Non è un paese per metronotte


Lei non lo aveva amato mai, nemmeno per un attimo, nemmeno per sbaglio, nemmeno dopo una bottiglia di Ribolla Gialla fredda ghiacciata, nemmeno quando si lasciava commuovere dalle prove su cui il destino alle volte la faceva inciampare, nemmeno quando la dopamina pre-orgasmica le annebbiava i sensi,  senza parlare poi del post-coito, quando l’eccitazione lasciava spazio alla voglia di andarsene dal letto e fuggire a bere un Gin Tonic con Concetta, l’amica della scuola di ballo, 180 cm di bionda vaporosa irriverente e totalmente imprevedibile.

Casimiro faceva il metronotte, lavoro scelto dopo una vita passata sui libri contabili nella “ditta” del suo amico Rodolfo. Ad un certo punto della sua carriera optò per quella “professione” in parte per via dell’insonnia, poi perché voleva imitare Chuck Norris senza averne le phisique du role e infine per la pace che trovava solo nell’attraversare vie semi deserte ad orari improbabili. Aveva chiesto di essere assegnato alla vigilanza in zone centrali della città, portici, vecchi palazzi, edifici consunti dal tempo e dall’incuria, che tanto somigliavano a lui,  scendeva dalla Panda per lasciare i bigliettini “Securluna veglia su di te - 800 897 600”, dietro ogni biglietto scriveva un aforisma, aveva un animo poetico inespresso e la cosa lo aggradava.

Lui l’aveva amata, l’amava, non riusciva a smettere di farlo, non era arrabbiato con lei, anzi si preoccupava di non crearle disagio per via di quell’ostinazione discreta che temeva potesse comunque disturbarla, distrarla anche solo un poco dalla sua felicità, la felicità che aveva trovato con Alcide, così simile a lei, atletico, stronzo, disordinato, pratico, semplice, divertente, spensierato, poco incline alle smancerie e con un eloquio tutto cazzo e vaffanculo. L’esatto contrario di Casimiro, misurato, sempre pensoso e pensieroso, attento, incapace di uscire dal recinto di doveri in cui si era lasciato confinare da quella vita tanto inutile quanto beffarda.

La Panda odorava di fumo, Vermont e mughetti. Sempre ordinata, tagliandata e pulita, come la divisa di Casimiro, d’ordinanza sì, ma con quei vezzi quasi impercettibili ad un occhio disattento, le cifre ricamate sul lato destro della camicia, la pochette in tinta, il pantalone attillato, le sneakers nere. La usava solo lui, la Panda, i colleghi si trovavano a disagio, non so dire il perché, ma provavano soggezione ogni volta che ci salivano, tanto che smisero di assegnarsela, andavano su altro, meglio la Opel Corsa con il lampeggiante incrinato, molto più adatta a quei poliziotti per finta.

Lei lo aveva tradito, oddio tradito dipende dai punti di vista, i colleghi della Securluna lo avevano soprannominato il cornutazzo (chiaramente quando lui non sentiva…  chè era comunque dotato di pistola); Rodolfo (l’amico ex datore di lavoro) ne era certo e per questo con franchezza l’aveva messo in guardia decine di volte prima-dopo-durante-riprima e ridopo; lei lo negava perché non si tradisce qualcuno che non si ama e non si è mai amato, al massimo si omette, si depista, si glissa, si fa finta di nulla, ci si assolve; Casimiro non ci pensava, a quel punto della storia cambiava davvero niente saperlo, “in fondo ero semplicemente un single temporaneamente prestato alla situazione contingente, non avevo nessun diritto d’esclusiva” era il light motive.

