, che si è ritrovata sedotta-abbandonata-ripescata-risedotta-riabbandonata da quello stronzo con la faccia da bravo ragazzo (i peggiori).
Non si dovrebbe mai dare confidenza ai bravi ragazzi.

E qualche riga si potrebbe spendere per raccontare di lui, capello brizzolato, barba artatamente incolta, pantalone verde pluritasca, t-shirt e camicia di jeans, sigaro, Ray-Ban a goccia, pensieri sparsi e malinconia, impegnato a cercare ostinatamente un po’ di “cazzi propri”, al riparo dai mille travolgimenti del quotidiano dopo una vita di tormenti e passioni.
Manca solo l'auto cabrio parcheggiata di fianco al molo, servirebbe per completare l'atmosfera.

E sono certo che osservando attentamente poco lontano, proprio di fronte a quel caffè, si potrebbe scorgere la camicia botton down a quadretti grandi di quel giovane vecchio convinto che età debba necessariamente far rima con noia, coppia con routine e serietà, reumatismo con quarantacinque.
E' cornuto, la moglie va con un idraulico di ventiquattro anni, forse lo sa ma fa finta di nulla, ha fatto ragioneria e bisogna essere seri anche in questo ad una certa età.

E quei ragazzetti col monopattino elettrico? Eh per loro sorrisi e lentiggini, la scuola che sta per finire e i sogni che stanno per iniziare.
Fermi all'angolo a bere una the alla pesca, con due cannucce, mangiando un bombolone alla crema e soffiandosi lo zucchero a velo sul naso.
Studenti innamorati dell’amore e del futuro, persi in “un per sempre finché dura”, e a sto tempo e con sto sole sembra “che non debba finire davvero mai”, anche se in realtà non è mica così, lo scopriranno.

Oppure lei con i capelli castani raccolti in una coda fluida ed impertinente, con le tette grandi affacciate su di una scollatura generosa, e i pantaloncini blu molto corti che fanno pendant con un abbronzatura oro che sorride fascinosa guardando lui, lui con la bicicletta e gli occhiali da sole, denti bianchi e fare delicato, ormoni che si sciolgono al sole, insieme e fortunati, sì fortunati, ché la fortuna la riconosci da lontano.
Hanno appena fatto l'amore, stanno andando a prendere un caffè, lei un pasticcino e lui niente, è a dieta e un po' vanesio, i denti bianchi sono finti.

Si potrebbe raccontare così quello che gli uomini e le donne chiamano tutti allo stesso modo, ma che ognuno vive un po' come gli capita: amore.

Amore... che poi sono amori in realtà, fotografie di un attimo, immagini a colori-sbiadite-sgualcite-incorniciate-strappate-riattaccate con lo scotch-svolazzanti-brutte-belle-fantasmagoriche-collage-raccolte in un album-perse tra le pagine di un libro-sovrapposte, descritte con una profusione tale di aggettivi e specificazioni che manco Salvini in campagna elettorale ne userebbe tanti.

L’amore è tante cose, perché tutti sono tante cose diverse, un casino di casini, un crocevia di sensazioni, esseri e non esseri.

L’uomo (questa volta inteso come essere umano) cerca l’amore, è nella sua natura, qualcuno lo trova e qualcuno non lo trova mai, altri sono convinti di averlo trovato, molti sanno di possederne solo un surrogato (chiamiamoli amoricchi) e se lo fanno bastare.

La ricerca dell’amore è già di per sé amore (questa è una cagata ma mi sembra che a questo punto del racconto possa agevolare la prosa!).

L’amore è un regalo, a volte una maledizione, certamente consente la prosecuzione della specie, anche se spesso capisci che si poteva fare di meglio (per la specie intendo) visti i risultati.

L’amore è come la pizza 🍕margherita, preferibile se soffice e ben cotta, lievitata al punto giusto, meglio appena sfornata, un filo d’olio d’oliva extravergine dop, il basilico, preparata con cura e con attenzione al particolare, mai d’asporto.

Storie d’amori che passano attraverso immagini di coppie e di single in un pomeriggio d’iniziò l’estate, tutti a guardarsi disperatamente e distrattamente attorno per riconoscere il proprio, perché tutti ne abbiamo uno, qualcuno anche due, e spesso pure tre.

