Lo spazzolino da denti non si restituisce mai

Lo dovevi sapere subito... così ho scritto qualche pagina fa.

Effettivamente la fine del libro lo aveva spiazzato, il dentifricio e lo spazzolino no, non glieli doveva rispedire, in fondo era terminata la loro storia d'amore clandestina ma se per caso al povero Livio fosse scappato di doversi lavare i denti da quelle parti?!

E dire che Luì l'ha sempre sostenuto: "Dopo... amici mai!".
Al massimo conoscenti, un ciao di circostanza, un come stai disinteressato, tempo richiesto dall'incontro che segue la fine della relazione: "quattro minuti compresi i preliminari e i denti non te li lavi più da me".
Ok ci sta sempre una sveltina lacrime e rimpianti, ma dopo non ci si deve sorridere nemmeno un po', al massimo uno sguardo malinconico alla John Belushi, whisky e occhio perso nell'oblio.
Non si può essere amici di chi ti ha visto nudo e pure particolarmente da vicino, un post coitus interruptus presuppone un minimo di risentimento, l'amore finito deve fare rumore da qualche parte, quindi niente slanci al sapore di "ti vorrò sempre bene qualunque cosa succeda", è una puttanata atomica.
Una roba che si dice perché fa politicamente corretto, ma fa pure vomitare.
Comunque, tutto questo premesso, è vero pure che i pezzi di vita non si restituiscono, va bene riconsegnarsi i regali preziosi, dividere il conto in banca, la casa, l'auto, e le ferie con i bambini,  ma mai ridare lo spazzolino, l'accappatoio, oppure il perizoma che lui gli ha sequestrato quella sera che giocavano a "you porn anche tu" sulla spiaggia di Rimini.
Restituire lo spazzolino è un po' come dire "ti schifo, e un po' ti schifavo anche prima quando schizzavi lo specchio del bagno", fa brutto.
Così come restituire il perizoma, fa maleducato, sembra tu le abbia fatto un favore a conservarlo ma "finalmente te lo ridó chè  ho paura mi si possanno attaccare le piattole". 

Luì ad esempio non è più amico di nessuna, a parte Agata che lo sopporta da una vita e non si capisce il perché, però conserva  gelosamente la paletta di plastica del primo gelato comprato insieme, una scarpa tacco dodici spaiata, una Big Babol usata poco, il badge di quella sera che lei era di servizio, un libro bruttissimo con una dedica bellissima, una foto, un pezzetto di cuore.
Ah certo.... pure un perizoma, ma c'è solo un problema, non si ricorda di chi è, un po' come i boxer usati che la Sda Express Courier gli ha riconsegnato ieri, carini eh, nero gessati, c'era anche un bigliettino, firmato Leila, la sua ultima ex, "ti vorró sempre bene qualunque cosa succeda", qui il problema è un altro però, quei boxer non erano suoi. 
Che si sia confuso il corriere??


La prossima volta però....

"Ma tu poi avevi delle strane idee in testa?"

"No... Assolutamente! No, io sono partito che avevo solo voglia di andare, mica pensavo a cosa poteva succedere, come e perché. 
Non pensavo, avevo solo fretta, e il navigatore invece che stava lì ad insistere ... Svolta a destra, fra 300 metri svolta a destra, ora svolta a destra... e si è pure spazientito, sì perché io odio tutti questi che insistono nel dirmi cosa devo fare, e quindi non l'ho ascoltato e sono andato dritto, così dritto che a momenti stiravo una ragazzina in bicicletta che non so perché se ne stava in giro a quell'ora tarda.
Comunque ce l'ho fatta e sono arrivato, ho impiegato 10 minuti, non di più!"

"E poi? Poi che è successo? Cosa le hai detto?"

"Mah, ho detto ... sono qui ... che come cosa ora che ci penso non è molto originale, ma lì ero e lì volevo essere"

"E lei? Cos'ha detto lei??"

"Lei ha detto ... non so se ti faccio entrare..."

"Noooo! E tu? Tu cos'hai fatto?"

"Ho abbassato il finestrino e ho detto ... se vuoi parliamo da qui... Poi lei mi ha fatto entrare!"

E quando sei dentro possono succedere un sacco di cose, quasi un'esagerazione di cose ...
La prima comunque è che può non succedere niente, niente di nulla, silenzio, imbarazzo, un bicchier d'acqua, dieci minuti e ciao, ci vediamo alle Cicogne fra tre anni; la seconda è che può succedere che lui ci prova e lei lo uccide, stesso risultato, solo che alle Cicogne non si rivedranno mai; la terza è che può succedere che lui la guarda negli occhi mentre lei parla, e sorride, e ascolta, e il tempo passa e lui non se ne accorge e lei neppure, il finestrino dell'auto è ancora abbassato e il navigatore: " ...rientra..., fra tre minuti rientra...".
Quest'ultimo caso è pericoloso, una rogna direi.
Sì perché se lui ha voglia perfino di ascoltarla con attenzione alle due di notte, beh allora magari subito dopo gli viene pure voglia di baciarla.
E voglia di baciarla è grave, pericoloso per l'appunto, perché non ho detto due botte, ho detto baciarla, e aver voglia di baciarla  vuol dire aver voglia di sentirne il sapore, l'odore, i brividi.

"E l'hai baciata Luì?"

"No..."

"Ahh... e perché?"

"Mah... primo perché sono un pollo, poi perché non si può fare sempre tutto quello che passa per la testa, poi perché io sono timido e lei forse mena, e poi perché magari mi sarebbe pure piaciuto, e magari sarebbe piaciuto anche a lei, e a quel punto sarebbe stata la fine, da grave sarebbe diventato gravissimo..."

