Erano mesi che non saliva a Milano, le riunioni ormai erano solo on line, la settimana della moda era andata ed il nuovo show room del suo cliente fashion non era ancora stato inaugurato, a Natale niente ché non c’aveva voglia, e quindi occasioni per andare non ne aveva avute. Ma ora che le lucine gingle-bells andavano spegnendosi, che la follia della folla natalizia era scemata, che faceva troppo inverno per scorrazzare girovagando da una spiaggia all’altra dell’adriatico, partì.
Un dì e mezzo ed una notte, un week-end rapido, un misero trolley d’ordinanza semi vuoto, niente scarpe da running che la tallonite picchiava a bestia, senza contare che faceva pure un freddo becco, una stanza prenotata al Bianca Maria Palace (nome molto più altisonante della struttura stessa), e nessuna opzione per il ristorante, era solo e poteva permettersi di sbagliare, sbagliare l’ora, il menù, la location, il vino, la musica di sottofondo, le tovaglie.
Anche se bisogna dirlo, Luì non sbagliava la scelta di un ristorante dal 1973, era questa una delle poche cose che faceva bene, a volte succedeva per caso, seguendo l’istinto, altre volte si lanciava in estenuanti ricerche su TripAdvisor, TheFork e “I mille consigli della Gina”, un forum di gourmets cinquantenni alcolizzati single, dove Gina era la zia del cugino del vicino di casa del fondatore del forum, con cui lo stesso aveva avuto una storia clandestina durante una torrida estate di qualche anno prima.
Io lo so che qualcuno potrebbe banalizzare sottovalutando, ma se esci in coppia a cena due sole sono le cose importanti: la coppia e il ristorante. Due ovvietà certo, ma meno di ciò che si possa ipotizzare a prima vista. In realtà ce ne sarebbe una terza che ha a che fare con la biancheria intima che deve essere elegante e rapida, ma di questo è meglio parlare un’altra volta.
La coppia va da sé é importante, nutrirsi é necessario certo, ma farlo in compagnia ha tutto un altro sapore, a patto che la compagnia accompagni… ca va sans dire. Serve sintonia, simpatia e voglia di raccontarsi. Perché passare due ore uno di fronte all’altra annoiandosi, pensando ad altro o ad altri, slumando lo smartphone o il culo della cameriera (o del cameriere a seconda di chi guarda), beh non è entusiasmante. E senza entrare troppo in dettagli socio-psico-pipponici, trovare la sintonia-simpatia-voglia di raccontarsi di cui dicevo poc’anzi, a cui si deve aggiungere un bisogno improvviso di andare in bagno, o nel giardinetto di fuori, per avvinghiarsi l’un l’altra in una scomoda sveltina come se in sala non si stesse servendo il dessert, non é per niente comune.
Il ristorante giusto è invece il corollario che serve per costruire il ricordo della serata, e quindi sono importanti l’atmosfera, il menù, per non dire poi del fuori menù e del vino, e i fiori, e i bigliettini sbucati dal nulla, e il titolare al pianoforte… insomma i dettagli ed i particolari che fanno l’insieme ospitando la coppia e il loro carico di tutto.
Poi va bene anche la mensa della Coop se avete fame, si può star bene ugualmente, ma non è la stessa cosa, diciamocelo.
Quella sera Luì scelse affidandosi al caso, una viuzza laterale a qualche centinaio di metri dall’hotel, fu colpito dall’insegna “la Prosciutteria”, la stessa di un posto simile a Bologna, dove si era sempre ripromesso di andare e non lo aveva mai fatto.
Non vi sto qui a descrivere tutto il percorso dall’ingresso al tavolo, i rapidi convenevoli, il “ha prenotato?”, “no”, “vediamo se c’è posto… bene si accomodi”… eccetera eccetera, vi dirò solo che si ritrovò seduto ad un tavolo d’angolo, rustico, caldo, accogliente, ed ordinò una bottiglia di Grigio San Felice, un tagliere di prosciutto di Norcia, formaggi stagionati, i ciccioli, la focaccia.
Perché ve lo dico? Così, mi sembra bello a questo punto condividere l’immagine con chi sta leggendo e vi prego fate uno sforzo: immaginate i profumi.
Sul fianco destro dell’angolo in cui si trovava il tavolo di Luì, seduta su uno sgabello in legno massiccio ed appoggiata al bancone, stava bevendo un calice di bianco fermo una signora di mezza età più o meno, nell’intorno dei sessanta-sessantadue direi, capello argento sfumato lungo e curatissimo, occhiale di tartaruga, jeans e camicia bianca molto fashion, scarpa con tacco almeno dodici, modi naturalmente eleganti e visibilmente arroganti, ma di un’arroganza stilosa, delicata.
Alla vista di Luì sorrise, dopo averlo osservato per qualche dieci minuti si alzò e andò verso di lui… in una mano il calice nell’altra una margherita che non si sa da dove fosse sbucata.
“Posso?!”
“Se vuole..”
“Il Grigio mi piace da impazzire, ma attento agli effetti collaterali. Sposato?”
