La porta si affacciava su un corridoio non troppo profondo, illuminato da fioche luci di circostanza, in fondo, sulla destra, una tenda bordeaux e un cartello appeso con su scritto “entrer”, Luì scostò la tenda e si affacciò sull’interno.
“Permesso…”
“Oh… italiano… venga, si accomodi pure. La stavo giusto giusto attendendo.”
“Chi? Me?…”
“Oui, proprio te”
L’immaginava diversa, si aspettava una zingara con lunghi abiti bohémiene, una bandana colorata, campanellini, anelli e collanine, il trucco marcato, i lunghi capelli rossi; si trovò di fronte una donna intensa, minuta, gli occhi grandi che scrutavano da dietro eleganti occhiali da vista neri in tartaruga, i capelli grigi lucenti, un grigio avvolgente, caldo, adagiati elegantemente sulle spalle, le labbra morbide senza rossetto, zigomi educati che avevano vissuto tempi migliori, comunque affascinate, dall’età indefinita, abbronzata. Indossava un maglioncino a collo alto, nero, soffice, i jeans attillati e mocassini neri scamosciati, all’anulare destro faceva bella mostra di sé un rubino grande su una montatura d’argento antico, parlava un italiano quasi perfetto, l’accento arrotondato e francesismi d’antan sottolineavano le sue origini franche.
Luì si sedette di fronte a lei, decisamente a disagio, ebbe la netta sensazione di sentirsi nudo.
“Ragazzo triste, dites-moi, cosa ti porta qui?”
“Mi sono perso, non ritrovo la via dell’hotel”
“Mmmm… non credo sia l’albergo che tu hai perso…”
“Ah no, e cosa allora?”
“Eh questo ancora non lo so, certamente hai perso il sorriso”
“Non ho mai sorriso molto”
“O questo non è vero”
“Mi conosci?”
“Perché ti atteggi a scontroso quando sei tutt’altro?!”
“Mannoo, non mi atteggio, sono scontroso davvero (ride)…. In realtà sono entrato non so perché, la porta fuori contesto forse o il troppo vino bevuto poco fa, il viaggio in treno, io… insomma sono qui”
“Le destin nous a réunis!”
“Dici? Non so se credere troppo al destino”
“Impossibile! Tutti credono al destino, anche coloro che non lo ammettono”
“Mah, troppe volte mi ha ingannato”
“Non è stato il destino, sono stati i sogni, tu quelli inseguivi e quelli ti hanno annebbiato la vista, conducendoti all’errore, all’amore, al bello, al brutto”
“….”
“Il destino ha tracciato la tua via tanto tanto tempo fa, tu - che sto iniziando a sentire come sei - hai deciso di sfidarlo, a volte a brutto muso a volte girandoci attorno, ma sempre sfida era.”
Madame aprì un cassetto della scrivania che le stava a fianco, ne prese un taccuino con la copertina nera in pelle, senza dire nulla si posizionò su di una pagina bianca, chiuse gli occhi e con una vecchia matita sbucata non si capisce bene da dove iniziò.
“Era mercoledì. Faceva freddo, la neve si stava sciogliendo, quello è stato il giorno in cui il futuro si è manifestato davvero per la prima volta. Quando sei nato?”
“Un giorno di aprile”
“Sei diffidente ma curioso, beh sappi che c’era neve pure quando sei nato tu”
“Lo so”
“Una neve fuori stagione, incapace di resistere alla primavera che comunque si agitava”
Diciannove aveva scritto sul taccuino.
“Ora tocca a te, vieni al dunque mon ami, il tuo passato lo conosci, è talmente presente e fuoriesce così forte che se vuoi posso sorprenderti raccontandoti dettagli che già conosci, ma servirebbe? Tu hai bisogno di futuro, chiedimi!”
Bicicletta, nonno, papà, cinquantaquattro, notte, A, farina, rabbia, impazienza, Zorro, grande, troppo.
Queste le parole che Luì riuscì a decifrare su quella pagina su cui si stavano accatastando quelli che sembravano poco più che geroglifici.
“Futuro dici? Pure a quello credo poco, un po’ come al destino. Ho sempre pensato al futuro come alla porta del riscatto, il tempo in cui doveva succedere tutto, quella roba dove le soluzioni sarebbero divenute realtà, la palla avanti che poi entra, ora lo vedo più come una cordicella mobile che si sposta sempre un po’ di più, e tu fatichi a starle dietro, quasi affannato. Quindi se anche tu mi dovessi raccontare di cosa sarà, non sono certo che avrò voglia di ascoltarti”
“Non tornerà, perché nessuno torna, ci sono quelli che non se ne sono mai davvero andati e quelli che non ci sono mai stati, i primi non hanno bisogno di tornare, gli altri va da sé.
Sai… oggi tu sai che quel mercoledì non ti ha tolto, ti ha trasformato”
“Col cazzo…”
“Oh pour toi, non essere scurrile. È così, fidati di me. E neppure lei tornerà, inutile aspettare, l’attesa del tempo è una perdita di tempo. E neppure quello tornerà ricordalo, ché questa è la perdita più grande.”
Sole, una preghiera due preghiere pregherò, passione, testardo, vino rosso, libri e libertà, M…. continuava a scrivere.
“Ma le carte? I tarocchi? La palla di vetro? Tutto l’armamentario del mistero? Dov’è?”
“AhAhAhAh!! Prendi una carta allora, da qui…”
E sbucò un mazzo di carte da briscola romagnole. Una roba che in Svizzera, nello studio di una sensitiva Parigina proprio non te lo aspetti.
Pescò il cavallo di denari.
“Crescerà, sbaglierà, si pentirà proprio come è capitato a te, incolperà il mondo, gli altri, il destino, il cane del vicino, l’autobus in ritardo, mai sé stessa, proprio come non hai fatto te. Ma c’est la vie Luì…”
“Non ti ho mai detto come mi chiamo…”
“Sono una maga ricordalo… ahahahah!
Le diede venti euro, si strinsero la mano guardandosi a lungo senza lasciarsela, era calda, accogliente.
“Ciao Maga, è stato bello”
“Ciao Luì, anche per me sai? Oussi belle que tu l'es.. e ricorda, non insistere, non tornerà”
“Lo so”
“Lo sai ma continuerai ad aspettare”
L’indomani mattina sarebbe ripartito… non prima di aver fatto due passi al mercato della frutta e verdura.
… segue…