"Luì e da quando tu hai paura del gravissimo??"

"Eh... bello, è vero... io non ho paura del gravissimo... il gravissimo al massimo a me mi commuove... Sai cosa? La prossima volta la bacio..."

La notte bisognerebbe starsene a letto, e se invece si decide proprio di andare bisogna usare la testa e basta, uscire con una maglietta e non in camicia e soprattutto ascoltare il navigatore.
Sì perché se il navigatore ti dice svolta a destra un motivo c'è, e quando si guida inutile star lì a pensare a lei che sorride, si deve guardare la strada e svoltare a destra.
 
"E quando te ne sei andato Luì, lei che ha detto??"

"Ha detto buonanotte, e per favore non tornare.." 
 
"Noooo!?! E tu?"

"Io ho detto buonanotte a te, ho voglia di rivederti, ci sentiamo domani..."

"Ahh, arrogante, e il navigatore??"

"Il navigatore ha detto ...svolta a destra, fra 300 metri svolta a destra, ora svolta a destra, oppure... senti a me...  fai un po' quel cazzo che ti pare... come al solito, la prossima volta però... Baciala!"


Il PRINCIPE AZZURRO NON PORTA LE PALLADIUM

Non fatevi ingannare dal titolo, le Palladium non c’entrano quasi nulla, è solo un modo per fare pubblicità pro domo mia che non si sa mai che c’è una ragazza che le adora, si incuriosisce, ci crede e mi chiede il numero di telefono.

Comunque il punto non è questo, il punto è un altro, è successo che qualche ora fa una donna, una di quelle che potenzialmente potrebbero avere un 10 su 12 (per i dettagli di questa cosa vi rimando al mio dodecalogo di qualche mese fa – nda) , mi dice più o meno così:“…credo ancora nel principe azzurro… e se mi dovesse capitare di incontralo, anche solo tra le pagine di un libro … io perderei il contatto con l’intorno…. e pensa potrei pure credere nel lieto fine”.

Fantastico, dopo “perdere il contatto con l’intorno” è arrivata a 10,5 su 12, e dopo “il lieto fine” ha raggiunto gli 11 su 12.

Però ahimè devo deluderla, il principe azzurro non esiste, e lo dico nonostante io stia indossando una calzamaglia blu, un corpettino dorato, una corona d’argento ed una spada d’oro, e il tutto solo per calarmi nella parte!

Il principe azzurro non esiste, non esiste perché sarebbe troppo facile, pensate a questo giovinotto
d’altri tempi proiettato ai giorni nostri, sarebbe certo bello slanciato, aitante, ricco, potente, moderno, una bella macchina, un padre che sa sempre tutto lui, il sorriso splendente, il look giusto, generoso, intelligente, presente quando serve e assente quando non serve, premuroso, molto premuroso, passionale… no anzi..., passionale no, passionale meno, uno così non è passionale, è pulito magari, ecco pulito sì, ma non passionale…
Comunque, torniamo sul pezzo, uno così sarebbe una favola ma, e dico MA, con un enorme difetto: sarebbe un “banalmente noioso”, un facile in altre parole.
E i facili, si sa, non vanno.
Si è così, non vanno…, la storia racconta di uomini facili, e io posso aggiungere di aver conosciuto personalmente anche qualche donna facile (che detta così fa un po’ puttaniere, ma qui facile sta per “non complicata” e non la si deve confondere con il più gettonato “generosa”!), che al di là del genere era tutto perfetto, non una sbavatura, non un difetto, non un rumorino fuori posto, non una sera fuori a vedere la partita, l’uscita con le amiche massimo due volte al mese, non una volta che lui non fosse comprensivo, non una volta che lei non fosse dolce e, nonostante tutto questo, lui che si chiedeva: “ma perché diavolo non riesco a… no, ecco, non riesco a… tipo.. sì insomma non ce la faccio che… uffa!!”;e lei che spesso si trova a pensare: “amici, stiamo diventando amici, lo sento, è il mio migliore amico, gli voglio bene… se perdessi la testa per un altro a lui andrei a chiedere consiglio su come fare!”.
E lui che inizia a distrarsi per un'altra lei e lei che inizia a pensare ad un altro lui, magari un po' meno azzurro e pure un po' meno principe.

Ecco questo è il destino dei principi azzurri e delle principesse rosa: perdersi in facili storie già finite sul nascere. Solo questione di tempo.

Sì lo so, ora i ben-pensanti diranno che sono un cinico qualunquista, e aggiungeranno “tu e il tuo amico Luì cazzeggiate, siete dei delusi che vedete tutto negativo, le storie azzurre esistono!!“ E poi chioserebbero con un “Confondi l’innamoramento con l’amore, la passione con l’amore, l’ormone con l’amore… il letto con l’amore, il cofano della macchina con l’amore, non può essere tutto come all’inizio, le cose cambiano, si matura, ci si evolve…”, e tutta una serie di scemenze del genere.

La passione da sola non è amore, è vero, ma l’amore è certamente passione....

“Agata ma quante volte hai fatto l’amore con il tuo ragazzo nell’ultimo mese?”

“Luì ma sei invadente! Ma.. non so, non ricordo, credo, cinque volte, fammi pensare… allora… lunedì 16, sabato 21, mercoledì 25 e domenica 29, il 29 due volte, dalle 22.30 alle 23.15, dopo ho fatto la doccia. E tu Luì quante volte, ora tocca a te?!”

