La radio dell’utilitaria (che se l’era portata via con l’equivalente di due Vuitton e mezzo dal concessionario dell’usato di via del Macellaio 18) sparava a bomba America di Gianna Nannini, e lei cantava di rimando mentre scendeva caricandosi di tutto quell’armamentario.
Quando lo incontrò non si accorse immediatamente di lui, non lo incrociava da mesi, forse da più di un anno, non si erano più sentiti, nemmeno per sbaglio (perché sì, di sbaglio si sarebbe trattato), tantomeno visti, lei se n’era andata da casa di lui un sabato sera qualunque, senza dire più una parola dopo aver semplicemente sentenziato “non ti amo più… e forse non ti ho mai amato”, lo fece una sera di fine inverno in un sussulto di rara sincerità, portandosi via il niente che teneva lì, un libro, una copertina leopardata in plaid, il tostapane. Le ciabatte no, quelle le aveva comprate Angelo per lei ma erano sue.
Ora non vi starò a raccontare quello che fece lui subito dopo, né quello che fece lei, il tutto coinvolge un sacco di gente, e la storia si incasinerebbe senza costrutto, posso solo dirvi che si tratta delle solite cose che succedono sempre in questi casi e che tutti giurano (prima) che “a loro mai, loro non sono così”, ma sappiatelo: “sono tutte cagate!”.
Loro sono così, lei è così (cazzo se lo é), lui è così.
A inizio primavera Angelo si trasferì, lo decise all’improvviso, dopo essersi dimesso dal suo incarico di Direttore Finanza della Rossi & Co. (che nome banale!), decise di accettare la proposta di un conoscente che si occupava di recruiting ed entrò nello staff del Capitol, un albergo sulla costa, 4 stelle con la S. Si sarebbe occupato di conti anche lì, ma lo avrebbe fatto vista mare e con un occhio alla reception e alle receptionist, che faceva un sacco esotico, pur trovandosi nel cuore della Romagna e della piadina.
A volte per uscire dal dramma (con tutto il rispetto per i drammi veri) occorre cambiare radicalmente tutto, tutto ma proprio tutto: ambiente, vita, amici (che tanto poi amici veri non lo sono mai), la macchina, i calzini, gli occhiali, le trombamiche, i bar, la marca di crocchette per il cane, il deodorante, il parrucchiere, il supermercato sotto casa, la casa (che così il supermercato viene da sé). Angelo così fece. Senza tentennamenti, senza rimorsi, con un sacco di rimpianti.
Per questo non si aspettava di vederla, lei era sempre lì ok, lì dentro di lui, una terribile per quanto delicata, quotidiana, inevitabile, rassicurante, sexy e stronza ossessione, ma posizionata a 100 km di distanza, quella era la prima barriera che aveva forzatamente frapposto fra loro. Ne ricordava il profumo, la voce, i colori, la postura, l’allure per farla breve, ma l’aveva sepolta per sempre (forse rinunciando a vivere), troppo testa di cazzo persino per lui, che di teste di cazzo si intendeva parecchio.
La riconobbe immediatamente va da sé, non fece nemmeno finta di non essersi accorto, non inscenò neanche la tecnica dello “svenimento che cade a fagiuolo” che spesso usava per evitare le persone che non voleva incontrare, continuò banalmente ad andarle incontro, con quel suo fare claudicante per via della tallonite bilaterale che lo infastidiva da settimane. Il cuore accelerò di tre quarti, pensava peggio, (e lo pensavo anch’io - nda), “sei ancora bella…” pensò, “la più bella” aggiunse. Faceva caldo, anzi no, faceva tiepido.
Anche lei lo riconobbe, va da sé pure questo. Iniziò ad ondivagare (licenza di scrittore, lasciatemi fare), la borsa arancione, che ora lo possiamo dire era davvero brutta, iniziò a pesare come un macigno, nella testa le si aprì un mondo: “adesso attacca con il suo pippone, nooooo, ma che… ma perché qui?! Non passava mai di qua, ma checcazzo, mi tiene un’ora, e poi dopo mi scriverà, e magari pure i fiori, e ricomincerà lo so e non ne ho davvero voglia di starlo ad ascoltare, con quel tono sempre uguale, le sue frasi ad effetto, lo sguardo da totano, tutto quel gesticolare… dai ma perché??”.
