Non è colpa mia se il romantico si è estinto ma solo sua! Parola di donna!

Lo sapevo ho esagerato… una mia quasi cara amica si è arrabbiata, molto contrariata dalla visione spiccatamente filo maschilista  che ho dato circa le ragioni che hanno portato all’estinzione del romantico.
Si è arrabbiata, ha preso carta e penna e mi ha scritto una lettera densa di concetti e sentimenti, è sì proprio sentimenti, sì perché dietro ad ogni concetto espresso con decisa chiarezza si nasconde un sentimento, ve la leggo, anzi ve la riscrivo, non è mia, è sua, lo faccio per lei, per rendere il giusto onore alla sua posizione onesta:

“Stefano, Stefano non sono d’accordo, non mi rallegro affatto per la morte del Romantico, e tanto meno me ne sento responsabile, anzi! Premetto che a me il Romantico non piace, soprattutto nell’accezione smielo-drammatica, mi infastidisce, non fa uomo, non fa decisione, non fa carattere, fa  soap opera, fa che ti senti pure un po’ in imbarazzo, quell’esagerazione studiata, quell’abbondare di aggettivi in issimo,  non sai se diventare rossa, se fare la sorpresa, se ridere o stare seria, non sai dove mettere le mani, se baciarlo con le labbra o con la lingua, se abbracciarlo subito o aspettare che abbia finito la sua sorpresa tipica, standardizzata, quasi a comando, la sorpresa da festa segnata in rosso sul calendario. Ecco questo non mi piace, per me il Romantico non è questo. Anzi sai che ti dico, per raccontarti il mio Romantico utilizzerò un’altra definizione, una roba molto più chiara e vera,  sinonimo del vero Romantico  è:  l’uomo-che-ti- fa-capire-che-stare-di-fianco-a-te-non-è-la-stessa-cosa-che-stare-di-fianco-ad-un’altra e-te-lo-fa-capire-perché-lui-ne-è-ben-consapevole-e-non-recita-una-parte-ma-semplicemente-ti-dice-con-decisione-a-te-ci-tengo-perché-con-te-è-molto-molto-molto-più-bello-e-ne-vale-pure-la-pena,  altrimenti detto, che sennò qua la sintassi ne soffre, l’innamorato coraggioso.
Ecco questo sì che si è estinto, l’Innamorato Coraggioso si è estinto e si è portato con se la donna Romantica Vera, quella che tu liquidi descrivendola come una sanguisuga amante dei giubbotti in pelle, delle Super senza filtro e dell’odore del cuoio invecchiato, opportunista e volubile, pretenziosa ed egoista.
Ecco io che sono una Romantica Vera invece, mi sono estinta circondata da troppi Innamorati Coraggiosi che hanno abdicato al ruolo.
Stefano la colpa dell’estinzione del romanticismo è dell’uomo, è da lui che nasce il tutto, uomo che rinuncia  ad essere uomo, si fa donna, donna bla-bla e mucci mucci, e quindi la donna in ruolo inizia ad occupare spazio, a sentirsi trascurata, a cercare quello che non c’è, si stanca di stancarsi, e ne segue la roba che hai raccontato tu.
Ma dico io è tanto difficile essere (non fare, essere, fai attenzione!)  Innamorati Coraggiosi? Basta davvero poco, ragioniamo per esempi, perché so che tu - uomo e semplice - potrai meglio comprendere.
Ad esempio, ma rincasare la sera dall’ufficio, entrare in casa e: “Oggi è stata una giornata difficile, molto, diciamo pure del cazzo, sono arrabbiato, nervoso, mi sudano le mani, ho mal di stomaco, però, ora, adesso, ecco…. Slurp smach (rumore di bacio con tanta lingua – nda)..ora è meglio, è davvero uno sforzo tanto disumano??.
E sai quanta differenza c’è nel sentirsi dire: “ahh col cavolo che oggi vengo all’Ikea, dai mi suicido, non riesco, mi vengono i conati, vacci da sola, chiama Fulvia…”, anziché: “Guarda piuttosto che venire oggi all’Ikea andrei a piedi in pellegrinaggio a casa di Mattarella, però sto pensando a quanto mi piace tenere la mia mano sulla tua coscia mentre siamo in macchina all’uscita di Rimini Nord, e mi fa impazzire farti il solletico anche se ti da fastidio, e poi non ti dico quanto è bello guardarti il culo di nascosto mentre sali le scale mobili, quindi oggi andiamo, la prossima volta ci penso”.
E immagina invece una sera, a letto, silenzio,  solo il rumore di lei che si rigira, una-due-tre volte, e la sveglia del cellulare che si illumina per vedere che ore sono, e lui, l’Innamorato Coraggioso che si avvicina, non dice nulla, la guarda e soprattutto la vede pure se fa buio, si avvicina di più, l’abbraccia, ha sonno lo sa, un sacco pure, lei lo sente, lui non ha voglia di star sveglio, ma non ha neppure voglia di dormire finchè non ne avrà  pure lei, non le chiederà niente perché sa già tutto, la stringerà e le trasmetterà quella vibrazione che ha un effetto strano, risolve il problema dell’insonnia ed entrambi si addormenteranno, due minuti, vicini, quasi appiccitati”.
E sai quanto fa piacere sentirsi dire “No, non hai ragione!” col sorriso deciso sulle labbra e lo sguardo attento di chi ti ha ascoltata mentre parlavi?. Ed è un no che resta no, non che diventa un forse, e tanto meno sì, perché un no così ti fa innamorare ancora di più.
E se l’Innamorato Coraggioso non si fosse suicidato ecco che fan culo il maledetto, va che se scappi ”ti insegue tua sorella non io”, e “non andiamo da Bulzaga tranquillo, ci vado domani con Fulvia”, e stasera non ho mal di testa, anzi ho una voglia incredibile di te, e questa mattina non ho mal di testa ho una voglia incredibile di te, e le Super senza filtro mi hanno sempre fatto cagare, e se c’è un problema si risolve, ma si risolve davvero, perché il cuore mi batte, perché oggi in pausa pranzo quando hai saltato il pranzo per correre nel mio ufficio e mi hai detto: “avevo voglia di vederti…” mi hai baciata e te ne sei andato e io ti ho risposto “anch’io cazzo avevo voglia di vederti”, e dico cazzo perché voglio sia chiaro che non sono smielosa!
Ecco se tutto questo succedesse, la donna, non io sia chiaro la donna in genere, non sarebbe acida, distratta, rompiballe dentro ed un po’ zoccola fuori, occupatrice di un ruolo non suo, vendicativa, opportunista e a-passionale, ma sarebbe solo e sempre se stessa, quella che hai conosciuto all’inizio, e se tutto questo succedesse l’uomo resterebbe solo se stesso, quello che lei ha conosciuto all’inizio, non altro ma semplicemente quello che l’ha fatta innamorare, quello che ha preso il posto di un altro o di nessuno non importa, perché non ci sono regole.
Vedi Stefano, è così  semplice essere e restare Romantici.
Con affetto, una tua quasi cara amica”.

Ecco l’ha chiusa così, io chiaramente non sono d’accordo, resto fermo alle mie teorie già più volte illustrate, tutto questo succede solo nelle favole, però un giorno, dovesse ricapitarmi di salire le scale mobili dell’Ikea, mi ricorderò di quanto può essere bello guardarle il sedere dicendole: “Però, sai che me lo ricordavo proprio così nonostante l’Ikea?!”.   