La Panda non è l’auto propriamente aggressiva che ci si aspetta di trovare in dotazione agli sceriffi della notte, non capirò mai perché va così alla grande tra i contractor “de noantri”, nemmeno una mitragliatrice nascosta sotto al cofano, nessuna dotazione di bombe a mano,  solo una sirena blu, un sacco di adesivi e l’impianto a metano che con la scusa di un quasi green faceva risparmiare alla Securluna qualche centinaio di euro al mese contribuendo al precario Ebitda. A Casimiro però piaceva, la trovava romantica, e non avendo necessità di copulare all’interno (trombare per i puristi dell’infrattamento) ci si era proprio affezionato, guarda te la vita  alle volte com’è buffa, lui che si innamorò della Giulietta 2000 a benzina dello zio fin da quando dodicenne urlava “dai, dai, dai gassss!”.

Lei era bella, o ma proprio bella, e con Alcide al fianco lo sembrava ancora di più, con questo si era sciolta, non si vergognava a farsi vedere in giro, si sentiva finalmente appagata e completa dopo anni di difficoltà, lo portava alle feste, ci faceva vacanze e week end senza inventarsi scuse di lavoro, lo aveva presentato pure alle sue due figlie, alla madre e anche a sua cugina, per non parlare poi di Concetta che lo adorava, estasiata da tutto quel testosterone che emanava, “mica come quel patacca fighetto di Casimiro” sottolineava ogni volta.

Nemmeno la biondina con la quinta di seno, gli occhi azzurri e la minigonna d’ordinanza, conosciuta durante un inseguimento riuscito  di un maranza in monopattino che le aveva scippato la Luis Vuitton in centro a Bologna, provocando in questa un senso di profonda gratitudine sfociato in un abbraccio ed in una proposta di cenare insieme, erano stati in grado di scuotere Casimiro dal torpore in cui era precipitato. Rodolfo gli diede del coglione, e i colleghi della Securluna dissero “oltre che cornutazzo è pure frocio”.

Io (io narratore per inciso) ripensando a Casimiro, ad Alcide, a Concetta, a Rodolfo e a lei (di cui non ricordo più il nome) sono arrivato a questa conclusione: se trovi romantica una Panda, se non sai essere nient’altro che franco, se perdi tempo a riflettere, se pensi che il dovere è l’altra faccia del vivere, se non sai cambiare idea, se ti incateni ai sentimenti che credi veri, se non puzzi di selvaggio, se non fingi disinteresse, se non ti tatui l’avambraccio perché non hai il coraggio di sfidare il per sempre, se cerchi soluzioni ai problemi anteponendo i problemi a te stesso, se sai sorprendere ma non hai più voglia di farlo, se piazzi il microonde sopra al frigorifero, se non togli il cellophane dalla scala in arredo “perché non è capitata l’occasione”, se credi che la serenità delle persone a cui tieni sia più importante della tua, non puoi pensare di essere felice, al massimo puoi essere normale.

Securluna è fallita, lo scorso giugno, Casimiro è passato a “Ci pensiamo noi Security”, nonostante Rodolfo lo abbia pregato di rientrare in ditta, ma ormai quella era la vita che si era scelto, non aveva più nessuna intenzione di abbandonarla.

Lei era andata a vivere con Alcide, in collina, vista centro città, al sicuro dalle intemperie, raggiante e solare come solo lei sapeva essere, Concetta per l’occasione le regalò una scatola da dodici di gin, e fece lei una raccomandazione: “fottitene”. Per una volta Casimiro e Concetta la pensavo allo stesso modo.



2 commenti:

  1. Questa storia è bellissima, grazie!
    Ti auguro, caro scrittore, di non pensare nemmeno per un istante di non meritarla questa tanto decantata felicità; la malinconia fa un po’ parte di te e giova al tuo stile questo è un fatto, ma secondo me potresti riservare delle sorprese anche senza il tuo sempre presente non detto che dice “scrivo storie di uomini e donne ma io non c’entro nulla !” …Se solo ti decidessi a togliere la plastica dove non serve potresti davvero scenderle o salirle quelle scale e non solo guardarle!
    (E non sto parlando di scale)

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  2. No, no, io racconto e basta, qua è Casimiro il protagonista, che veglia su tutti noi con la sua Panda, la notte, in centro, e salva le bionde vaporose scippate dai maranza.
    E le scale sai, mi fanno male le gambe, sto invecchiando🤣
    Non ti distrarre

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