“No”
“Fidanzato?”
“No, decisamente single”
“Allora è innamorato!”
“Come scusi???”
“Sì, lei è innamorato, anzi direi molto innamorato, per questo è single”
Luì non rispose subito, senza volerlo si accorse però di sorridere, la guardava con un’espressione tra il divertito e il “ma chi cazzo é questa”… poi passati alcuni istanti…
“Scusi signora, signora?”
“Carla, e lei?”
“Io Luì. Scusi Carla, lei ad un certo punto della serata si alza dallo sgabello in cui sta seduta da almeno un paio d’ore a giudicare dal livello della bottiglia, si avvicina al tavolo di uno sconosciuto, chiede di potersi accomodare, inizia ad informarsi sulla sua vita personale - con modi e toni estremamente educati glielo riconosco - e quando questo sconosciuto le dice di essere non sposato, non fidanzato, ma particolarmente single, lei lo accusa di essere innamorato. Ma non le pare un po’ strano?!”
“Vede amico mio, no, non mi pare strano. Anzitutto la tranquillizzo, per quanto lei possa essere belloccio potrebbe essere mio nipote, nipote di zia eh!! Pertanto da parte mia non c'è nessun interesse morboso, non sono alla ricerca di un toy boy, e con tutto il rispetto lei non ha le phisique du rolle del toy boy, ma ho capito subito che lei è innamorato perso, e visto che gli uomini innamorati mi incuriosiscono da matti e non mi piace vivere nel dubbio ho voluto verificare! E ne ho avuto conferma".
La sicurezza con cui Carla si approcciava era da un lato disarmante e dall'altro incredibilmente divertente, mentre parlava continuava a giochicchiare con la margherita, sembrava essersi dimenticata del bicchiere, e continuava a fissare Luì negli occhi come se lo conoscesse dai tempi delle superiori, massimo dal primo anno di Economia.
"Allora mi dica Carla, cosa le fa pensare che io sia innamorato? Lo fossi sarei fidanzato no? O forse mi immagina un vedovo inconsolabile che vive nel ricordo della sua amata defunta? Ma questo non me lo ha chiesto"
"Caro Luì, posso chiamarla caro?"
"Va bene, le è concesso"
"Bene caro, lei deve sapere che le persone innamorate si riconoscono a distanza, il loro sguardo non è come quello di tutti gli altri, all'apparenza sembrano persi, ma sono solo concentrati. Non si curano di ciò che gli sta attorno, non ne hanno bisogno, l'attorno è un dettaglio, è qualcosa che capita, loro sono fissi sulla fonte del loro disagio. Disagio sì, perché deve sapere anche che l'amore è disagio, è disagio anche quando è felicità.
Gli innamorati si bastano perché hanno, o hanno avuto almeno una volta, ciò che hanno desiderato.
Da giovani, perché mi creda giovane lo sono stata pure io ed ero anche particolarmente attraente, ci si abbandona agli eccessi, si cercano continue alternative, si fugge e rifugge, si reagisce di pancia, si fanno cose per ripicca, si collezionano storie e storielle spesso per fare statistica, per riempire vuoti, per sentirsi vivi, poi si cresce.
E crescendo si comprende che è inutile rifugiarsi nel nulla, nulla è e nulla rimarrà.
La conquista appaga l'attimo ma non riempie il cuore se non c'è spazio.
Per questo gli innamorati restano spesso single, perché mi consenta con rispetto di dirle che ad un certo punt si rompono semplicemente le balle di crogiolarsi in un tritacarne d'antan e perciò smettono.
Smettono punto.
E lei ha smesso, l'ho sospettato appena l'ho vista entrare, il sospetto è divenuto quasi certezza quando si è seduto ed ha ordinato senza nemmeno guardare il menù, per non dire poi di quando si è soffermato per cinque minuti sull'etichetta di quel fantastico chianti, ed infine me lo ha confermato lei poco fa. Sono soddisfatta!"
"Veramente io non le ho confermato nulla"
"Che dice, ordiniamo ancora un po' di prosciutto? Mi è venuta fame."
A Luì non era mai capitato di pasteggiare a chianti e ciccioli con una sconosciuta over sessanta, l'ascoltava filosofeggiare, ad un certo punto la conversazione virò sull'invasione dell'Ucraina e su quanto Putin fosse odioso ed innamorato solo di sé stesso, e chiusero con un caffè raccontandosi di quanto fossero sopravvalutate le proprietà dimagranti della spirulina.
"Caro Luì è stato un piacere, le chiedo solo una cosa, come si chiama la ragazza che ha fatto tutto questo? Sono terribilmente curiosa"
"Chi?"
"Non faccia lo smarrito, ha capito benissimo, lei è molto più intelligente di quanto vuol far apparire"
"Carla, posso chiederle io una cosa?"
"Dica"
"Lei è innamorata?"
"Sono single mio caro, alla mia età sono single. Veda lei"
"Lasci che le offra l'aperitivo. E' mi creda, il piacere è stato mio. Buona vita"
Milano, un dì e mezzo ed una notte.