 

Il Romantico si è estinto, le donne ringraziano

L’uomo romantico si è estinto. E’ stata l’evoluzione…  l’evoluzione della specie, l’istinto di sopravvivenza, la necessità, il mondo, forse il benessere, fondamentalmente il fatto che nonostante i femminosissimi pregiudizi l’uomo è sì un semplice ma non è uno sprovveduto.

E quindi? Quindi diciamolo: la colpa è delle donne.

Non le donne maschio che fanno paura perché vogliono rubare il ruolo, nooo, tutte sciocchezze, azzarderei cagate se non fosse troppo volgare, luoghi comuni… la colpa è della donna perché l’uomo principalmente è un comodo, vuol raggiungere l’obiettivo, magari faticando pure un pochetto, ma deve arrivare, non altro, e per questo semplicemente reagisce alle situazioni, reagisce pro domo sua, da uomo che impara dalle donne, si adegua per interesse, un salvifico egoismo insomma.

Sono anni che la donna si innamora dei bastardi, insegue chi fugge, è fedele agli infedeli, rompe le balle ai buoni, capisce gli incomprensibili, trova noiosi gli sbarbati, scappa con gli artisti, racconta in famiglia che  le dimensioni non contano e nasconde un righello nel cruscotto dell’auto, si sposa con i sicuri, fa figli con i rassicuranti, fa l’amore con i particolari, sesso con gli intriganti, sogni erotici con gli sconosciuti, dorme più volentieri con i freddolosi, impazzisce per gli sportivi, sopporta gli amanti del calcio in tv, guarda i mondiali con gli amici, cena al ristorante con gli uomini di mondo, fa gli aperitivi affollati con i belli e quelli desolati con i divertenti,  limona con i misteriosi, viaggia con i single, mente ai sinceri, è sincera con i paraculi,  va alle Terme di Saturnia  con le amiche e al cinema la domenica pomeriggio con i figli.
E il romantico? In tutto questo il romantico non entra nel novero delle possibilità. Un emarginato poverino, buono per i libri, i matrimoni sulla spiaggia, i funerali e le stelle cadenti a San Lorenzo... ma solo se è nuvoloso.

E allora il romantico necessariamente si estingue, anzi più precisamente si auto-estingue.
Come dargli torto d’altro canto. Anni che non fa l’amore, che non tromba, anni che non entra nei sogni erotici di nessuno, che non si sposa, che non si separa, che non va al cinema la domenica pomeriggio e non sa neppure come sono fatte le Terme, nonostante nel suo immaginario facciano tanto calda atmosfera.
Anni che cena solo o al più con la mamma, pranza con i colleghi, compra fiori ad ogni occasione utile e persino inutile, fiori che vengono immancabilmente gettati nel primo cestino a portata di mano o che marciscono ancora infiocchettati nell’angolo a destra della terrazza che da sul retro di fianco alla lettiera del gatto.
Il romantico capisce le donne ma poi finisce che le donne non capiscono lui, perché non lo ascoltano, e non lo ascoltano perché è lento, troppo lento, perde l’attimo, arriva sempre quando lei è già andata via con un amico di lui, e non sarebbe nemmeno grave se non fosse che l’amico quella sera ha la macchina e lui, per forza di cose, dovrà rientrare in taxi.
Il romantico quando fa l’amante si fa beccare dal marito di lei, quando fa il marito non si accorge che lei cambia le lenzuola del lettone ogni mercoledì pomeriggio e ogni venerdì mattina di ogni santa settimana, perché il romantico è innamorato dell’amore, è distratto dal sentimento, e si perde i particolari, e sono i particolari che fanno la differenza e salvano la vita, quella di coppia e pure la propria in questi casi.
Il romantico non va più,  forse non è mai andato, era un clichè inventato dalle donne per giustificare la fine di una storia d’amore: “Ti lascio perché non mi guardi, non mi pensi, non mi scrivi i messaggini con i cuori, non ti ricordi gli anniversari, non mi regali i fiori, non mi porti all’Ikea, non mi dici ti amo, non mi fai sorprese dolci, ti addormenti prima di me, ti svegli dopo di me e poi a Natale non vuoi andare da Bulzaga e non ti travesti da Babbo Natale per i figli di mia sorella, sì  ho deciso, e lo faccio io perché sono generosa e voglio lasciarti libero, e lo faccio per te, e ringraziami per favore… sì ti lascio, me ne vado, me ne vado perché non sei romantico e io lo merito “il romantico” tanto quanto tu meriti la tua libertà, e sappi che non voglio nulla da te, mi bastano solo gli alimenti, una volta al mese, entro il 10 per favore”, e fuori in macchina ad aspettarla con il motore in moto c’è il sosia di Trentalance, ha gli occhiali da sole a specchio, il giubbotto di pelle nera e fuma le Super senza filtro.

Ecco perché il romantico si è estinto, l’uomo ha fatto due più due, chi  glielo faceva fare di distruggersi di” ti amo perché sei il senso, ti amo perché sei speciale, ti amo perché l’Ikea senza di te - la domenica pomeriggio soprattutto - è come un cielo senza stelle” e perché  “baciami, bacia tutta la mia pelle, ti farò arrivare fino alle stelle…” ogni volta che rientrava dall’ufficio???
No è giusto, ne sono certo, il romantico ha fatto bene ad estinguersi, lo ha fatto per tutti noi, lo ha fatto per le donne, per dar loro quello che volevano… sì perché l’uomo…. le donne… le ascolta, e se può far qualcosa per farle felici, lo fa!!!

TITOLO: “2.854 MODI PER DIRE NO”

SOTTOTITOLO: “2.854 MODI PER CAPIRE QUANDO E’ NO”.

Questo è un manabile, da stampare e conservare nel portafogli, quindi cercherò di essere sintetico, esaustivo ed efficacie.

Si rivolge ad un pubblico doppio, a due distinte categorie di lettori, tutto uguale, solo diversi punti di vista: il ROMANTICO ed il SERIAL KILLER. Premetto che scriverò al maschile perché appartengo alla categoria e quindi mi viene più facile, ma i fatti qui hanno valenza  ambosex, ruoli e generi interscambiabili e se questi due signori, o signore, faranno attenzione, potranno risparmiarsi un sacco di problemi, oppure potranno cacciarvisi dentro con assoluta coscienza.
In entrambi i casi sarò stato d’aiuto.

Allora dicevo.... partiamo dal ROMANTICO, per il romantico capire quando è NO è più difficile, perché normalmente il romantico è un buono, un po’ credulone, direi lillone, il romantico ci crede, è in buona fede, è pure convinto di avere un sacco di tempo da perdere, lui ama dire “investo tempo perché sei speciale, lo meriti più di tutte le altre”, e quindi è facile che il poveraccio si travi, si perda, si attorcigli attorno ad una storia che nel migliore dei casi è già finita e  nel peggiore manco è cominciata.

