- Amore?
- Sì?
- Dormi?
- No
- Perché?
- Perché mi hai svegliato
- Ah.. e mi pensi?
- No
- Perché?
- Dormivo
- Ah.. e ora?
- Ora cosa?
- Mi pensi?
- Sì
- E cosa pensi?
- Ma sono le 3 e 27 di notte!
- E allora?
- Allora perché non provi a dormire pure tu?
- Ho voglia di fare l’amore...
- Con chi?
- Come con chi?!?! Con te!! 😡
- Adesso?
- Sì
- Ah... ma...
- Ecco vedi, hai un’altra!
- Ma un’altra chi?! Sono le 3 e 28!!
- E che importa, non puoi avere un’altra alle 3 e 28?
- Va bene... facciamo l’amore
- No
- E perché?
- Perché non mi va più
- Ah... però io non ti capisco.. davvero
- Come si chiama?
- Ma come si chiama chi?
- L’altra!
- Ma sei fuori?!? Ma l’altra chi?!?!
- Chiara?
- ... 🤨
- Non fare quella faccia. Agata?
- Ma basta!!
- No basta lo dico io! Lucilla? È lei, è sicuramente lei, quella gran zoccola di Lucilla!
- Sì, allora sì, è lei!!
- Vedi, avevo ragione.
- Bene
- Ecco
- Ecco cosa?
- Ecco domani ti lascio
- E adesso?
- Adesso dormo, ma prima chiamo Luca.
- Luca? Luca chi?
- Il mio amante
- Hai un amante?
- Sì
- E da quando?
- Da quando tu mi tradisci con Lucilla.
- ... ... ... scherzi?
- No
- Io sì
- Ah.
- …
Amore... dormi?!
SOGNI
Mercoledì.
Il mercoledì è una sera perfetta per sognare, dico sognare davvero, quel sognare agitato che arriva all’improvviso, quel sognare di notte, il sogno inconscio, e anche un po’ incosciente, quello rem, quei sogni figli del tempo e del sonno e anche un po’ figli di buona donna.
E non un “i have a dream” buono per le illusioni, no, no, dico proprio un sogno incontrollato e fine a se stesso.
O fine a non so bene che cosa.
Il mercoledì i sogni sembran più veri, hanno lo stesso sapore acido della realtà.
Mi capita spesso di sognare in questo giorno che ha segnato il mio tempo, un sacco di cose succedono, succedevano e succederanno il mercoledì.
Coincidenze? Non so, credo piuttosto sincronicità, giusto per citare uno Jung qualsiasi.
La notte amplifica le emozioni, sarà che il buio e il silenzio lasciano entrare il vero, e il vero agita, spiazza e mette a nudo.
E io credo che i sogni altro non siano che emozioni fuggite dal nascondiglio in cui sono state rinchiuse.
Ed è per questo che ci accorgiamo di loro solo nel durante per poi volercene inconsapevolmente dimenticare subito dopo.
Proprio come i sogni.
Proprio come i sogni.
Perché è così che accade, nel mentre sembra tutto vero poi ti svegli e puff, tutto svanito.
Due sono le possibilità perché questo non sia: raccontarne immediatamente o prendere nota.
Raccontare da consapevolezza, scrivere aiuta a trasformare il verosimile in mito.
Poi il giovedì mattina ti svegli, e pensi, ma il pensare non è nitido, il sogno si confonde mano a mano che i minuti passano, arrivi al lavello e prima di passare il filo interdentale sei già al 50%, il collutorio farà sparire l’altra metà, ti resta solo una sensazione, sai che è successo ma non sai cosa, eppure ti sembrava così vero, quasi fosse realmente accaduto.
Mah...
E poi l’auto, il caffè, la brioche, i semafori, le rotonde, l’ufficio, il telefono, un susseguirsi di quotidiano che si sublima nello scorrere delle ore, finché non è di nuovo sera, e poi notte, e vorresti ripartire da lì, lì dove avevi lasciato un 24ore prima, ma niente, non ce la si fa perché non ricordi né dove avevi lasciato e né tantomeno cosa, l’ho già detto... e allora, ecco allora non resta che dormirci sopra... magari aspettando il prossimo mercoledì.
LO SCOPPIAMENTO DELLA COPPIA CHE SCOPPIA
- Ciao amore...
- Ciao
- Sai... volevo parlarti
- Dimmi
- Io... io credo... sì insomma... io credo, anzi sono certa: tu sei cambiato!