Ciao ciao… … e buona estate a tutti.

Falla ridere....

E poi ti dicono... se vuoi farla innamorare falla ridere, ridere, ridere… perché lei “al casello di Carisio vuole ridere, ridere, vuole sbellicarsi dalle risate”.
E poi ti dicono... se vuoi farla innamorare non parlarle mai delle tue ex, mai, mai nemmeno “per un minuto un soffio di fiato un attimo ancora”.
E poi ti dicono... se vuoi farla innamorare conquistala e riconquistala ogni giorno, come se fosse sempre la prima volta, “falla sempre sentire importante, dalle il meglio del meglio che hai”.
E poi ti dicono (sempre quello della riga sopra)... se vuoi farla innamorare “cerca di essere un tenero amante, ma fuori dal letto nessuna pietà”.

E poi ti dicono... le donne si innamorano dei padri responsabili, perché mentre tutti fuggono, il giovane padre responsabile ti da quel senso di uomo rassicurante di cui c’è tanto bisogno oggigiorno.
E poi ti dicono... le donne si innamorano degli stronzi, quelli senza arte né parte, dissoluti e maledetti, dal cuore duro e dallo sguardo dolce e caldo e delicato e penetrante e intenso e misterioso e possibilmente verde, perché dentro di loro prima di tutto c’è una mamma, poi una psicologa e infine una crocerossina.
E poi ti dicono... le donne si innamorano di chi fugge, perché dentro di loro si nasconde una maratoneta con lo spirito del cecchino.
E poi ti dicono... le donne si innamorano sempre del marito della loro miglior amica, convinte che abbia sempre saputo scegliere meglio di loro.

E poi ti dicono... se vuoi che non smetta mai di amarti aiutala senza che lei te lo chieda, stalle vicino ma non la soffocare, scaldale il cuore e un po’ anche i piedi, capiscila anche quando non dovresti, anticipala, sorprendila, scopala ma non quando ha mal di testa, non la fare annoiare, falle capire che il ciclo è una cosa meravigliosa ma non dirglielo mai.
E poi ti dicono... se vuoi che non smetta mai di amarti sii uomo, padre, figlio, fratello e anche sorella, amico e confidente e pure il suo chef personale.
E poi ti dicono... se vuoi che non smetta mai di amarti lasciale spazio, non “tarpare le sue ali” e lasciale “accarezzare nuovi scampoli d’assenza”.
E poi ti dicono... se vuoi che non smetta mai di amarti i suoi amici dovranno diventare i tuoi, i suoi parenti dovranno diventare i tuoi, il suo gatto dovrà diventare il tuo, le sue passioni dovranno diventare le tue.

E poi ti dicono... se vuoi che sia felice non devi cambiare, anzi no un po’ cambia ma senza farti accorgere, così come vuole lei ma dando l’impressione l’abbia voluto prima tu, e ascoltala senza interromperla, non parlare solo dei tuoi problemi.
E poi ti dicono... se vuoi che si fidi di te lascia il telefono senza PIN, sempre a “pancia in su”, sul tavolo del soggiorno anche quando sei sotto la doccia al piano di sopra.
E poi ti dicono... se vuoi che si fidi di te dalle la password di Facebook, di Instagram, di Linkedin e della tua mail personale.
E poi ti dicono... se vuoi che sia felice non uscire il venerdì con gli amici e se lo fai dai comunque l’impressione di divertirti poco, anzi annoiati proprio.