Il SERIAL KILLER invece sa che non ha tempo, ogni lasciata è persa, e persa oggi persa domani qui diventa un casino per uno come lui, quindi capire al volo quando è no è sintomo di elevato professionismo. Inutile insistere, cercare di convincere, il serial killer sa che per una che dice no ce ne sono altre 27 che dicono sì. Lui non ne fa mai una questione di qualità, ma di quantità, perché la sua teoria è che in mezzo alla quantità si trova anche un po’ di qualità, l’importante è concludere perché a far delle “bucce” si muore di fame. Quindi capire il no è sinonimo di “non stiamo qui a perdere tempo”. La serial killer è molto molto molto più spietata del serial killer.

Il modo di dire no si è evoluto nel tempo, così come la comunicazione tutta d’altra parte, i social network, le chat, gli sms, whatsapp, via via hanno sostituito le cabine a gettoni o gli incontri nei parcheggi a due isolati da casa, luogo preferito per chi voleva dire no, soprattutto se c'era la nebbia, sì perché il parcheggio con la nebbia fa melodrammatico, da il senso del tragico, del vero, del sofferto, e un no melodrammatico-tragico-vero-sofferto è tutto un altro NO!

Al di là dell’evoluzione comunicativa comunque il leitmotiv è sempre lo stesso: il NO è NO. La tecnologia sta solo aiutando a nascondere le emozioni, a volte la vergogna, a volte c’è l’idea che un sms faccia meno male. La tecnologia si sostituisce al coraggio, tutti diventano veri e profondi via whatsapp, almeno per i primi 10 messaggi, poi sbroccano. Ma veniamo ai casi concreti, non elencherò tutti i 2854 scenari, tranquilli, mi limiterò ai principali, quelli che mi vengo in mente.

1 - “Amore tu devi essere felice, e io non credo di essere in grado in questo momento di poterti dare la felicità”, e ci sono cento varianti: “meriti di più e io forse non sono di più”, “ho pensato a lungo, sei troppo bella dentro per accontentarti di questo niente fuori”, “non posso chiederti quello che non puoi darmi,  penso che dovremmo capire meglio quello che vogliamo”, “dovrei lasciarti libero, non posso continuare ad opprimerti con la mia presenza, mi fa troppo male”. La formula è spesso dubitativa, zeppa di “forse.. penso… credo….”, pause, silenzi, lacrime, sguardi persi nel vuoto. Non fatevi illusioni o non perdete tempo, è no. “Devi essere felice” è no, punto.

2 – Cinque appuntamenti sono andati, la terza volta in cui si sono visti lei gliel’ha smollata, a casa di lui, non è rimasta lì a dormire, lui doveva alzarsi molto presto al mattino. Il quarto e quinto appuntamento sono passati discretamente, l’hanno fatto di nuovo, anche in quell’occasione a casa di lui che sempre presto si doveva alzare il mattino seguente. Sesto appuntamento, lei questa volta lo aspetta a casa propria, lui fa tardi. Arriva stanco, non si è cambiato dopo il lavoro, è leggermente spettinato e con l’occhiaia, questo il dialogo:
“Oggi giornata terribile, sono distrutto”
“Ma cos’è successo cucciolo?”
“Niente, lascia stare, guarda preferisco non parlarne, restiamo in casa?”
“Certo, non ti preoccupare, come vuoi…, ma dai… però... se non ne parli con me? Sono qui anche per questo!!”
“Guarda, il lavoro, un casino, davvero lascia stare…”
“Ok, come vuoi, guardiamo la tv? Ti faccio un the? Un biscotto? Una tisana? Una fetta di dolce?”
“Hai una birra?”.
“Certo, vieni che ti faccio un massaggino..”
“Guarda, preferisco di no, ho la cervicale”
“Avvicinati che ti coccolo un po’”
“Guarda, preferisco di no, ho mal di stomaco e penso pure di aver contratto un principio di scabbia, non vorrei contagiarti.”
….. 25 minuti di silenzio immobili a guardare “Alle Falde del Kilimangiaro” tenendosi distrattamente la mano sinistra…
“Ora vado, devo assolutamente dormire…”
“Ok, ci sentiamo domani mattina cucciolo, riposati…”
E’ no, fidatevi, chiamerà, ma il domani mattina saranno le 14.30 del pomeriggio, una telefonata di tre minuti, problemi di lavoro, la sera non passerà, poi chiamerà dopo tre giorni, i problemi di lavoro stanno diventando insormontabili, e considerando che non si chiama Obama e non lavora alla Casa Bianca bè rassegnatevi… è un banalissimo ed eloquente no.

3 – Storia che deve partire, almeno nelle intenzioni di uno dei due. Si sono conosciuti al Clan, in penombra, fuori faceva freddo, si scambiano i numeri di telefono, non subito, a fine serata, dopo il terzo bicchiere, dopo che lei ha chiesto a lui, responsabile acquisti in un’azienda metalmeccanica, “ma se devo comprare quattro bulloni del 13 dove posso trovarti?”.
Giorno dopo, sms di lei: “Ciao :-)!" sms di lui: “Buongiorno.”, lei: “Hai visto che bella giornata??:-))”, lui: “vero, ieri sera faceva molto più freddo”, “Questo sole mi sta mettendo davvero di buon umore, l’ufficio ha una luce tutta particolare oggi :-))) che fai di bello?”, “lavoro”, “Ma... pensavo.., a che ora esci dall’ufficio oggi pomeriggio?:-)))), “alle 23.30, ho una riunione”, “ e domani?? :-)) :-))”, “alle 24.00, ho una riunione”, “e sabato che fai?:-))) :-)))", “ho una riunione”.
E’ no, difficile da credere e da accettare ma è no, potrete tentare la settimana dopo, durante il week end, il mese successivo, a Natale, a Pasqua dell’anno a venire ma è no. Anzi attenzione, se dovesse arrivare un sì nell’arco dei 18 mesi successivi con ogni probabilità lui è stato mollato dalla sua amante ed è incazzato come una bestia, vi utilizzerebbe solo come un ripiego.

4 – Storia lunga, c’è stato un litigio, una roba seria, una di quelle cose che possono financo scatenare guerre, lui si è arrabbiato perché a cena con amici comuni, quando lui ha ordinato la seconda bottiglia di rosso, lei ha osato dire: “Caro, e se facessimo bianco?”. Lui è andato su tutte le furie, in auto, al rientro, da soli, ha attaccato a rinfacciarle di quella volta  alle elementari che non gli aveva passato Italiano, poi si è inalberato tacciandola di scarso rispetto perché in bagno lei fa sempre la pipì con la tavoletta abbassata e una volta finito non la rialza, poi non sopporta più le pettegole delle sue amiche, e crede che davvero sia giunto il momento di una pausa di riflessione, "devo capire", ha bisogno di stare da solo, per un po’, deve riflettere.
E’ no, fate un test se avete dubbi, provate a chiamarlo dopo tre minuti che vi ha riportata a casa, il telefono sarà occupato e  dopo mezz’ora lo troverete spento, fino al mattino successivo, vi consiglio pure di fare un’improvvisata a casa sua se avete ancora dubbi, non troverete anima viva, dovreste provare a casa di Agata, ma voi ancora non sapete nemmeno dell’esistenza di Agata e tantomeno sapete dove abita. Quindi rassegnatevi, è no.