“Io? Ah io mi ricordo perfettamente Agata, l’ho fatto ogni volta che ne abbiamo avuto voglia… una volta era un giorno che lei è arrivata ed era bellissima e profumava di buono; e poi un’altra volta che lei mi è saltata addosso in cucina mentre preparavo la cena; poi quel giorno a pranzo che la sono andata a prendere all’uscita del lavoro, e ci siamo infilati in auto nel primo filare di fianco ad un campo, con una mucca che ci guardava dal finestrino; poi due volte nella vasca da bagno, una nella nostra ed una a casa di amici che in salotto c’era un gran casino e non ci sembrava il caso; e poi una sera che io ero triste perché era stata una giornata molto difficile ma fingevo di essere felice, e lei mi ha abbracciato sul divano e mi ha chiesto di addormentarmi sulle sue ginocchia, che la giornata sempre difficile è rimasta ma io non ero più triste! E poi anche quella volta che ci siamo incazzati come le bestie e siamo rimasti con il muso tre giorni senza rivolgerci la parola”.

Capito la differenza??
Agata è innamorata del principe azzurro, Luì è innamorato di…. di… di adesso non lo so come si chiama ma è innamorato; Agata tra qualche mese sarà single per poi innamorarsi di un nuovo principino, Luì tra qualche decennio sarà con il lieto fine; Agata porta le ballerine, Luì porta le Palladium.
E il principe azzurro di Agata svanirà semplicemente perché non è mai esistito, non era un principe era uno che voleva fare il fidanzato, voleva il lunedì, il giovedì, la domenica e voleva pure la macchina pulita, e vicino alla mucca non si tromba e in bagno a casa di amici non si va, in cambio dava comprensione, perfezione, un tono sempre pacato e rassicurante, faceva regali e sorprese, ma non dava la smania.... non dava quel tutto all’improvviso o quel niente se necessario.

Ecco allora amica mia che a volte “perdi il contatto con l’intorno”, lascia stare i principi azzurri che sono noiosi, cerca il lieto fine, se la strada per arrivarci è tortuosa, costellata da mucche al pascolo, da errori, da un po’ di orgoglio, da “ma che cazzarola devo fare?”, non fa niente, chissenefrega, continua a seguire l'istinto che è più profumato e lascia stare la ragione e soprattutto ascolta me che lo so, che conosco molto bene quell’esperto di Luì, che non ne azzecca una ma certo non si annoia, perché Luì, testardo, fugge ogni compromesso con se stesso e pure con gli altri se necessario!!

Quelli dell'amore a metà

E sei in bagno che ti stai preparando, senti l’adrenalina che sale, la doccia veloce, insisti solo sull’ascella e sull’intimo che va bene essere macho ma non vuoi essere eccessivo, il telo di tela che fa vintage per asciugarsi, Breeze man per deodorarsi  (una garanzia dal 1962), il regola barba a 2,5 per stare giusto due millimetri sotto il trasandato, e ti pettini. 
E qui stai già pregustando la serata, la doccia l’hai fatta senza pensare, mentre ti pettini invece sei già proiettato a quando lei uscirà di casa e dovrai baciarla delicatamente sulle labbra guardandola negli occhi, non il culo, gli occhi, è importante.
E allora a seconda dello stile ci si butta sul gel, sulla crema fissante oppure semplicemente su asciugacapelli e spazzola.

Ora non insisteró eccessivamente sul resto, solo un breve cenno a quella che è la meticolosa scelta dell’abbigliamento, si perché il maschio pseudo-innamorato sceglie con cura l’abbigliamento, cerca di fare attenzione, "la camicia azzurra o bianca" e "sotto o sopra il pantalone" sono i suoi dubbi amletici, mentalmente cerca di figurarsi lei di fianco a lui e si chiede che cosa farà pendant con le sue bellissime gambe, poi solo una certezza: il mocassino. Sì ché il maschio pseudo-innamorato vuole essere veloce e il mocassino è certo la scarpa più veloce da togliere.
Ho già usato un paio di volte la definizione pseudo-innamorato, che decontestualizzata può pure sembrare brutta, un tantino cinica se vogliamo, ma è semplicemente una nota d’autore, cioè mia in pratica, io lo pseudo-innamorato lo uso per quel soggetto di genere maschile, ma sempre più spesso anche femminile,  che oggi è sicuro di esserlo – innamorato intendo – ma fra due giorni un pò meno, e se non fosse inebriato dai vapori profumati del Breeze forse anche sull’oggi potrebbe avere qualche dubbio.

Lei esce di casa, e lui “ciao, sei bellissima questa sera...” e la bacia dolcemente sulle labbra.... ma le guarda il culo, e lei “anche tu sei molto bello, mi piace il mocassino e pure la camicia azzurra fuori dal pantalone.. hai gusto”, e mentre lo dice pure lei gli guarda il culo.
Che strane le coppie, due ore di preparativi, tre giorni di messaggi per fissare l'appuntamento, dettagli, gel, asciugacapelli, profumi, deodoranti, sapone, cuore che batte, accelleratore a tavoletta  in circonvallazione per non fare tardi, “non vedo l’ora di vederla/vederlo"e poi tutto si risolve in due che si guardano il culo a vicenda. Dovrebbe far riflettere questa cosa.