E allora non meravigliamoci se all’inizio l’uomo sarà un buffone il cui passato è iniziato due giorni prima, che regalerà fiori e biglietti d’amore, anelli e vacanze, e cene e sorprese, e sborantamila whatsapp-messanger-direct, e desidererà figli di cui non vorrà mai scegliere il nome, e fingerà di essere un duro come Bruce Willis, un focoso come Rocco Siffredi (sulle misure non potrà fingere ma si raderà lì attorno così da darne l’impressione), un attento come Hug Grant, e cucinerà per lei, e le preparerà la colazione, e saprà tutto di quella stronza della “sua collega e di suo marito”, e le farà trovare i Tampax nel mobiletto del bagno con un post-it appiccicato con scritto sopra “finalmente, non vedevo l’ora”, e andrà a letto con lei, l’abbraccerà tutta la notte, la capirà o certamente fingerà di farlo, organizzerà pranzi-cene-week end con le coppie amiche di lei, si taglierà i capelli come l’uomo della sua miglior amica e comprerà le sue stesse scarpe, la sua stessa auto ma di un colore diverso.
E posterà decine e decine di foto di coppia su ogni social, e cancellerà dalla rubrica tutti i contatti di persone di genere femminile, compresa la madre e pure la nonna, e abbandonerà lentamente i propri amici, e si farà concavo e convesso, comprensivo e deciso quanto basta.
E il venerdì la spronerà ad uscire che tanto lui l’aspetterà in casa guardando un film e riscaldandole il letto.

All’inizio sì, sì all’inizio l’uomo capace sarà così, perché all’inizio la vorrà davvero far innamorare, la vorrà davvero capire, far ridere, rendere felice, lasciarle spazio, starle vicino, farla godere, annientarsi in lei, perché l’amore è anche questo, mica son tutte fregnacce le canzoni, i libri, le poesie, mica sono state scritte a vanvera, Ferradini-Mogol-Jovanotti e pure Baudelair, Niccolò Ammaniti e financo Fabio Volo han scritto cantato e raccontato di vita vera… mica pippe.

Poi, poi spesso succede che non succede più, esattamente il perché non lo so, forse è l’aggiornamento di IPhone che suggerisce di inserire il pin che siamo tutti più tranquilli, e allora la paura degli hacker diventa il primo ostacolo alla serenità di coppia.
E se poi devo chiamare una mia ex compagna di classe per organizzare la cena di terza elementare se non ho il numero come faccio? E se faccio tardi in ufficio e sono tutte colleghe chi avviso?
E poi il marito della migliore amica di lei porta camice davvero brutte e gli è sempre stato un po’ sulle balle con quella faccia un po’ così.
E poi dormire appiccicati non è mica igienico, si suda.
E poi il venerdì in TV non c’è mai niente di interessante, che faccio in casa?
Ma poi siam sicuri che Edgardo sia un bel nome?
Ma scusa Moment Rosa non potrebbe darci una mano in alcune situazioni?

E così succede che non succede più, non sempre sia chiaro, ma spesso sì, sì spesso succede che non succede più, e sapete quand’è che diventa grave, quando pure per lei diventerà normale che non succeda più.
Sono i “non succede più” a far finire l’amore, non sempre ripeto, ma certamente più spesso di quanto si possa immaginare.

Riflessioni al semaforo


Non c’è nulla di più persistente dell’emozione, attimi che non finiscono, profumi che non passano, sorrisi nascosti, labbra che si sfiorano, luci ed ombre, lustrini paillettes e brividi, prosa e poesia, parole buttate lì per raccontarsi di fronte allo specchio, in un modo apparentemente sconclusionato, così che quasi nessuno ne capisca davvero il significato.


Due passi e una pizza al taglio la sera di Pasquetta...