5 – Tentativo di approccio, con uno stratagemma lei è riuscita ad avere il numero di lui.
Lei: “Ciao!!”, lui: “chi sei?”, lei: “sono Alessia! Dai ti ricordi l’altra sera a casa di Alice, ero quella con il vestito verde a pois!”. Passano tre giorni, sms di risposta di lui: “verde a pois neri?”, passano tre secondi, sms di risposta di lei: “Sì, sono io, allora ti ricordi!!!!!”. Passano due settimane, sms di lui: “Hai i capelli neri?”, passano due secondi, sms di lei: “No, bionda, dai forse la luce soffusa, avevo da poco fatto i riflessi ramati! Sai faccio la parrucchiera!”. Passano quarantasette giorni, sms di lui: “Ultimamente ho la forfora, che shampoo mi consigli?”.
E’ no, so che può sembrare sconvolgente, ma è no, se avete passato intere serate con le amiche a decifrare la punteggiatura degli sms di lui per capire se poteva nascondere un messaggio vagamente allusivo e foriero di interesse, bè, mi spiace, avete perso tempo.

6 – Facebook, una ragazza  chiede l’amicizia, lui la concede perché sulla foto del profilo c’è un quadro di Picasso e crede si tratti di un’amica d’infanzia appassionata del pittore, poi una volta concessa lui controlla le foto, non è lei, dopo dieci minuti non si ricorda nemmeno più il nome ma non la canclla. Passano due giorni, lui scrive: “Oggi piove”, lei “mi piace”.  Passano tre giorni lui scrive: “Oggi mi sento allegro”, lei “mi piace”. Passano quattro giorni, lui scrive: “Ok, sto per andare al lavoro”, lei “mi piace”. Cinque giorni, “mi sento triste”, “mi piace”, “ho caldo”, “mi piace”, “accidenti!!”, “mi piace”. Dopo una settimana lei si collega e manda un messaggio in posta privata “ciao!!”. Nessuna risposta. Dopo 10 giorni lei ricontrolla e non lo trova più su facebook e pensa: “Che Strano? Ma come mai si sarà cancellato? Forse che abbia troppo da fare? Forse si è stancato di tutta questa socializzazione? O forse è andato in Kazakistan e là le restrizioni nel mondo internet si sa sono terribili!”.
No, semplicemente è no, e statene certi... non si è cancellato, l’ha solo bloccata.

Bene, mi fermo qui, solo una roba ancora, ho detto del Romantico e del Serial Killer, ma c’è una terza categoria che potrebbe essere interessata a questo bignami del disilluso, è  “il cacciatore di no”, quello che si incaponisce perché non ha la voglia, non ha il coraggio, ne ha le balle piene, è un matto, un single abituato, un romantico che ha fatto finta di fare il killer e continua a scappare di fronte a chiunque possa  dire sì. Ecco forse questa è la categoria che potrebbe trarre il maggior beneficio da questa roba… Buonanotte signori!!!      

PRESSIONE 80-120. L'INSODDISFAZIONE

Qualche tempo fa un’amica mi ha chiesto: “Ma perché tu scrivi sempre dell’amore??”

Ora non ricordo che cosa le risposi allora, forse un tentativo di frase ad effetto per fare colpo, per sembrare profondo, una roba da piacione immagino, o potrei aver giocato la carta dell’intellettualoide autodidatta e disastrato che ha vissuto troppo intensamente, una roba che un’altra mia amica, tale Rak, mi avrebbe risposto: “Ma parla come mangi”. Amica questa con il dono della sintesi efficace. Una specialista.
In realtà, e ci pensavo ieri mentre camminavo sulla sabbia bagnata, io non scrivo dell’amore. Scrivo spesso di uomini, di donne, della favolosa età di mezzo comunemente nota come “quarant’anni”, scrivo di incasinamenti e complicazioni, scrivo di quello che vedo oppure anche solo di quello che mi sembra di vedere.
Ma non scrivo dell’amore, semplicemente scrivo di insoddisfazione.
Sì di insoddisfazione, perché è questa la molla, è l’insoddisfazione che muove il mondo.

“Stasera cosa facciamo? Usciamo? Sì ma poi dove andiamo se usciamo? Al cinema? Sì ma poi a vedere che cosa? E a che ora? Oppure restiamo in casa? Sì ma poi cosa facciamo se restiamo in casa? Guardiamo la tv? Si ma poi che cosa?  O leggiamo un libro? O facciamo l’amore? Eh cosa dici? Facciamo l'amore???”
“Ma oggi è mercoledì!”

“Ok, allora cosa facciamo? Prepariamo gli gnocchi per domani? E perché allora non andiamo a casa di Ricki a giocare a pinella? Sì però c’è pure la Fede a casa di Ricki, e che noia quella donna… Va bè guardiamo i Cesaroni.”
Insoddisfazione, questo potrebbe essere uno degli esempi tipici del sintomo evidente dell'insoddisfazione latente,  il brodo primordiale da cui tutto nasce.
I Cesaroni come via d’uscita, la soluzione che chiude la serata.
Esistono varianti che possono chiamarsi Milena Gabanelli per i livorosi giustizialisti che soffrono la mancanza di un sesso davvero soddisfacente; oppure Top Crime e Giallo per i gelosi con la sindrome del tradimento becero dietro l’angolo; oppure per gli inguardibili romantici quel programma di Enzo Miccio di cui non ricordo  il nome che racconta di come ci si può sposare sentendosi  George Clooney  pure a Torpignattara.
Insoddisfazione. E’ questa la molla.

E dopo centoventisette serate del tipo di quella sopra descritta ecco che succede un fatto, ora lo racconto.  (Il corsivo sta a significare che mi inserisco io, io narratore intendo).
Un minimo di ambientazione per capire meglio il senso: bar sotto l’ufficio, pausa pranzo, due colleghe, una delle due è quella dei Cesaroni, l’altra la sera prima è andata a letto con il gatto alle 20.45, una con l’insalata di sedano, l’altra con la bresaola, acqua leggermente frizzante per trasgredire, silenzio interrotto da sospiri..., poi... arriva lui… alto, elegante, brizzolato, abbronzato, aitante, penetrante, tenebroso, con il Rolex e il gabardine che lascia intravedere una giacca sartoriale e sotto la giacca la camicia leggermente sbottonata, le iniziali al quinto bottone, i polsini slacciati, naturalmente Tods, un filo di barba, un filo di pancia, il filo di scozia del calzino, una lacrima di profumo inebriante….

Signorina buongiorno, le chiederei un caffè… alto per favore”
E spalle al bancone si gira verso le due colleghe, sorride, si avvicina…

“Buongiorno signore, posso?”
Vuole il quotidiano appoggiato sulla sedia vuota che sta sotto la borsa nera della ragazza che dorme con il gatto, Pachino si chiama, il gatto intendo.

“Certo, abbiamo già letto, prego, prego…” - è la sig.ra Cesaroni che parla, e mentre lo fa un rossore leggero parte da dentro, dalla pancia,  non è timidezza ma adrenalina, il cuore accelera, pressione arteriosa che passa da 80-120 a 85-160, sudore freddo, l’acqua sul tavolo diventa da leggermente frizzante a gasata della madonna, le gambe si accavallano, il tacco nove diventa un dodici, le labbra si posizionano in status cuore ammiccante e mentre tutto questo succede, con tono basso per non farsi sentire da lui, ma deciso per farsi sentire dall’amica collega, aggiunge:
“L’ho visto prima io, se provi a fare la gattamorta come al solito ti caccio sotto con la macchina, e poi tu hai già Alberto e anche il tuo vicino di casa, e dormi col gatto perché Alberto è sposato e il tuo vicino di casa russa e non ha il becco di un quattrino”

“Ok, ma anche tu hai Angelo, sposati da quattro anni se non sbaglio?!”
“Acida! Ecco cosa sei, acida. Ma fa niente, tu stammi vicino, seguimi e non prendere iniziativa”  questa l’ho copiata ma secondo me qui ci sta bene.