- Eh?
- Sì non sei più lo stesso
- E non va bene?
- No
- Perché? Tu mi hai detto di cambiare, anzi mi hai fatto cambiare senza dirmelo
- No ma io volevo solo farti capire
- E io ho capito
- Cosa?
- Che dovevo cambiare
- Eh no! Dovevi capire senza cambiare
- Ah! E quindi?
- Quindi... quindi facciamo che...
- Che ritorno quello di prima?
- Prima quando?
- Prima di te
- Eh no ma sei scemo?!?!
- Perché?
- Quello di prima di me no!
- E allora prima di quando?
- Basta, ritorna quello di una volta ma non quello di prima
- Mmm..
- Devi essere un po’ di più e un po’ di meno, tipo donna, si ecco tipo una donna!
- Ah ok
- Ma mi ascolti?
- Certo!
- E cos’ho detto
- Hai detto “donna”!
- Non mi ascolti, un tempo lo facevi
- Lo so, ma da allora sono cambiato
- Vedi??? Vedi che ho ragione, e sai il grave? Hai cambiato pure me!
- Ma non volevo cambiarti, voleva farti capire
- Invece no, tu lo hai fatto perché sei un egoista
- Io?
- Si tu
- Ah io..
- Sì
- E adesso? Vuoi dirmi che siamo diventati due sconosciuti in sostanza?
- No io ti conosco bene
- E io?
- Tu no
- ...
- Ora cosa fai? Stai zitto?
- Si, devo capire chi sono diventato così almeno saprò quello che tu già sai
- Ecco bravo, taci e pensa
- Va bene
“2 giorni dopo”
- Amore?
- Sì
- Ho pensato io, devi ritornare ad essere te stesso, nulla di più e nulla di meno, quello di sempre, quello che ho conosciuto, quello di cui mi sono innamorata
- Ah, che bello amore
- Sì.. è così
- Ti amo
- Ah una cosa ancora...
- Dimmi cara!
- Giovedì siamo a cena dalla Susy, mi raccomando non fare tardi come tuo solito, e ricorda di comprare il vino non la birra; ah e sabato siamo dai nonni, vestiti bene, indossa la giacca blu, non quella nera che porti sempre; e lunedì non dimenticarti la Virginia, tocca a te portarla a nuoto, e aspettala li, non andare al bar con quei quattro morti di sonno dei tuoi amici, e poi basta...
- Basta?
- Si basta con quella barbaccia, è ora di cambiare look... amore mio ciccipucci...
LA MALINCONIA
“Malinconia: stato d'animo di vaga tristezza, spesso alimentato dall'indugio rassegnato o addirittura compiaciuto, nell'ambito di sentimenti d'inquietudine o delusione. Tipico dei romantici”
E lo dice Google mica io.
“...o addirittura compiaciuto..”, è lì che sta il punto, in quell’addirittura compiaciuto che fa tanto Lupin che osserva Fujiko mentre si allontana furtiva (e un po’ zoccola) dopo averlo abbandonato, dopo il colpo, dopo essersi impossessata del bottino, e dopo che non ha nemmeno limonato con lui.
La malinconia è il sentimento dei fuori tempo, quelli che arrivano “troppo prima” o “troppo dopo”, amaramente crogiolati nel proprio sfasamento temporale.
Un po’ come i fidanzati cornuti e contenti, ché c’è qualcun altro che è arrivato dopo e tu ci dovevi pensare prima, ma resterà sempre il retrogusto del primo bacio quella sera di una domenica d’ottobre sopra un’isola deserta, che diventa d’improvviso il metro per misurare tutto il resto.
La malinconia è la nebbia... perché t’impedisce di definire i contorni.
La malinconia è il mare d’inverno... perché lo sciabordio delle onde, misto a salsedine, pettinato dal vento, fa molto charme e silenzio.
La malinconia è contemporaneamente l’ultimo giorno di scuola ed il primo giorno di lavoro... perché ripensandoci avresti voluto fermarti proprio lì, a metà, un po’ uno e un po’ l’altro, entrambi comunque proiettati al futuro, che si sa, è bello finché non arriva!
“Tipico dei romantici”?
Allora la malinconia è anche Venere-Giove-Marte e la Luna, da ponente fin quasi a levante alle 19.45 di un giorno d’agosto.
Ma allora è anche quella volta che... che... che non me lo ricordo, ma dev’essere stato importante se ancora oggi cerco di riviverlo.