Avete mai provato a mangiare una doppia margherita al taglio appena uscita dal forno con la mozzarella filante la sera di Pasquetta?
L’ho appena fatto.
Fantastico al limite dell’orgasmico.
L’ho fatto vestito di nero, maglietta e maglioncino nero e pure boxer e calzini neri, ho messo il nero perché snellisce e così l’impatto della mozzarella sul giro vita viene attenuato dall’illusione ottica, e poi il nero fa pendant con l’ambiente vagamente retrò della Pizzeria Italia, mi piace quel posto, sempre tutto uguale, sempre lo stesso sapore rotondo,  la consistenza della pizza che da soddisfazione, delicatamente unta, non posso farne a meno. 
Poi due passi per smaltire prima di rientrare.
Nei giorni di festa passeggiare in centro ti da quella sensazione di orientale, anzi di cosmopolita, anzi di orientale cosmopolita con influenze afro e atteggiamenti dell’est europa, gli autoctoni lasciano posto agli allogeni, una sostituzione spazio/temporale per quadranti di piazza e dehors, divisioni antropomorfe, sud-est-nord-ovest del mondo, regolari e abusivi e pseudo locali, tutti insieme ma separati, un coacervo di idiomi e di pensieri, pure troppi. 
Poi ti muovi di fianco al localino stile Francia zona Sorbonne, artatamente organizzato tra lo chic e il kitsch non invasivo, dentro la signora di una certa età, probabilmente londinese d’origine ma con dimora stabile in Italia, zona provincia (chissà se pensa in Italiano o in Inglese?), che degusta non sai cosa perché ha già praticamente terminato, ma ancora sul tavolino un calice con un buon vino rosso. Non so se il vino è buono ma a questo punto mi sembrava brutto dare del cattivo ad un rosso, poi il calice meritava con quella sua spocchiosa media ampiezza.
E sullo sfondo la Fontana e i suoi Leoni, ed una coppia discretamente attempata, elegantemente disinvolta anche se un po’ distratta, lui con gli occhiali, lei con la piega fatta di fresco, forse venerdì scorso. Lui leggeva un quotidiano di ieri, la pagina dello sport, lei con lo sguardo su di lui ma senza osservarlo davvero, troppo abituata alla sua immagine e troppo concentrata sul suo pensiero ricorrente: “Luigi… se ventiquattro anni fa non avessi detto no... “. 
Felici? Un tempo forse di più.
Annoiati? Come tanti, meno di molti.
Oggi? A pranzo dalla figlia e poi un punch all’arancia prima di rincasare.
Il signore brizzolato con la cassetta di ananas sulle spalle comprata da Bangladesh frutta-verdura-fax e fotocopie h12, muove con passo veloce lungo la via parallela al corso principale.
Giubbotto blu e leggero, sguardo indaffarato, ma dove dovrà portare l’ananas alle 19.45 del lunedì dell’Angelo? E perché non ha comprato l’avocado, ce ne sono un paio in vetrina, stanno appassendo da una settimana, fa tristezza vederli così.
Ripenso alla pizzeria, di fronte a me una coppia di adolescenti, carini, delicati, jeans e occhiali e brufoli, Coca Cola e salame piccante e un bimbo che guardandoci, rivolto a suo padre, dice: “Papà guarda, un signore e due dadi!”.
E mi chiedo perché poi non potevo essere io il “dado” e loro i signori, mi sembrava più ragionevole. Sarà stato il nero, che si è vero snellisce, ma fa più signore di altro.
In zona Ramblas, e dico così perché l’atmosfera mi ricorda un po’ Barcellona anche se con le debite proporzioni (ma debite debite), una famiglia allargata partenopea dal forte accento e dal tono particolarmente importante, è alla ricerca di un ristorante, sono eccessivamente eleganti, o anche elegantemente eccessivi, o come direbbe qualcuno eccessivi e basta.
Hanno fame, hanno mangiato molto oggi a pranzo ma hanno fame ugualmente, sono in vacanza e la vacanza mette appetito. 
Mancano gli innamorati questa sera, ho guardato ma non ne ho visti, chissà…, forse la Pasqua.
E’ divertente osservare, curiosare, affacciarsi sulle vite degli altri così per gioco, lambire la superficie, immaginarsi il prima e il dopo e anche il durante.                                                           Sono gli attimi e i particolari che fanno capire, servirebbe pure un taccuino su cui appuntarsi i dettagli, perché poi svaniscono strada facendo, ma camminare scrivendo potrebbe destare stupore, perché abbiamo sdoganato i telefonatori ambulanti in viva voce permanente (“Ciao Giusy cara, come staiiii??” – “Beneeee, dove sei?” – “Sotto casa tua tesò, sto per suonare il campanello!!!” – “Ah grandeee, mo apro!!”), ma gli scribani da strada ancora no, per loro i tempi non sono ancora maturi.

Il testosterone

"Il testosterone è un ormone steroideo del gruppo androgeno prodotto principalmente dalle cellule di Ledyng" situate dove… potete immaginarlo, "in minima parte lo troviamo pure nelle ovaie e nella corteccia surrenale".
Che se poi sapessi cos'è la corteccia surrenale sarei già un passo avanti.