“Lucia il caffè lo prendo al banco, tutto il giorno a sedere e stasera non riesco nemmeno in palestra…. Ma Lucia per favore puoi aggiungere un po’ di cacao… come hai fatto per il Signore??”
lui, professionista di altri tempi con l’esperienza del maledetto, il capello del vissuto, il tono di voce dell’uomo che non deve chiedere mai…

Ottima scelta il cacao, è fantastico, mi raccomando non aggiunga zucchero, sarebbe un delitto, ucciderebbe il piacere… ah sono imperdonabile, un vero cafone, dimenticavo… io sono Carlo!” - e la stretta di mano è decisa, al limite del vigoroso, prolungata e con lo sguardo che si conficca negli occhi di lei.

“Piacere mio… io sono Agnese” – e la stretta di mano è decisa ma arrendevole subito dopo il primo secondo, prolungata ma leggermente sfuggente, con lo sguardo che si lascia trafiggere per poi lasciarsi lentamente cadere, abbassandosi, in una finta malinconia spezzata da un sorriso che ha portato un raggio di sole in una giornata nebbiosa – insomma una puttanata di farsa all'Italiana per suscitare interesse. Due attori. Due professionisti.
Adesso non vado oltre con i dettagli, non sto a raccontare di come si siano scambiati il numero di telefono, l’indirizzo della casa al mare di lui che è sempre libera durante l’autunno-inverno, non starò a raccontare di come lei si sia iscritta ad un corso di Inglese, poi ad un corso di Pilates, poi ad corso di taglio e cucito acrobatico e del perché non abbia visto né l’ultima puntata dei Cesaroni su Canale 5 e nemmeno la replica su Mediaset Extra, no sarebbe troppa roba per un racconto breve, però dirò il perché: insoddisfazione... questa è stata la molla.

Insoddisfazione per una pressione arteriosa costantemente 80-120, piatta, normale, e dire che prima, prima di conoscere Angelo, l’obiettivo era quello, 80-120. Sì, una scelta matura, consapevole, un uomo d’oro, una casa, un cane, un figlio, una figlia, le vacanze in Sardegna, la birra, il cinema,  la pinella da Ricky, i mille interessi in comune… poi? Poi, l’insoddisfazione, infida, bastarda, subdola (abbondo con gli aggettivi che ho letto da qualche parte che danno fascino!), l’insoddisfazione che attanaglia, e Angelo che si distrae, trascura, fa tardi la sera e non si accorge di nulla, sicuro di sé e sicuro di lei, sicuro di loro forse, a ben guardare un poco insoddisfatto pure lui,  Angelo che non cerca più, che non è più curioso, che si è fatto critico sul giro vita, critico sulla coscia nonostante il metro e cinquanta di gamba, critico sul culo a suo dire un po’ flaccido,  che si è assuefatto alla sveltina del sabato sera con la luce spenta e pare torni a vivere, ma solo apparentemente sia chiaro, durante  la settimana you-porn, qualla della vacanza in Sardegna.
L’insoddisfazione. Che roba.

Ma è tutta così? Non lo so. Forse no, io osservo, qualcuno mi racconta, qualcuno mi dice di aver sentito dire, poi a pranzo sono sempre fuori casa, frequento i bar sotto l’ufficio e spesso mi capita di incontrare insalate di sedano e bresaola, e conosco Carlo, uno-dieci-cento Carlo, e conosco pure Angelo, uno-dieci-cento Angelo, e se devo essere sincere Carlo e Angelo non sono poi così diversi, dipende solo da chi guarda e da dove li incontri, al bar in pausa pranzo oppure la sera dopo cena. E anche Agnese, non è così cinica e libidinosa, ma solo insoddisfatta. E non è una colpa essere insoddisfatti, è una conseguenza del vivere, una roba così, un modo per dire: “Hei Angelo di merda vuoi accorgerti di nuovo di me o no? Guarda che la mia gamba di 150 cm fa, e fa pure un bel po’ se voglio (e spesso voglio), e  il sedere flaccido non è il mio ma quello di tua sorella!!”. E Angelo spesso se ne accorge, di solito dopo nove mesi, massimo dodici, ma se ne accorge, e recupera, perché in fondo è così che deve andare, se l’è sposata lui Agnese, mica Carlo.
Ma è tutta così? Non lo so. Forse no, forse qualcuno si innamora, io non lo so, io parlo di uomini e di donne, non di amore, non ne sono capace, non sono mica innamorato adesso. Lo sono stato? Sì, due volte, ma era tanto tempo fa, non mi ricordo mica o se mi ricordo l’ho voluto pure dimenticare, non perchè non sia stato tremendamente fantastico, ma così, per non fare nostalgia. E mi è capitata tutta questa roba qua? Non lo so. Forse no, ma era diverso, era diverso perché una volta ero giovane ed ero pure soddisfatto, anzi soddisfattissimo, e l'altra volta ero diversamente giovane, diversamente giovane tipo quarantenne, ed ero altrettanto soddisfatto, ed ambo le volte se qualcuna mangiava insalata di sedano nel bar sotto l'ufficio io, sinceramente, manco me ne accorgevo.

Ah dimenticavo, per gli amanti del "vogliamo sapere come è andata a finire", vi dico che la storia di Carlo e Agnese è durata fino alla fine dell’inverno successivo, quasi primavera, quando la casa al mare di Carlo “si è di nuovo occupata”, è arrivata Elisa, la fidanzata di Carlo, e più o meno nello stesso periodo Angelo si è accorto che forse le gambe di Agnese non sono così male, anzi, e anche il suo sedere dopo l’inverno in palestra e il corso di pilates e di inglese è un po’ meno flaccido, anzi...
Tutti soddisfatti quindi, tutti tranne la collega di Agnese, non so il suo nome, so solo che continua a mangiare bresaola nel bar sotto l’ufficio e a dormire col gatto. Porella.... vittima delle circostanze, e soprattutto vittima della moglie di Alberto che ha scoperto tutto, un macello...

SE NON TI INNAMORI GODI SOLO A META'

Se non ti innamori godi solo a metà…. ragionare di questa cosa di fronte ad un Super Lillo e ad una birra media  alle 20.45 del lunedì sera all’apparenza non è facilissimo, ora chi Faentino non è magari non sa che cos’è un Super Lillo, ma  vi assicuro è impegnativo… buono eh... ma impegnativo. È  la mozzarella che ti frega, ti lasci coinvolgere, un tocchetto via l’altro e sei già a 2600 kcal che manco te ne sei avveduto, un po’ come le storie uomo donna: un bacio via l’altro e sei già nel parco secolare di Villa Emaldi a decidere chi deve stare vicino alla zia e chi invece dovrà sedersi fra Ugo e la Marta, che devono necessariamente star  divisi perché altrimenti la festa corre il rischio di diventar tragedia, faida parentale, catastrofe della peggior specie.