Ecco comunque l’inizio è sempre così, poi c’è la cena, poi c’è il raccontarsi la propria giornata o la propria vita a seconda che sia la terza o la prima volta che ci si vede. Sì perchè la prima volta ci si racconta la vita, c’è fretta di arrivare all’intesa; la terza volta invece ci si racconta che cos’è successo durante il giorno, perché poi queste vite tanto affascinanti da farsi raccontare per ore e ore e ore mica sono così frequenti.
La quarta volta invece scatta l’amore a metà, non è la certezza, non siamo all’inciso sulla roccia sia chiaro, è solo probabilità  statistica:  in una curva di Gauss la locuzione  “l’amore a metà inizia la 4^ volta”,  sta al vertice della campana. E’ un tendere all’amore a metà, sono le forze occulte che spingono in quella direzione.

L’amore a metà partorisce spesso unioni durature e tristi o semplicemente finto-felici, convivenze, matrimoni, figli, apatia, lavatrici dalle 23 alle 23.45, le feste a scuola, le vacanze al mare, le notti insonni, l’insoddisfazione, problemi piccolissimi che appaiono insormontabili, la seconda casa, il mutuo, la routine,  tradimenti occasionali, amanti stabili, stabili tradimenti occasionali, le otto in ufficio, le otto in ufficio con l’amante, l’analista, le partite a calcetto a cinquant’anni, la pancia flaccida, la noia, il rumore dei capelli che cadono, il “tanto cosa vuoi, poi si diventa vecchi…”.
L’amore a metà è il contrario dell’amore in effetti, il problema è che gli innamorati a metà non se ne rendono conto, si convincono che deve essere così, vivono la coppia semplicemente come l’antidoto alla solitudine.  L’inevitabilità dell’amore a metà.

L’amore a metà è contagioso, peggio di un virus, colpisce prevalentemente dai 35anni  a seguire ed è inversamente proporzionale all’ormone. Sì perché l’ormone abbondante produce la passione, che si alimenta di cervelli e saliva e profumi e non lascia spazio agli agguati della noia. Insomma, terra terra, per capirci meglio ed in poche parole: bisogna “trombare” molto! All'interno della coppia per inciso, non fuori, perché altrimenti l’ormone crea confusione, non unione!
“Luì ti sei mai innamorato a metà”

“Agata ma che domanda è? Certo l’ho fatto spesso”

“Ah… spesso. E te ne sei accorto subito?”

“Subitissimo, la prima volta, quando abbiamo iniziato a raccontarci le nostre vite, birra-pizza e tante storie, un classico. Sì perché fai attenzione Agata, sia l’intesa fisica che l’intesa mentale non hanno bisogno di tempo per scoccare, è un attimo, anzi è un subito. Il tempo serve per conoscersi, serve per capire che cosa succederà quando si rallenterà con il saltarsi addosso vicendevolmente in ogni istante ed in ogni dove;  il tempo serve per capire come si potrà riempire lo spazio lasciato vuoto da dialoghi interrotti, perché anche gli innamorati pieni a volte si interrompono. Ecco a questo serve il tempo, serve dopo in sostanza, prima non conta nulla....”

“Allora Luì esiste pure l’amore pieno?”
“Certo Agata, te l’ho detto”

“E tu Luì ti sei mai innamorato di un amore pieno?”
“Certo mi è capitato spesso. Oddio, veramente non così spesso.... però.... però me ne sono accorto quasi sempre e soprattutto quasi subito… “    

NEGARE!!! NEGARE SEMPRE!!!

Negare. Negare sempre.

“Ma tuuu fottuttissimo stramaledetto!!!” – “Io? Io no!! Mai!! Non ero io, io non c’ero, ti sei sbagliata, è un misurdenstanding, ho un alibi, il mio amico, il calcetto, il meccanico, l’ufficio, la riunione, ahh la riunione, è finita tardissimo… non è come sembra, ti posso spiegare!!”

Da che il mondo è mondo il professionista nega, non è come sembra e ti posso spiegare. Punto. Il resto sono dettagli.
Pausa pranzo, 12.45-14.30, è l’ora dei professionisti, anzi delle professioniste, sì perché la statistica dimostra che il tradimento oggi è donna. L’uomo è un incidente, è capitato lì per caso, e se non è stato il caso  è certamente stato travolto dagli eventi. Eventi spesso tragici, azzarderei tragicissimi.

Dicevo, 12.45…
“Ciao sei uscita?”
“Sì, tu?”
“Sto parcheggiando al solito posto, quello del lunedì, ti aspetto”
“Sono salita in bici ora, ma il tacco mi sta rallentando, e la gonna è troppo corta e il tipo sulla panchina mi sta guardando il culo, ora suono da mia suocera e la saluto che così è blindata e poi sono da te”

Parcheggio dell’albergo, auto di lui in bella vista di fianco ad un furgoncino della Segafredo Zanetti, sì perché doveva proprio incontrare quell’agente di zona che doveva presentargli quel cliente di Lugo che aveva un affare per le mani che la moglie non può davvero capire quanto è importante.
E qui è già  chiaro come gli eventi stiano diventando travolgenti.

Lei entra dall’ingresso principale, il tacco è arrogante ma fa un leggero ticchettio, probabilmente si è rovinato sulla bici; lui entra dall’ingresso sul retro, l’uscita di emergenza praticamente, la camera  è già prenotata, la ragazza alla reception non sa nulla, non conosce nessuno, è lì da poco, dice solo: “stanza 305, terzo piano, la seconda a sinistra, lei è già dentro, gli asciugamani al solito posto, la finestra socchiusa come piace a te, quattro cuscini, e per mercoledì prossimo alla solita ora ho fissato la 309, ok?”. Gli eventi stanno diventando sempre più tragici.
L’ora che segue è di passione, passione vera, trasgressione, apici mai toccati, una-due-tre-quattro... facciamo tre volte, sguardi agitati, veloci, tesi, sudore e sorrisi, sorrisi e biancheria da buttare, vicini di stanza che fanno la Ola e cameriere ai piani con quella vena di malcelata invidia per un sessanta minuti di gloria. Adrenalina ai massimi che neanche ad un concerto dei Joe di Brutto.