La malinconia son le figurine Panini conservate dentro alle scatole delle sorpresine del Mulino Bianco, dopo aver mangiato il Tegolino e bevuto una Cedrata Tassoni guardando Super Quark.
Figlia del tempo (e un po’ anche figlia di mignotta), pericolosa come un’amante single, triste come la domenica pomeriggio a metà novembre, appiccicosa come una Big Babol, fastidiosa come un vicino al primo piano che cammina sui talloni, affascinante come la Borgogna Rossa del 1972, mitologica come un bancario del 1999, la malinconia affloscia gli audaci e ristora i disillusi.
Bene, ora vado a dormire, letto a due piazze, meno di antico e più di vintage, li così, a metà del tutto che è stato e che sarà.
Il tempo
Che strano che è... il tempo passa, le cose succedono e tutto scivola via, sempre di più. Sì passa dal gusto del particolare al non “me ne frega un ca... di quasi niente”, quasi....
Disattenzione selettiva, gli anni rendono sordi, ciechi e pure un po’ paraculi.
Ti ricordi quella volta che il pantalone bianco alle 20.25 di una domenica tiepida del maggio del 1889 cadeva perfetto sospinto dal vento, e ti dimentichi che cosa dovrai fare domani mattina.
Son cose così, il tempo passa e la prendi sempre più con fatalismo, che poi ti chiedi chi è questo fatalismo qua? Un antenato della filosofia?
Il tempo passa, le emozioni restano, incastonate tra il sempre e il mai, alla faccia di un Bauman qualsiasi che ne denuncia la caducità, che non caduca un bel niente se son emozioni.
Ah sapessi il latino, scriverei ora una cosa forbita che riassumesse tutto sto concetto in due righe discinte.
Il tempo passa, ma un po’ ne resta, e noi impariamo a far finta di no.
Ecco un pensiero confuso ma mica tanto, che racconta dell’uomo e non della donna, che son due cose diverse si sa!
Disattenzione selettiva, gli anni rendono sordi, ciechi e pure un po’ paraculi.
Ti ricordi quella volta che il pantalone bianco alle 20.25 di una domenica tiepida del maggio del 1889 cadeva perfetto sospinto dal vento, e ti dimentichi che cosa dovrai fare domani mattina.
Son cose così, il tempo passa e la prendi sempre più con fatalismo, che poi ti chiedi chi è questo fatalismo qua? Un antenato della filosofia?
Il tempo passa, le emozioni restano, incastonate tra il sempre e il mai, alla faccia di un Bauman qualsiasi che ne denuncia la caducità, che non caduca un bel niente se son emozioni.
Ah sapessi il latino, scriverei ora una cosa forbita che riassumesse tutto sto concetto in due righe discinte.
Il tempo passa, ma un po’ ne resta, e noi impariamo a far finta di no.
Ecco un pensiero confuso ma mica tanto, che racconta dell’uomo e non della donna, che son due cose diverse si sa!
Donne
Come trovare il modo di descriverle, di dire quello che si deve dire senza perdersi nella banalità di un déjà-dit, senza essere troppo maschilisti ma nemmeno laido-femministi interessati? Come e dove aggiungere qualcosa di nuovo al tanto già scritto?
Non lo so.
Non lo so perché la donna è normale nella sua eccezionalità, né più né meno quanto lo è l’uomo.
Sì ci sono le “super”, è vero, le “super super” e le “super della madonna”, ma ci sono pure le normo-dotate e anche qualcosina di meno.
Ve lo assicuro.
Più o meno come l’uomo.
La donna si dice ha la capacità di fare tre cose contemporaneamente, multitasking - multithinking e multi multi, però una è fatta bene, l’altra così così, e la terza direttamente a cazzo.
Anche l’uomo ce la fa, giuro, pensate alla capacità di farsi i fatti propri (bene), fingere di ascoltare e dire sempre di sì (con la testa... anche al telefono).
Sì dice la donna ami con il cuore-la testa-il corpo.
Non sono certo dell’ordine e sono ancora meno certo della simultaneità, so di donne che amano qualcuno con il corpo, qualcun’altro con il cuore, e la testa la usano per organizzare il tutto.
Così come esistono rari casi di unisono dei sensi, testa-cuore-corpo, la santissima trinità del sentimento.
Rari... ma esistono.
Un po’ come succede all’altra parte del mondo, l’uomo, che esalta in pubblico il glorioso luogo comune dell’amore ad minchiam, tutto concentrato sulla propria presunta prestanza sessuale, ma in realtà è solo un dolce e cervellotico sentimentale vittima del mito.