Ecco, ora erano uno di fianco all’altra, lei rallentò, lui sorrise e con un groppo in gola grande quanto una mela disse “ciao…” e, zoppicando, proseguì senza voltarsi.
Per tre settimane, ogni giorno, lei passò di lì, stesso parcheggio, stessa ora, stessa Panda, solo la Vuitton era diversa. Non lo vide più. Non le aveva scritto, non le aveva mandato fiori, non le aveva fatto pipponi. Il lunedì della quarta decise di passare da via del Babbuino anche se l’allungava di dieci minuti, non voleva correre il rischio di non incontrarlo di nuovo.
“Mi manchi, razza di uno stronzo… un messaggino potevi mandarmelo”… questa volta fu lei a pensare senza dire, rimettendo in spalla il North Face e avviandosi verso l’ufficio con passo svelto.
Lui da lontano la guardava allontanarsi, nascosto dietro ad un platano come ogni giorno da tre settimane e un lunedì a quella parte, ogni giorno 100 km così, “sei sempre la più bella… anche se non so che cazzo ci tieni dentro a quello zaino”.
E fu così che il sole, continuando a fare il suo sporco lavoro, alzandosi ostinato, diede luce anche a quella ennesima giornata di merda.

Storia simile, contesto diverso, tutto davvero casuale, forse nessuno dei due doveva essere lì a quell’ora ed invece…. Alzo lo sguardo, ci riconosciamo, lo saluto, pago (cercando non so che attorno a me) ed esco…. Arrivo a casa, scendo dalla macchina e ricevo un messaggio:” Dio bo cosi senza preavviso dai ancora una bella botta di farfalle allo stomaco”. Sorrido, mi ha fatto piacere, non rispondo maci sono ancora le persone veraci e le emozioni forti e so emozionare.
RispondiEliminaPerché non hai risposto? Avresti dovuto farlo, il caso, in questo casi, non è mai per caso. Dio bo
RispondiEliminaNon ho risposto e non risponderò nemmeno al suo secondo messaggio che senza ragione mi è arrivato, un vocale , un buongiorno inaspettato e che risuona lontano come il tempo che eravamo soliti inviarci . Vasco ha ragione "lasciamo stare dai non rifacciamo un letto ormai disfatto"
RispondiEliminaHai fatto bene? Hai fatto male? Non lo so. Il tempo risuona lontano, e si forse Vasco ha ragione, ma cercando di immaginarti (senza conoscerti) mentre scrivi questi commenti o mentre rileggi/ascolti i messaggi ricevuti, beh ci vedo un sorriso malinconico misto ad una rabbia delicata apparire sul tuo viso, che fa molto “Angelo nascosto dietro al platano”… questa è la sensazione che provo.
RispondiEliminaMi ha riscritto stamattina, motivando il buongiorno perché sentiva la voglia di mandarmi un saluto… fa piacere, gratifica essere pensati, ma troppe volte ho riaperto porte socchiuse, il tempo è passato e non voglio più forzare nulla. Perdonami l’irruzione tra i tuoi racconti, ma mi andava di aggiornarti anche se ora sei preso dalla res publica.
RispondiEliminaHai fatto bene ad aggiornarmi, mi stava incuriosendo la cosa!
RispondiEliminaIncuriosendo ed appassionando, non ti do suggerimenti, primo perché non ne ho titolo e poi perché io sono un gran teorico ma sul tema - nel pratico - non ne azzecco una, vittima delle mie illusioni (o allucinazioni🤣).
E non preoccuparti, nessuna irruzione, questo è il mio angolo di libertà, mi diverto ad osservare, a pensare, a lasciar andare per vedere l’effetto che fa e confrontarsi é bello!