Finito, si rientra in ufficio, il lui di lei chiama: “Tutto bene? Stasera? I bambini vai tu?”-“Certo, non preoccuparti, ti bacio!”; la lei di lui chiama: “Tutto bene? Stasera? La cena? Vai tu al Conad?”-“Certo, non preoccuparti, ti bacio!”. Che poi uno si chiede come mai l’80% di tutti gli accoppiati del mondo si chiami un attimo prima di entrare in ufficio e mai a metà della pausa pranzo, effettivamente troppa confusione per telefonare a quell’ora.
E poi la sera si rientra a casa, i bambini, il Conad, la cena, la doccia, la tv, il telegiornale, ahh il telegiornale… la morte vera di ogni passione, il Renzi del sentimento, poi il libro sul comodino, un bacio di circostanza, una buonanotte distratta, i denti prima di dormire, un bicchier d’acqua, la pipì, di nuovo la pipì se la prostata non funziona, la maschera al cetriolo per lei,  una sigaretta sul terrazzo, due passi in giardino, nudi, vestiti, vestaglione, babucce, la febbre, i bambini che demoliscono il salotto, il terremoto, un black out, l'ufficiale giudiziario di Equitalia, la macchina che va a fuoco in garage, la mamma di lui che chiama a casa: “Hei ciao, volevo solo dirti che oggi a pranzo ho visto Agata, che carina, è passata a salutarmi”, il ferro da stiro che fa saltare la luce in tutto il palazzo, gli eventi insomma stanno decisamente capitolando,  tutto può ancora succedere... ma! 
Ma resta e resterà un’unica e solida certezza: il cellulare in silenzioso... sempre, saldamente e costantemente bloccato nella mano sinistra. Quasi una paresi tecnologica.
Praticamente la difesa del sacro graal!
E il tutto tutto per: “Notte..” - “Notte a te…” -  “Fantastico oggi…” - “Sì pure ieri non è stato male…” - “Vorrei essere lì” - “No qui c’è troppa gente”” – “Scemo!” – “No pazzo... di te!” – “Domani?” – “Sì, certo!” – “Solita ora?” – “Solita ora!” - "Notte :-))" - "Notteee ;-)))".

“Caro ma che fai?? Vieni a dormire??” - (in realtà caro non lo dice più nessuno ma fa molto commedia all’Italiana  e allora l’ho scritto – nda).
"Sì un attimo, arrivo, devo rispondere al gruppo “gli amici del tartufo bianco di Norcia” su Whats App, e poi mi hanno scritto quelli del “gruppo di lotta e governo per la difesa della lepre nelle paludi della bassa Romagna” e pensa giusto ora “gli amici del venerdì”, mancano solo “i cugini del giovedì”, “gli ex allievi di Radio Elettra” e arrivo!

Ore 8.30, il giorno dopo, lui fuori dall’ufficio di lei, è capitato lì per caso, era già passato troppo tempo, un saluto rubato, un bacio furtivo, gli eventi stanno per diventare tragicamente travolgenti, da dietro la siepe che da sul controviale, tutto ad un tratto, quatta-quatta lemme-lemme, esce la moglie di lui: “TUUUU!!!! Maledetto bastardo, gran pezzo di… debosciato,  ti rovino, ti distruggo, ti flagello, ti massacro, hai detto sì di fronte a 1824 invitati di cui 824 abusivi…” e poi i fulmini, le saette, gli schiaffi, i graffi, i calci in culo, il coltello, la fuga con l’auto, l’inseguimento, i carabinieri, lo psicoterapeuta preallertato, quattro punti di sutura per lei, poi il silenzio e infine i netturbini che puliscono il campo di battaglia.
Ore 18.00 – lui rientra a casa – la loro – lei lo aspetta sulla soglia, livida in volto, ancora il sangue dell’altra sull’avambraccio, il coltello spacca ossa nella mano destra, il tagliaunghie nella sinistra… Lui: “Ciao cara, ma che succede, sei spettinata” – Lei: “Ma grandissimo stronzo, così ti presenti dopo quello che è successo questa mattina??” – Lui: “Questa mattina? Questa mattina quando?? Io? Ma a che ora? Alle 8? Ero in ufficio già da mezz'ora, guarda che non stai bene, non è che hai mangiato troppo oggi a pranzo? Forse avariato? Poi ti sanguina il naso, ti sei sporcata l'avambraccio... vieni tesoro, ora ti accompagno a dormire e mi metto lì di fianco a te..” – Lei, sbigottita, attonita, col sangue sempre più raffermo, irrimediabilmente travolta dagli eventi: “Sì caro, hai ragione, meglio se mi riposo un po' …”.
Il professionista nega, nega sempre. Buonanotte…  

Lui, lei, un film brutto e l'antidoto alla malinconia.

E poi c’è che “Hei cosa fai domani sera?? Perché non vieni da me a vedere un film brutto??”