La donna è difficile da descrivere fuori dal proprio essere, dalla potenza espressiva dell’aneddoto, pensi alla donna e pensi a ciò che dice, a ciò che ha detto, a ciò che ha fatto e a ciò che non ha fatto e non farà mai.
Se penso alla donna penso al particolare, all’attenzione, alla perseveranza, alla passione, al fascino, alle gambe, alla testa, un po’ anche al culo, all’amore, agli occhi rossi, ai sorrisi, ai bronci, alla fatica, alle scemenze, alla stupidaggine, al menefreganulladite, alle mani.
Una donna che conosco un giorno mi ha raccontato che se pensa all’uomo pensa
al particolare, all’attenzione, alla perseveranza, alla passione, al fascino, alle gambe, alla testa, un po’ anche al culo, all’amore, agli occhi rossi, ai sorrisi, ai bronci, alla fatica, alle scemenze, alla stupidaggine, al menefreganulladite, alle mani, alla barba.
Che strano, quattro peli a far la differenza?!?
La donna è tanto, sì, ...tanto che non la racchiudi in quattro righe, e nessuno la conosce davvero bene, nessuno tranne uno: l’uomo.
Uomo che però finge, finge di non sapere, e un po’ lo fa per evitare rotture di coglioni di tutti lì a chiedere “dimmi della donna”, e un po’ perché fa parte del gioco.
Quel gioco che piace ad entrambi, che unisce e divide, che si e no, che fa andare avanti le cose o precipitare il tutto, che fa sudare, godere, pensare, fuggire, corrersi incontro.
Ecco... questa è la donna (e questo... è l’uomo).
Conoscevo uno che diceva d’essere cambiato.... mentiva.
Le persone cambiano?
Domanda curiosa alle 23.53 di un 24 giugno qualsiasi, sa di zanzare che ronzano a pochi passi dal solstizio, curiosa che forse non meriterebbe nemmeno una risposta, ma fa fresco questa sera, ed è così che lancio convintamente uno sconcertante e banalissimo no... le persone non cambiano.
A volte “si cambiano”, quello sì, si cambiano i calzini, la camicia, il taglio dei capelli, l’espressione del volto, il dentifricio, la giacca, le scarpe, il medico di base, l’olio nell’auto, l’elettricista e pure il dentista, ma lo fanno senza cambiare davvero.
Altre volte “si adeguano”, anche questo sì, si adeguano al lavoro, al caldo e al freddo, all’Italia fuori dai mondiali, ai 5 stelle al governo, alla fiatella delle 6.45 della vicina di materasso, al sesso, all’ovvio, alle vacanze ad agosto, al capo, alle regole, al potere supremo, al volere della compagnia, ad Amazon, ai tempi del marito dell’amante, ma... anche qui... lo fanno senza cambiare davvero.
Altre volte ancora “si convincono”, questo proprio tanto sì, si convincono che è giusto, che si deve fare e che non si deve fare, che la Nutella fa male e che il vino va moderato, si convincono che l’amore passa, che l’importante è sentirsi giovani dentro, che dagli errori si impara, che i soldi non fanno la felicità, che l’Eutirox prima o poi smetti, che l’importante è la salute, che io “le corna non le ho”, che ti amo, che non ti amo, che poteva andare peggio, che il merito premia, che il petrolio si stabilizzerà, ma... ancora una volta, lo fanno senza cambiare davvero.
Le persone non cambiano, se mai deteriorano, gli uomini di più, le donne se possibile anche peggio.
Le convinzioni si incrostano in giustizia di parte, assurgono a carta costituzionale di coppia. L’essere si trasforma in sopraffazione degli spazi altrui per affermare il proprio super io, come un Sigmund Freud qualsiasi.
Le distanze tra “l’è” e “il dovrebbe” diventa incolmabile, i propositi di rinascita dell’uomo nuovo si infrangono in un istante, la stessa velocità con cui passa l’affetto eterno dopo il coito: trevirgolaquattrodecimidisecondo.
Le persone non cambiano, come non cambia la mia pizza preferita, Margherita ben cotta a venti, trenta e quarantacinque anni.
Il cambiamento è l’illusione di chi vorrebbe viverlo per davvero e di chi l’ascolta per finta: il primo è un frustrato ed il secondo un sognatore.
Ed ora... come sempre... buonanotte,
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