E tu non ti sei accorto di nulla, solo un ricordo vago di un pezzetto di lingua, la passione che stracciava i vestiti, tu che aspettavi prima sotto casa, poi dentro casa, poi in camera da letto, poi lei che entrava in casa tua senza aspettare, un bicchier d’acqua in soggiorno se era arrivata di corsa, due calici di rosso se c’era più tempo,  il divano cappottato, la prima notte a dormire da te, la seconda notte a dormire da te, poi le bomboniere oppure in alternativa l’avvocato o l’analista (avvocato se si è partiti in troppi, l’analista se si è arrivati da soli) , poi… poi dipende..., dipende da un sacco di cose…, servirebbe un libro per raccontare tutti i dipende ed  ora non è il caso, concentriamoci su questa insignificante metafora culinaria.  

So che il passo tra la mozzarella del Super Lillo e il pranzo nuziale può sembrare un pelino azzardato ma vi assicuro,  meno di quello che si possa immaginare. Mi spiego..

Voglio vederla quasi solo al maschile questa volta, un  universo di sentimenti semplici ma profondi, veri e concreti, che le donne spesso non comprendono fino in fondo, anzi… aggiungerei molto spesso, convinte come sono che solo per loro sia impossibile scindere sentimento e sesso, amore e carnalità, anima e corpo, psiche ed eros,  che in verità raccontano questa roba ogni tre per due ma spesso sono più ciniche e seriali del peggiore degli scaricatori di porto che bivaccano sulla darsena di Ravenna dalle 14.45 alle 16 del pomeriggio .

Ecco che per questo, tutto quanto sopra doverosamente premesso,  voglio e devo deludervi Signore mie:  l’uomo è capace di distinguere le classiche “due botte” dal “voglio stare con te quasi tutta la vita  perché mi completi”.

  è capace… ed è il “mi completi” che fa la differenza, anzi è “il come mi completi” che distingue davvero.
Sì perché il “come mi completi” fa l’intensità, fa l’intensità del rapporto,  che per i meno romantici si può tradurre in:

 “Ciao Ivo, ieri sera l’ho vista…”
“E allora Luì, dimmi… com’è andata? Anzi com’è?” (“com’è andata?” e “com’è?” nel gergo amical-maschile sono due cose molto diverse: la prima domanda si interessa alla storia nel suo complesso perché la felicità di un amico è la tua felicità, la seconda mira a conoscere i dettagli , sì perché spesso è il dettaglio che fa la differenza e se per caso un giorno i due si mollano un paio di referenze attive fanno sempre comodo – nda)

“Ah com’è…. Come vuoi che sia?! E’ molto di più di quello che sembra, e davvero mi son reso conto che è così perché siamo noi!”

“Ehh?”

“Sì, è così perché siamo noi, sarà la chimica, sarà l’intesa e pure l’intensità, ma io una roba così mica l’ho mai vissuta. Vedi Ivo, hai presente Giulia? Ecco sì… lei era bella, mi piaceva, sì dai mi ispirava pure parecchio se devo essere sincero, però… a metà. E poi Agata, hai presente Agata? Sì, così… parlavamo un sacco, poi i baci col ciocco, e poi sveglia, sempre molto sveglia, e disinibita poi… molto disinibita, però… a metà. E se penso a Giovanna, bè effettivamente Giovanna era calda, molto calda, ma io ti ricordi Ivo, non ce la volevo a casa mia, no, proprio non ce la volevo, mi dava noia, sempre a toccare tutto, sempre a puntualizzare, soprattutto la sera… dai Ivo, Giovanna era calda… però… a metà”.

“E lei invece?”

“No, lei no, leì però non mi è nemmeno passato per la testa, neanche un istante,  lei è entrata senza chiedere permesso, dolcemente prepotente con venature di una  sfrontata ed irresistibile timidezza, lei che quando è uscita mi ricordavo il cognome, il giorno del suo compleanno, il colore del perizoma, la targa della macchina, la prima e l’ultima frase della nostra interminabile conversazione, il sapore della sua bocca, la sua canzone preferita e cosa mangiava all’asilo il mercoledì a pranzo. Lei che il suo profumo mi è rimasto sul cuscino per almeno due settimane (anche perché il cuscino Luì l’aveva sigillato sotto vuoto – nda) , lei che continua ad anticipare ogni mio pensiero, lei che-io-glielo-avevo-detto-ad-un-altro-mio-amico-un-giorno-che-facevamo- degli-esempi-che-può-capitare-pure-a-quarant’anni-di-aver-voglia-di-impazzire-di-lei-una- due- tre-volte-in- un-giorno, e lei che soprattutto ha una padronanza del congiuntivo  talmente eccitante che come fai a non innamorarti?”

“Luì, hai detto innamorarti??”

“Sì, innamorarti, credo di averlo detto….”

Ecco care Signore, queste non sono le classiche “due botte”, sono la differenza, quella che l’uomo se ne accorge subito, e magari non lo ammetterà mai per non far la figura del problematico e per dare alla donna l’illusione di quella superiorità sentimentale che è convinta erroneamente di possedere dalla notte dei tempi.
Ma "le due botte” l’uomo lo sa, sono come il Super Lillo senza mozzarella, possono pure essere piacevoli però non filano,  ingrassano meno, minor rischio di colesterolo cattivo, ma lasciano in bocca il senso dell’incompiuto, che hai finito di cenare e manca qualcosa, guardi il menù, vorresti un qualcosina ancora ma non sai cosa, un dolcetto? Una Sambuca Molinari con la mosca? Un caffè diverso dal solito? Un biscottino secco con la marmellata alla pesca bianca? Insomma qualcosa manca... ecco manca il sapore particolare... quello che: "ahh, ci voleva proprio!".
Si, decisamente, se non ti innamori godi solo a metà perché manca il sapore particolare!!!!! 

LA COPPIA SCOPPIA

Voto per l’originalità del titolo: zero. Credo sia stato abusato tante di quelle volte che neanche riesco a contarle, ma  questo è quello a cui sto pensando da oggi pomeriggio....
La coppia scoppia… e lo strano è che sempre più spesso scoppia ancor prima di esser diventata tale. Sempre più spesso la coppia non nasce, stiamo vivendo in un’epoca di “spaiati”, unicità che vagano per le città alla ricerca di qualcosa che apparentemente non c’è: l’Altro (si noti la maiuscola, non è un errore!).
Esagero? Credo di no. E quelli che apparentemente ci riescono? A trovare l’altro intendo (altro con la minuscola stavolta), nel tanto per cento dei casi sono unici pure loro, sì unici, sì perché si può essere unici pure in due, a volte si è unici anche in tre, ci sono un sacco di single sposati, o fidanzati, o conviventi, sì… e più di quanti se ne possano immaginare. Come distingurli? Continuano a cercare l’Altro, magari non apertamente, non lo dicono a nessuno, nemmeno a se stessi, ma cercano. Li vedi che girano in giro, senza distinzione uomo donna, solo differenze comportamentali, l’uomo gigioneggia, la donna svampeggia. 
“ Luì….  come stai?”
Luì è single da quasi sempre, scoppiato da una vita, era singole pure quando si è innamorato l’ultima volta, non per scelta ma per circostanza, stato su FB “relazione ingombrante”, convinto di aver trovato l’Altra, l’Altra non aveva trovato Luì, anzi l’aveva trovato per un po’ in mezzo ad un sacco di altri impegni, diciamo che l’aveva preso in prestito,  “mi sono quasi innamorata di te perché non avevo niente da fare dalle 14 alle 15” potrebbe essere la colonna sonora,  insomma  cose che capitano.
Ora Luì fa il teorico, un po’ di vita vissuta alle spalle, spesso fuori dalle regole, a volte sopra alle regole, fase da collezionista spinto dall’orgoglio ferito, poi asceta concentrato su chi dice no, forse perché vuole sentirsi dire no, poi  osservatore attento, a volte tentato dalla voglia di un abbraccio caldo-stretto-e da tanti baci con la lingua, raccoglitore di storie sue e di storie altrui.
Credo possa essere il tipo giusto per parlare di coppia che scoppia.