E’ questa la nuova frontiera dell’approccio maschile, ne parlavo giusto una sera di queste con un’amica filosofa, in queste poche parole, in quest’invito anomalo a volte lasciato cadere sottovoce ed un poco sottotraccia, si nasconde un mondo, quello dell’uomo single malinconico.
Immaginatelo porello…  ogni giorno che rientra a casa dall’ufficio, è tardi, spesso molto tardi, la testa piena di pensieri, molti problemi, qualche soluzione, una Moretti in fresco, le scaloppine al limone, la moka pronta per un caffè lungo quasi americano, vorrebbe far due passi dopo cena ma piove, poi  l’ha appena chiamato il suo amico figo, quello che: “Heii!! Sai ieri? No dai... meglio che non ti dica! Fantasticaaaa, un vulcano! Aggiungo solo: terribile! Poi innamorata eh? Subito! Un casino, l’ho capito immediatamente.  Quando si dice il colpo di fulmine, anzi fulminissimo. Oh e lei ancora si deve riprendere!! Devastata!!” – “Ah bene, bello! E ora dov’è?” – “Chi? Lei? Ora? No ora…. no ecco ora non lo so…, l’ho chiamata poco fa sai... per salutarla, non volevo fare quello che se ne frega,  ma il suo  cellulare non prendeva, cioè prendeva  ma prendeva male… cioè prendeva  ma lei non l'ha sentito, sì un paio di squilli, così solo per salutarla ti dicevo, perché mica m’importa, ma lei era fuori, con lui… sì lui l’altro, sì quello che adesso smettono, probabilmente non ha risposto perché ho chiamato mentre lei gli stava dicendo: Adesso Smettiamo! Così, bella decisa, ne sono certo”.
Ecco allora che il single malinconico pensa che così non va bene: “No come lui no, questa fine qua io non l’ho da fare”, e allora decide che la malinconia deve essere scacciata e pensa a come far scattare la trappola, l’obiettivo è: compagnia, certezza del risultato, fascino, sensazione di potenza, "magari se va tutto bene dopo il film mi sposo".

E non c’è niente di meglio del film brutto per tutto questo. Se la ragazza dice sì ed aggiunge: “Dai alle otto sono da te, porto un vino rosso ma  tu mi raccomando i calici!”, nove su dieci è fatta.
Dico nove perché la certezza del dieci lui ancora se la deve giocare, non è sufficiente il “sì vengo”, è tanto ma non basta, è conditio preliminare ma poi, l’uomo singolo,quasi ex-malinconico, deve fare ancora un po’ di attenzione al particolare, ed è per questo che diventano fondamentali tre cose: l’abbigliamento, il capello, il saluto.

Per vedere un film brutto con la donna della svolta l’uomo deve indossare un jeans a vita bassa sdrucito sul ginocchio destro che fa vissuto, niente cintura, pulloverino a V aderente se c’è l’addominale, un pelino più rilassato e nero snellente se l’addominale c’era. Poi il capello spettinato, ma spettinato con cura, uno spettinato ricercato che si noti che c’ha perso un trenta minuti per ottenere quell’effetto. E la porta si deve aprire, quasi spalancare, deve dare un senso di accoglienza, ed ecco l’uomo che si affaccia, la luce soffusa, un sorriso misterioso che si perde nella barba incolta,  i due calici nella mano destra pronti per il primo brindisi, lo sguardo penetrante ed un bacio distratto con passione, tipo Mickey Rourke prima della scena del frigorifero, e per chiudere:  “Ciao, sono molto felice che tu sia qui…”.
Se tutto questo succede e lei non scappa prima di entrare il risultato è assicurato, siamo al dieci su dieci, il film brutto e noioso scorrerà a margine, il vino scorrerà nei calici, il jeans a vita bassa si ritroverà piegato sulla spalliera del divano, tutti belli concentrati a recitare la propria parte, serata di passione mediocre che entrambi si racconteranno come “irripetibileee!” ma che tra se e se ricorderanno con: “beh ok… in tv non c’era niente…”. Poi lui a letto e lei a casa, la propria, tutti e due tristi, ma di una tristezza spenta, che è peggio della tristezza normale, è di più, è lei che pensa: “ok prima di andare a dormire passo da C&P a comprarmi una pasta per la colazione di domani”, e lui che rigirandosi nel letto aggiunge: “ahh, mi sono dimenticato di fare il bidet…”.

Ebbene sì, il film brutto non è stato un grande affare, ok guardata dal punto di vista dell’amico figo fa statistica,  dal punto di vista dell’amica di lei fa “beh almeno hai fatto serata!”, e dal punto di vista di C&P fa “beh almeno ho venduto due paste”, però credetimi, insisto, non è stato un grande affare.
Sì certo… può capitare che una mattina in ufficio il lui o la lei di turno  se ne stiano lì ad ascoltare con scarsissimo entusiasmo un cliente spaccaballe che si lamenta dell’eccessiva esosità della commissione sull’accordato, e mentre questo si lamenta lei o lui pensano: “cazzarola volevo innamorarmi e invece sono solo malinconico!”, ecco può capitare, ma la soluzione non è il film brutto, no, la soluzione è sorridere.