Il testosterone abbonda nelle cellule degli stolti, dei giovani, dei soli, dei tanti, in quelle del ragazzo con gli occhiali da sole e in quelle della sua donna con gli occhiali da vista, avvinghiati sullo scoglio fronte lago a due passi dal mio calice di rosso e dal vociare rotondeggiante di un gruppo di turisti francesi.
Se ne sono accorte pure le papere che si sono girate per non disturbare.

Questo ormone androgeno è la prima fonte di guai e passioni, che poi forse sono più o meno la stessa cosa.
Guai e passioni, sì sì, più ci penso e più me ne convinco, sono davvero la stessa cosa… entrambi ti inseguono, ti tolgono il sonno, arrivano quando meno te lo aspetti e si spengono all'improvviso lasciando macerie, si sovrappongono in un connubio di amorosi e complicati sensi, non impari mai a starne lontano, ti travolgono senza chiedere né permesso né scusa, li cerchi, le trovi, quando credi di aver risolto si ripresentano.
Entrambi ti fanno girare le balle, gli uni in un verso, le altre nell'altro.

Senza testosterone il mondo sarebbe forse un posto migliore, certo più noioso, più stanco, meno sudato, sonnolento, centro nevralgico del nulla, fucina di amplessi doverosi e crocevia di figli dell'obbligo di sopravvivenza, culla della pace e delle bandiere arcobaleno, genitore dell'apatia.
Migliore sì, ma di uno scassamento sesquipedale.

Conosco uomini di giudizio che per colpa del testosterone si sono perfino innamorati, e innamorati di un amore vero eh!!
Conosco donne vissute che per la stessa ragione si sono altrettanto innamorate, pure loro di un amore vero, vero vero per davvero.

L'amore testosteronico oltrepassa il tempo e la ragione, anche se spesso si spegne in qualcosa o in qualcuno d'altro, perché il testosterone del vicino è sempre più bello, e allora si tuffa nell'insuccesso, tendendo poi a nascondersi nel ricordo perché troppo travolgente per continuare alla luce del sole, un ricordo molto meno profumato ma certamente più rassicurante.

Il testosterone fa i film porno, scalda le notti e rende meravigliose pure le domeniche da Liu.Jo.

Il testosterone è l'antagonista naturale del Viagra, medicinale blu che pialla il desiderio trasformandolo nel "qualcuno dovrà pur farlo".

La ragazza del tavolo di fronte ha gli occhi grandi e marroni, i capelli biondi e ricciolini, le mani curate, le labbra rosse, uno sorriso dolce e venato di educata sfacciataggine, la maglietta di Coco Chanel sotto ad un parca verde intenso, le sopracciglia rifatte e un elegante snobismo, son certo che pure lei almeno una volta  nella vita sia stata vittima del testosterone: troppo attenta al particolare e troppo forzatamente concentrata sulle amiche che la circondano, ma al tempo stesso fastidiosamente ed irrimediabilmente attratta da ciò che la osserva.
Pure il cameriere si capisce è d'accordo con me.

Dopo i quarantacinque gli ormoni credo allentino la presa, si sragiona di meno, ci si ricorda di più, ci si preoccupa d'altro nell'attesa che qualcosa possa succedere di nuovo, allentati nello svivacchiare quotidiano.
Uomini oggetto, donne soprammobile, vite di plastica, dal socialismo al social, palestra e gazzosa, beauty farm e champagne.
Ma "il può succedere" cova sotto la cenere, anche se "che cosa può succedere cosa" non lo sai mai.
Può succedere tutto e può succedere pure niente, il gratta e vinci della vita, e spesso stanne certo può succedere niente, sì perché... è sempre in vantaggio il bastardo.

Quel giorno sul lago fu fantastico.
Era bella la luce, calda l'acqua, dolce l'età.
Credo che il lago sia un posto bello tanto per innamorarsi quanto per continuare a credere di esserlo.
Passeggiare, mangiare la pizza, baciarsi con la lingua, fare l'amore e guardare Catullo, ma poi inebriati dall'attimo si finisce per lasciarlo scappare - l'attimo sfuggente - "scarpe diem".

Ormone androgeno prodotto dagli uomini e un po' anche dalle donne, destinati a sovrapporsi fin dall'origine, un appassionato ed irrimediabile guaio figlio della natura e della sintesi dei sui capricci.