“Agata… come mai questa domanda proprio ora? Bene… sono qui…”

“Luì perché non mi sposi?”

“Agata, basta con questa storia, non ti sposo prima di tutto perché errare è umano ma perseverare è diabolico e poi tu sei già sposata, e non sei innamorata di me, e ci conosciamo solo da una settimana, e abbiamo iniziato subito dalla parte sbagliata anche se è divertentissimo e lo so, a tratti direi appassionante, fa battere il cuore,  fa sudare, fa perdere la testa, ma ho la più che fondata certezza che non sia amore.”

“Ma io credo di non poter più vivere senza di te?! Mi manchi, mi manchi già che sei ancora qui e so che tra poco me ne andrò..”
“Agata… vedi… non ti manco io, ma semplicemente non hai voglia di ritornare nella tua casina e pur avendo il tuo maritino di fianco sei incazzatissima perchè  non riesci più ad essere distratta da lui!”

“Distratta??”
“Sì distratta! Distratta tipo che tu arrivi, togli il cappotto, lo guardi, lui ti guarda sorridendo e tu fai cadere il cappotto nel portaombrelli. Distratta che hai una voglia improvvisa di baciarlo e dimentichi le scaloppine al limone sul fornello che dopo devi gettare le scaloppine e pure il fornello. Distratta che hai talmente voglia di sederti di fianco a lui sul divano per raccontargli tutto quello che di bello-brutto-forte-intenso-scemo-inutile ti è capitato durante la giornata che dimentichi che la sedia a dondolo su cui vi state arrampicando completamente nudi è a dondolo, e conseguentemente rovinate a terra. Ecco tutto questo ti manca, non io”
“Sei uno stronzo Luì”

“No, sono uomo di mondo, sono uno che è passato di lì mentre tu cercavi ste cose qua e mi hai trovato, e pure io ho trovato te, niente da dire, e ne sono pure felice (…purché tu non resti a dormire a casa mia!...), ma mi sembra un po’ pochino per un matrimonio…”
“Luì me ne vado, non so se vorrò rivederti…”
E Agata esce e raggiunge il parcheggio, e Luì si alza dal letto e raggiunge il bagno, e Agata scrive un messaggio, e Luì legge un messaggio: “Luì sei uno stronzo, ci vediamo domani, solita ora… mi fanno ancora male le gambe… stronzo. Un Bacio. Agata”. E Luì pensa: “Ok, però a dormire da me non resti nemmeno se tuo marito è in trasferta in Uganda”.

Bip-bip – “Ciao Luì, andiamo al cinema questa sera?”

“Sta scrivendo…” – “Ciao Simo, ok, passo io, 20.06 sotto casa tua!”
20.06 – smack-smack sulla guancia
“Luì, che bello che sei venuto”

“Simo, mi piace vederti lo sai. Ma che succede, oggi è mercoledì…”

“No Luì… è finita. Dai non ce n’era, due mesi e già mi andava stretto, e c’aveva caldo, e c’aveva freddo, e così no perché mi spettino, e “haa è stato fantastico” che sembrava rantolasse, e poi non sapeva niente di me, non avevo voglia di raccontargli nulla e non me ne poteva fregare di meno di quello che lui mi raccontava, e poi io carne bianca e lui carne rossa, io Aulente e lui Verdicchio… dai una tragedia… e poi sbaglia i congiuntivi, mangia con la bocca aperta, sì ok addominali scolpiti e occhi verdi e capello nero maledetto e panta grigio perla d'ordinanza… ma una noia… ma che tipi ci sono in giro? Ma ti rendi conto?”
“Simo, ma dai, credevo c’avessi fatto il callo! E’ la trentasettesima volta che ne parliamo negli ultimi sei mesi. In giro  effettivamente c’è questo, c’è nessuno, dei nessuno che escono per locali, che fanno aperitivi, che giocano a calcetto, che bevono bollicine esclusivamente perché impazziscono  sentondosi Vip mentre dicono:  “per me una bollicina darling” (darling perché l’hanno sentito da uno sburo qualche sera prima e lei, la darling, ha riso per trentotto secondi di seguito… - nda),  dei nessuno che rincorrono se stessi perché non riescono più a distrarsi!”

“Distrarsi?”

“Sì distrarsi, una roba che spiegavo oggi ad un’amica, lascia stare, è troppo lunga… Comunque ci sono anche un sacco di “nessune”. Quasi peggio dei tuoi nessuno. Nessune che vagano per locali, che bevono bollicine e si selfano mentre bevono bollicine, perché adorano scrivere “bollicine” sotto il selfie con tanti emoticons a forma di stelle-stelline e calici.
Oppure nessune che hanno il male dentro, il male che si chiama “orologio biologico accellerato” che sta per scadereee-sta per scadereeeeee-sta per scadereeeeeeee, e ti viene un’ansia che hai voglia di Xanas, Tavor e Lexotan a nastro!
E nessune che l’ultimo libro che hanno letto è “Storia della ceretta dal dopoguerra ad oggi”.
E ancora le nessune politicamente impegnate, che vorrebbero amarti ma il mondo ha bisogno di loro e non possono amare te e salvare il mondo allo stesso tempo.”
“E’ devastante Luì, sono a ridosso dei quaranta, tu già li hai superati e niente. Tutto intorno la delusione, la desolazione, la delusione per la desolazione. Ma non è Luì che siamo noi ad essere sbagliati? Ipercritici per comodità, noi che scartiamo prima per paura di essere scartati dopo. Non è che sono loro i normali e noi gli strani? Luì non è che è sbagliato riuscire a vivere anche da soli?! Luì non è che continuare ad inseguire chi non si può avere alla fine è una scusa per nascondere la propria incapacità? ”

“Incapacità di?”
"Incapacità di essere coppia, di essere due, di esserlo felicemente, di continuare ad essere esageratemente appassionati al limiti dell’infoiamento anche dopo i primi due anni! Incapacità di abbandonare la libertà di fare quello stracavolo che ci pare! Luì, non è che siamo sbagliati noi?!”