Sì sorridere. Sorridere lasciandosi andare, a quello che succede oppure a quello che succederà, anche se non hai la più pallida idea di che cosa sarà dopo, non si deve pensare troppo, non ci sono i tipi e nemmeno gli stereo-tipi,  non c’è strategia, non c’è la donna ideale cos' come non c'è l'uomo ideale,  non c’è il dvd, non ci sono i calici, non c’è il vino rosso, non c’è il capello spettinato e nemmeno la luce soffusa, c’è un jeans a vita bassa però…., sì quello c’è… ma non è piegato sulla spalliera del divano ma scaraventato sul tavolo del salotto o dimenticato dentro al frigorifero aperto poco prima per prendere una Moretti ghiacciata, perché si inizia sorridendo e si finisce che non sai che cosa succederà al tuo jeans, e fondamentalmente non te ne può fregare meno di un'emerita mazza, ed è solo allora che potrai dire di essere davvero felice, e sudato, e non dico innamorato ma certamente non malinconico, al più se proprio vogliamo, leggermente nostalgico... ma questo poi passa.
E C&P? Beh, le paste magari le compriamo venerdì prossimo,  andiamo assieme però, da solo non mi va!!

12 cose che rendono una donna irresistibile



Mi ero ripromesso che avrei fatto altro, giuro, questa sera niente storie, già Venere in questo periodo mi dicono sia favorevole e quindi dovrei sfruttare le occasioni, anzi dovrei crearle che altrimenti poi le occasioni si offendono e mi abbandonano, e perciò  uscire e via, niente soste né inutili tentennamenti..
Sono stato indeciso fino all’ultimo tra l’andare a cena fuori, andare al Cinedream a guardarmi Lupin III contro Conan o eventualmente approfondire le procedure pre-concorsuali e i risvolti del concordato in bianco, che magari mi capita un giorno di incontrare un’esperta di art. 182 che vorrebbe innamorarsi di me ma finisce che mi snobba perché non ricordo a memoria i termini dell’omologa del piano di risanamento, insomma un variegato ventaglio di opportunità.
Invece questa mattina mi è capitato “tra capo e collo on-line” un post strano,  anzi più che strano singolare, un’amica ha condiviso l’attenta analisi di una donna che parlava di uomini: “11 cose che rendono un uomo immediatamente sexy”.
Ed ecco che addio ai miei propositi e sono di nuovo qui.
Due passi in centro li ho fatti, pure un caffè d’orzo tazza piccola con scorza d’arancio per essere precisi, mica niente! 
Poi non ho saputo resistere, mi sono sentito in dovere di analizzare dall’altro punto di vista, quello mio, quello maschile, senza pretesa di rappresentare il genere, sia mai, e visti i risultati aggiungo pure “per fortuna”, e lo dico per il genere… mica per me.

E così ecco le 12 cose che rendono una donna immediatamente irresistibile, ne ho voluta trovare una in più per distinguermi e dare l’immagine di una maggior capacità di argomentazione, 12 è più di 11, e poi irresistibile e più di sexy, sexy è un di cui dell’irresistibile.

E allora via al dodecalogo, scritto senza pensare che forse viene meglio, sì perchè le cose migliori, così come le peggiori, le faccio e le ho fatte sempre senza pensare, vediamo cosa ne esce.
La donna immediatamente irresistibile…

E’ una donna che “Dice no”, o se proprio non dice no dice forse, ma non lo dice subito, prima ci pensa. Mica per stronzaggine, no tutt’altro, dice no perché si basta, non ha bisogno di "noi", si certo "noi" è meglio... ma non un "noi" qualsiasi bensì un "noi" che fa la differenza. E quindi niente ansia da orologio biologico o da “che cosa faccio questa sera che è finito pure Sanremo e le mie amiche sono tutte sposate??”. La donna che dice no sa aspettare, aspetta la differenza, e se la trova passa immediatamente al sì, senza problemi, sfacciatamente, pure con un po’ di romantica arroganza se vogliamo, e dice sì senza che lui abbia chiesto nulla, almeno non direttamente. E perché immediatamente irresistibile? Perché ti sceglie, ed essere scelti da chi sa scegliere è irresistibile.

E’ una donna che “fa sorridere”, che è di più dell’ironia, va oltre, ti contagia, lei  ti guarda per la prima volta e tu, uomo che punti ad avere almeno 4 punti su 11, smetti di pensare e automaticamente ti accorgi di avere le labbra con gli angoli proiettati all’insù. E’ provato, la donna che fa sorridere non ti lascia il tempo di pensare, tu la guardi e sei felice e vuoi che lei vada avanti, lei parla tu rispondi, tu parli lei risponde, non pensi a cosa dire, è la situazione che ti guida. 
E la conversazione continua, folle e divertente, va da sola, tu sei troppo impegnato a ridere e a lasciare che il tempo passi senza che nessuno dei due si renda conto di questo, e il tempo finisce e finisce anche che la bottiglia, un buon rosso autoctono, è vuota, e tu sei in auto che rientri dopo averla salutata con un bacio e ancora quel sorriso stampato, non riesci a smettere e stanne certo... non è una paresi.

E’ una donna “sincera”, non voglio mica essere troppo pesante a questo proposito, nessuna menata “sull’importanza della verità nel rapporto di coppia che è alla base della fiducia reciproca che altrimenti devo controllarti il cellulare, assumere un investigatore privato e pagare la tua miglior amica perché mi dia indirizzo e numero di telefono del tipo che ogni giovedì pomeriggio viene dall’estetista con te”, no, la donna immediatamente irresistibile è sincera perché nessuno le ha chiesto di stare con te, nemmeno tu,  siete voi che avete deciso di stare, quindi che diavolo di ragione c’è per mentire?? Fingere di essere, fingere di avere, raccontare di aver fatto, di star per fare, di non dire, di non andare, perché? Siamo liberi, tu lo sai, lei lo sa, quindi è sufficiente la verità.