“Simo la coppia scoppia non per nostra incapacità, noi siamo solo scoppiati incalliti, ossidati dal tempo, scoppiati che pensano troppo, si accontentano per niente e non cercano il perfetto in assoluto ma vorrebbero semplicemente Altro, Altro e Altra con la maiuscola. Un’Altra che “haaaa” ti ricordi che esiste, e se esiste da qualche parte dovrà pur essere, perché rinunciare a cercare!”
“Scoppiati incalliti… Forse hai ragione Luì. E la soluzione?”
“Simo, ora andiamo al cinema poi dopo vieni da me e me la dai, Ok??”
“Scemo! Se la volevi davvero non dovevamo diventare amici io e te! E forse chissa, ci saremmo pure innamorati!!”

“Sì probabile... innamorati giusto giusto quel poco che vien subito prima che la coppia scoppi in una bella convivenza d’ordinanza o in una beata e libera solitudine di ritorno, solitudine part-time s’intende, perché anche i puri cedono qualche volta.
Dai Simo, il cinema lo pago io, tu offri i bomboloni caldi quando usciamo.”


La coppia scoppia e si continua a cercare Altro, mi raccomando però, se in giro incontrate Luì, non fateci caso... in fondo....  è solo un cercatore!!!


Whats app e i suoi stati, storia di una ragazza moltiplicata per 139 caratteri

A fregarmi è sempre stata la curiosità, curioso in particolare di tutto quello che mi sfugge e spesso ciò che mi sfugge mi affascina.... oppure mi affascina ciò che mi sfugge??? Baahh adesso non ricordo precisamente e poi non è importante, andiamo avanti! Curioso dicevo, per questo  guardo, e leggo, e cerco di capire, e penso, ripenso, mugino e rimugino, e talvolta scrivo.

A  fregarmi è sempre stato whats app, na roba (leggasi “na” così come si scrive) che ti chiedi: “ma prima… come facevi a sopravvivere con l’sms?!”. Sì whats app, con le sue chat, un flag, due flag, tra poco tre flag, è on-line o non è on-line, nascondi il line e rimetti il line, archiva o elimina, stampa, invia a mezzo mail, aggiorna la tua App… e poi…. e poi alla fine lo “Stato”.
Ahh lo “stato”, quella cosa che in 139 caratteri, compresi gli spazi, devi raccontarti, devi raccontare come stai, o chi sei, o che cosa fai, e dove vai, cosa vuoi, cosa vorresti, perché lo vuoi. In che “stato” sei? In che stato sarai, devi raccontarlo o la chat perde la propria ragione di essere…
“Lo stato”. C’è un mondo dietro ad ogni ”stato”, anzi c’è un mondo dietro ad una sequenza di ”stati”, e allora capita che ci siano sequenze più sequenze di altre, “stati” che come dicevo incuriosiscono, e questi, quelli che incuriosiscono, quelli scritti da persone molto interessanti, li leggo, li leggo per capire... anche se spesso non capisco nulla... o capisco poco, ma anche stavolta non importa, è lo “stato” che conta.


“Maresciallo ciao, tu sei inglese madrelingua è vero?”
“Ehh!! Madrelinguissima per l’esattezza”

“Allora mi traduci questa cosa che non capisco!”
“Questa cosa, cosa?”

“The “earth” without “art” is just “eh”… e Jooo i a…. e schlafen… e Monty Monty Python…”
“Sei scemo? Che roba è?”

“Va bè se non sai l’inglese non ti arrabbiare con me Maresciallo, ho chiesto”
“Ma non ha senso, mi hai sciorinato una serie di frasi in lingua mista che non hanno senso fuori dal contesto!!”

“Ma sì che hanno senso, allora ascolta… adesso te lo traduco io, non letterale, ma sostanziale, ti faccio una traduzione sostanziale, leggi con attenzione, a volte toglierò le virgolette che mi piace di più ma  sappi che sarò  ugualmente io a raccontare”.
Quelle frasi parlano di una ragazza…, una giovane donna, quasi bambina (!) con lo sguardo da grande che si interroga sulle scelte che non ha fatto, che poi come sai altro non sono che scelte ben precise, scelte appositamente non fatte, ma lei si interroga ugualmente, ha comprato pure un manuale… un manuale per capire, per capire se può fermarsi e tornare indietro, oppure andare avanti, rammaricarsi o essere soddisfattissima. Ha comprato un manuale, un “manuale distruzione” come lo chiama lei, perché è una precisa, almeno nelle intenzioni, non lascia nulla al caso, sempre nelle intenzioni, ed è per  questo che si documenta, per decidere, anche per non decidere se serve. Ma c’è un problema,  il manuale l’ha scritto una donna triste, una donna che oggi non c’è più e io le ho detto che non lo deve leggere, perché lei è felice, ha il sorriso dentro, e non deve leggere cose tristi, scritte da scrittrici tristi che sono evaporate prematuramente. Ma cosa vuoi, lei è caparbia….e lo leggerà nonostante il mio consiglio.

Sai Maresciallo lei è una ragazza che dice di voler bene a tutti, ma ci sono giorni in cui ne ucciderebbe almeno un paio di quei tutti, che si sforza di rincorrere pensieri superficiali e qualche volta ci riesce pure, li trova in mezzo ad un sacco di altri pensieri profondi. Pensieri superficiali nascosti dietro ad un orecchino vintage molto chic  che si abbina a tubini neri molto corti e stivali aggressivi… entrambi indossati per noia, la noia che usa come scusa per  non doversi cambiare d’abito il martedì mattina rispetto all’uscita del lunedì  sera, ma in realtà il tubino nero e lo stivale aggressivo nascondono la voglia di affascinare con semplicità .
“Mahh, e tu sei sicuro che quelle quattro frasi raccontano una storia del genere?”

“Certo Maresciallo, lascia fare e ascolta, lo sai che ne so, ascolta ancora cos’ho da raccontarti…
Questa ragazza pensa che ci siano persone che “non sono di questa terra”, che detta così non vuol dir nulla e ti sembra pure scontato se vuoi, ma se la ascolti quando ti racconta che l’apparenza inganna, e spesso anche tanto, capisci che non è scontato, e lo capisci nonostante lei sia una grandissima ciozzara, una ciozzara con la faccia da fidarsi, una della peggior specie insomma, e capisci che non è di certo a se stessa che pensa quando dice ste cose, sì perché lei è terrena e ha molto chiaro in testa che il tempo è una bugia e anche se cerca di non esagerare con la razionalità, ripetendoselo spesso,  quando aforismando ti dice: “se il dito indica il cielo e l’imbecille guarda il dito” sai che vorrebbe aggiungere, “l’imbecille non ha capito un cazzo..”, ma non lo fa, perché è educata, educata dentro.  

Educata dentro e razionale fuori, fascinosa di fianco, semiseria sopra, ciozzara tutto intorno. Un puzzle insomma, un puzzle a colori che corre sul lungo mare, galoppa sul cavallo e perde sei-uno sei-uno a tennis, ma quando la mattina si sveglia adora far colazione sul terrazzo di casa con le valige sempre pronte, perché tra l’altro ha un sacco di ferie, molte più di qualsiasi altra persona normale, ferie che ama trascorrere non solo rilassandosi sul tappetino del pilates ma pure indossando oro alle caviglie, vista mare su telo “rosa killer”, perché è attentissima al particolare, a tutti i particolari, e soprattutto perché….  the “earth” without “art” is just “eh”.
“Vedi maresciallo che tutto torna??”.

“Mmmh, a te non è la curiosità che ti frega e nemmeno whats app…”
“Dai maresciallo, non essere sempre così razionale….”.