E’ una donna "mora”, al limite castana dentro con riflessi ramati. Colori che nascondono un recondito significato? No, semplicemente preferisco le more, anche se una delle due volte che ho perso irrimediabilmente la testa era bionda, ma bluffava, tutta scena per confondere le acque e non farmi subito impazzire, sapeva il fatto suo.

E’ una donna "che non ha niente da dimostrare a nessuno”, questa l’ho copiata dal post dell’amica della mia amica che parlava di uomini sexy. A me la donna che non deve dimostrare niente a nessuno fa perdere il controllo, perché le logiche conseguenze di questa caratteristica sono sicurezza di sé, amante perfetta, intelligenza, stile. Sì ecco stile, il proprio, non altro, stile come modo di essere, di vestire, di apparire, che se ne frega delle convenzioni, e lo fa senza eccedere, cercando solo il proprio piacere, sì perché non deve dimostrare niente a nessuno se non a se stessa. Confermo, irresistibile.

E’ una donna "che ascolta”, sì perché quando siamo noi, o sono loro, o siete voi, insomma mettetela un po’ come volete, si è in due ecco il senso, uno parla e l’altro ascolta, poi uno ascolta e l’altro parla, ci si racconta a vicenda, e c’è il piacere di raccontare e farsi raccontare, dipende dal momento e dal perché, dal quando e dal dove, semplice reciprocità gratuita. Il contrario?
“Ciao amore mio, come stai? Com’è andata oggi?”
 “Beh dai, giornata complicata... pensa che..” 
“Ah complicata la tua?? Pensa me che mi sono alzata alle sette, pioveva e Gastone era chiuso e volevo l’integrale al miele e ho fatto colazione in quel bar dove quella barista con la voce da uomo che poi in ufficio quella stronza della Giusy pensa acida come pochi che io ho dovuto fare il mio, il suo e pure quello di domani e poi la parrucchiera e il tagliando all’auto e la spesa e adesso qui a cucinare che mica la Francesca che ci pensa sua madre che poi guarda sono triste perché a quell’incarico ci tenevo, sì ci tenevo, ma ora sono stanca, mi faccio una doccia e vado a dormire, tu che fai? Vieni a letto?”

E’ una donna "che le gambe lunghe sono molto lunghe”, come le more di prima, a me piacciono le gambe lunghe, se le incontro mi giro, con discrezione si intende, magari fingo di aver perso le chiavi dell’auto o di salutare un amico sull’altro lato della via, ma mi giro, perché sia mai che pure lei c’ha Venere favorevole e proprio me stava aspettando, meglio dar l’idea di essersi accorti, che fa sempre piacere a tutti. L’indifferenza paga ma a volte fa maleducazione.

E’ una donna "che non devi spiegare”, sì, non devi spiegare perché basta uno sguardo, un sorriso, basta il tono di un saluto, l’intensità di un abbraccio, basta il modo in cui dici “ehi, sei molto bella oggi…”, senza bisogno di aggiungere niente, mai, e la differenza sta nel quando succede, la donna a cui non devi spiegare è così da subito, dalla terza volta in cui la vedi, non c’è una ragione, non c’è l’abitudine degli anni, la conoscenza profonda, c’è solo la chimica, o chiamiamola affinità intellettuale, anche empatia se piace di più, c’è che… “ehi vieni qui, non dirmi nulla, ho capito…”.

E’ una donna "che non ha paura di aver bisogno di te”,  si perché immediatamente irresistibile è anche chi ti fa sentire uomo, e l’uomo protegge, lasciamo al genere maschile qualcuna delle sue ataviche peculiarità o presunte tali, ci piace, ci piace sentirci forti, da sicurezza, io maschio e tu fantastica amore mio, “ora ci sono io, è tutto a posto”.

E’ una donna che “io e lei a letto insieme te lo ricordi tutta la vita”, che non è assolutamente da confondere con: “Ehi fantastico, mai capitata una roba del genere! Davvero è la prima volta, giuro !!” – “Guarda pure per me, o madonna, o madonna, unico, solo tu, sempre tu, sempre di più, non lo dimenticherò mai, mai più, mai più”. No, è diverso, è sono due anni che non la vedi, che non la tocchi, che non le parli, ma ogni sera, ogni mattina, in ogni pausa pranzo, in auto, al mare, in ufficio, in coda alla cassa delle Cicogne il lunedì pomeriggio, almeno per un istante, forse due, pensi a lei, e la ricordi nuda, con te, appiccicati, molto appicciati, un sacco di volte, una cosa sola, e non lo dici a nessuno, solo a te stesso.

E’ una donna che “il tacco dodici non è un optional, è di serie”, e qui non voglio aggiungere altro, ho scritto pagine e pagine, i particolari mi affascinano, perché sono i particolari che fanno la differenza, non c’è niente da fare. E non datemi del materialista superficiale, non è il tacco che conta, è il modo di portarlo.

E’ una donna “che incuriosisce”, sì incuriosisce, mi spiego con un esempio, con quello che direi a lei, alla donna incuriosente intendo: “Ho voglia di conoscerti sai? Voglio sapere di te, cosa pensi, perché lo pensi, perché guardi in quel modo, perché ti arrabbi per nulla, perché piangi sorridendo, perché mi abbracci, perché mi cerchi, perché scappi, perché non mi chiami, perché mi chiami, perché hai ancora voglia di chiamarmi, perché se non ci sei ti voglio, perché se ci sei ti voglio, perché ci sei, perché, perché, perché…” – “Ma proprio oggi, anzi ancora oggi tutti questi perché? Stiamo insieme da tre anni….” – “Appunto!”.